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Agrigento vista dalla Valle dei templi
Double face Da Valle del cemento a Valle dell'incanto

Com'è possibile che oggi Agrigento proietti di sé un'immagine coerente col suo patrimonio mentre solo fino a ieri sui media era l'esempio scandaloso dell'abusivismo edilizio? Qualcosa deve essere accaduto se oggi Agrigento può fregiarsi del titolo di più bel paesaggio italiano

di Gaetano Gucciardo - 22/03/2017

“Cosa sta succedendo qui?” è la domanda implicita che ogni uomo si pone prima di entrare in interazione con chiunque. Lo diceva Erving Goffman. La risposta detta i comportamenti, i quali, dunque, sono l’esito di come viene definita la situazione. Alla notizia del premio “Paesaggio” alla Valle dei Templi, Agrigentosette si è posta la stessa domanda: “Cosa sta succedendo nella Valle dei Templi?”.

La Valle è quella fra i due fiumi”, è così che gli agrigentini negli anni Settanta e negli anni Ottanta definivano la Valle. E, in base a quella definizione, ritenevano di poter costruire oltre il perimetro segnato dai due fiumi, anche se si era in zona A e c’era un vincolo di inedificabilità assoluta. Cosa stava succedendo nella Valle dei Templi? Stava accadendo che consistenti lingue di cemento ne penetrassero i confini da Poggio Muscello, da Maddalusa, da San Leonardo. Un movimento a tenaglia. A un certo punto cominciarono ad alzarsi le voci di protesta di cittadini, di qualche associazione, di isolati uomini politici. E si cominciò a fare pure la conta di quante erano le costruzioni abusive realizzate entro il confine della zona A.

Per certuni nella Valle non stava accadendo niente di pericoloso, i vincoli di inedificabilità erano una “piovra che stava soffocando l’economia cittadina” e l’abusivismo era una montatura dei soliti giornali del nord. E ancora oggi, un ex sindaco, condannato per non avere contrastato l’abusivismo edilizio e per avere così arrecato un danno di immagine alla città, tenta ancora di far passare la tesi che nella Valle non è mai successo nulla

È successo, invece che, dopo lo scempio edilizio degli anni Cinquanta e Sessanta, l’edificazione abusiva ha cambiato tipologia e aree di insediamento. Non più i palazzoni, ma le ville e le villette. Non più le prima case ma le seconde. Non più il centro urbano ma i terreni verso la Valle e il mare. E anche nelle aree a inedificabilità assoluta. Ci sono circa ottocento denunce per abusivismo in zona A e alcune centinaia di immobili realizzati in barba a un divieto categorico.

L’allarme e le denunce delle associazioni ambientaliste e le mobilitazioni culturali nazionali impedirono che prendessero piede i numerosi tentativi, soprattutto regionali, di trovare scappatoie formali per una sostanziale sanatoria delle costruzioni della zona A, in particolare in occasione del varo della legge di sanatoria regionale a metà anni Ottanta, del decreto di perimetrazione della Valle a inizio anni Novanta, della zonizzazione delle aree dell’istituendo parco archeologico intorno all’inizio del nuovo secolo.

Se oggi Agrigento proietta di sé un’altra immagine, più coerente col suo patrimonio, è perché quel manipolo di agrigentini, insieme all’opinione pubblica nazionale, è riuscito a non far passare un giurgintano “cummigliamu tutti cosi”. E dunque Agrigento ha il più bel paesaggio perché i greci che qui la insediarono continuano ad avere ragione sugli agrigentini che hanno edificato una città infischiandosene bellamente di vincoli, panorami, monumenti e paesaggi; cioè è bella malgrado quello che le è stato fatto e non perché nulla le sarebbe stato fatto.

Cosa sarebbe stato della nostra città se quella battaglia non fosse stata vinta? Quale senso della nostra identità avremmo sviluppato? Quale idea del legame fra la legalità, la tutela ambientale e la valorizzazione della Valle dei Templi, la comunità agrigentina avrebbe sviluppato? Saremmo usciti dal frame per cui prima viene il mio interesse privato (anche se perseguito in barba e contro la legge) e poi viene la Valle e quello che essa rappresenta come patrimonio collettivo?

Sono passati tanti anni ed è accaduto che la Valle dei Templi, questa meraviglia che si impone dolce alla vista di noi che ad Agrigento ci viviamo, ha vinto il premio nazionale del paesaggio italiano del Ministero dei beni culturali battendo la concorrenza di altri 96 candidati. E andrà, la Valle dei Templi, a rappresentare l’Italia al premio paesaggio del Consiglio d’Europa.

Di che si è trattato precisamente? Il premio è stato assegnato a un progetto presentato dal Parco della Valle dei Templi realizzato insieme all’Università di Palermo, all’Azienda ‘Val Paradiso’, al FAI, all’Associazione ‘Ferrovie Kaos’ e all’Azienda vitivinicola CVA di Canicattì. Del progetto sono piaciute tante cose, tutte corrispondenti alle indicazioni del bando del premio del consiglio d’Europa. In particolare l’idea del recupero della memoria storica di antiche pratiche produttive; il sostegno ai progetti di recupero della tratta dismessa delle Ferrovie Kaos e del giardino della Kolimbetra; il perseguimento delle finalità quale sito UNESCO; la promozione di antiche tecniche biocompatibili nelle aree del Parco in concessione; l’itinerario di visita di esemplari monumentali di olivi, carrubi e mirti; il Laboratorio del germoplasma di mandorlo, olivo e pistacchio; il Museo Vivente del Mandorlo “Francesco Monastra”, che conserva circa 300 varietà tradizionali dell’antica mandorla siciliana; la messa a dimora di mille piantine di mandorlo per ricostituire l’antico patrimonio mandorlicolo; e infine la capacità di coinvolgimento della popolazione locale. Sembra un libro dei sogni e, stando al luogo comune che vuole i siciliani pigri e rassegnati, si potrebbe pensare sia una lista velleitaria di ambizioni fuori scala. Invece no. Lo chiamano progetto ma sono tutte cose realizzate. Sono cose che ci sono, là, nella Valle e qualcuno le ha pensate e le ha realizzate.

Quando sento dire che ad Agrigento non si muove nulla, non accade nulla e che tutto va sempre peggio, quando cioè mi imbatto nel basso continuo, nella litania dell’auto-commiserazione, mi viene sempre da chiedere se si ha memoria di che cos’era la Valle dei Templi un quarto di secolo fa. E di fare un confronto con quello che è oggi. Quello che è oggi è testimoniato, caso mai qualcuno si facesse venire la tentazione di minimizzare il tanto che si è fatto, dal premio ricevuto dal Parco.

Ma questo significa che le case abusive non ci sono più? Significa che improvvisamente la bruttezza denunciata tanti anni fa è ormai soltanto un ricordo del passato? No, la bruttezza è sempre lì e anche le case abusive. Ma è cambiato il frame, la cornice dentro la quale queste cose sono viste ed è cambiata la definizione di quello che nella Valle sta succedendo. Se prima quello che stava succedendo era l’avanzata del cemento, se prima quello che stava succedendo era la lotta per impedire che il cemento continuasse ad avanzare, se prima quello che stava succedendo era la contesa sul destino delle costruzioni abusive, adesso quello che sta succedendo nella Valle è la sua valorizzazione come bene culturale di valore assoluto, come risorsa strategica per uno sviluppo culturale ed economico che dia opportunità di benessere individuale e collettivo alla nostra società.

È cambiato il frame, non si guarda alla Valle per tentare di ridimensionarla e sanare gli abusi. La si guarda, collettivamente, come una risorsa di tutti. È un segno di progresso mentre tutt’attorno si fa fatica a trovarne. È da qui che credo debba partire qualunque idea collettiva di futuro, senza dimenticare o, peggio, manomettere il passato.

 

Per un approfondimento della questione dell’abusivismo in zona A mi permetto di rimandare a Regolazione sociale e abusivismo edilizio: il caso della Valle dei templi

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