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satira_agrigentina
Lettera aperta Caro Lillo, c'è posta per te (due anni dopo)

In una missiva i quesiti che Agrigento indirizza al primo cittadino a distanza di due anni dall'insediamento a Palazzo dei Giganti

- 16/09/2017

di Monica Brancato

 

Egr. Signor Sindaco, le riscrivo a distanza di due anni, sono sempre io Agrigento, ma chiamami pure Giurgè tanto ormai abbiamo confidenza. Sono passati due lunghi anni da quando ho scritto la prima volta e di cose ne ho viste, ah se ne ho viste, ho visto gli agrigentini una buona parte o forse la parte buona, risvegliarsi, forse incoraggiati da quel “Buongiorno Agrigento” e fare tanto per la loro città, chi ha piantato fiori e chi adagiato biciclette, ripulendo e adottando le aiuole, chi dopo due anni ha potato tutte le palme del lungomare che se fosse stato per il comune con tutto il rispetto potevano arrivare a “stricare” a terra, c’è chi ha ripulito le spiaggette del lungomare mettendo mano al portafogli, chi ha ridipinto scale e chi ancora ha reso più bella e festosa l’area giochi di San Leone e della Villa Bonfiglio, con un impegno e una dedizione che da anni non vedevo.

Le si deve riconoscere il merito di avere toccato le corde giuste dei cittadini. Sono felice che siano venuti di nuovo i ricconi del Google Camp e pure quelli che giocano a Golf perché insomma la pubblicità è stata tanta, mi hanno vista tutti in tutto il mondo, cioè hanno visto la Valle Dei Templi, ma Agrigento non è solo valle, e forse tutta questa pubblicità mica me la merito, sono sporca, e degradata. I turisti ci sono e ci sono sempre stati, se non ci fossero queste “quattro pietre”…

In questi due anni ha dovuto far fronte indubbiamente alle emergenze, ma tra un’emergenza e l’altra quanta programmazione a lungo termine c’è stata? Cioè alla fine dei conti qual è il progetto per me? Cosa devo diventare? Una città a vocazione turistica, non può avere gli ambulanti che dormono, anzi direi vivono nelle aiuole del lungomare, è poco edificante, ma per prima cosa è poco rispettoso per la stessa dignità umana, una città civile non dovrebbe consentirlo. Una città a vocazione turistica, San Vito lo Capo, che ha si un bel mare, ma anche Agrigento lo ha, ha fatto diventare una sagra di paese uno degli eventi di punta delle feste siciliane, ad oggi il Cous-Cous Fest è una settimana di grandi eventi musicali ed enogastronomici che hanno veicolato nel piccolo paese del trapanese oltre 100 mila persone al giorno, noi nella città dei divieti non siamo riusciti nemmeno ad amministrare un banale ferragosto, pensa tu una manifestazione di questa portata.

Certo a San Vito non avranno avuto la bacchetta magica, non crede? Perché la stessa cosa non si fa con la Sagra, chiedo venia, Festa del Mandorlo in Fiore? Quest’anno si comincia ad organizzare in largo anticipo rispetto al passato , ma di fatto senza i grandi nomi della musica e dello spettacolo, rimarrà sempre poco più della Sagra della Porchetta di Ariccia.

I centri storici e le zone balneari delle località siciliane che hanno fatto del turismo la loro fortuna, sono tutte ZTL, zone a traffico limitato, fatte con criterio, non regolamentate alla carlona, creando solo disagio a chi risiede in zona e non sanzionando mai i soliti furbetti che delle regole se ne fregano. Manca totalmente un piano del traffico per le isole pedonali, realizzate senza alcuna ratio, e le cose fatte senza criterio, non vengono capite e di conseguenza nessuno mai potrà anche solo immaginare l’effettiva potenzialità della “passeggiata” lontana dalle macchine.

Insomma, a due anni dal suo insediamento io non ho ancora capito che strada stiamo percorrendo, le avevo scritto che mi sentivo una bella fidanzata e pensavo che ci stavamo innamorando, invece ora dopo 24 mesi circa mi chiedo: che dobbiamo fare? “Nni lassamu o ni maritamu”? Perché se dobbiamo sposarci abbiamo altri tre anni per progettare lo sposalizio, la festa ed il viaggio di nozze, ma soprattutto la casa. Insomma che ne sarà di me? Niente idee, niente progetti, niente di niente, mi scusi se mi permetto ma è una fortunata casualità che il teatro sia stato “scoperto”, non è un merito, ed è per vanità e sfoggio di denaro che i Paperon de Paperoni scelgono la Valle e infatti dormono a Sciacca (mica ad Agrigento) non è merito di nessuno.

Se finiamo su Topolino è merito di Camilleri e del suo Montalbano che però portano i turisti a Modica e Ragusa, mica qui. I quartieri periferici erano nel degrado più totale e tali e quali sono rimasti, e l’Università? Insomma, “accurzannu i chiacchiari” dove dobbiamo andare a parare? Io il suo disegno, il nostro progetto, non l’ho capito, me lo spiega? Io sono sempre qua, per altri tre anni. Se Dio vuole.

Con affetto,

Agrigento

 

La foto in alto è di Satira Agrigentina

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