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Malasanità Pronto soccorso nel caos! Ecco come stanno mettendo a rischio la salute dei cittadini

Il già esiguo organico ha perduto altri due medici riducendo a dieci, compreso il primario, quelli al momento in servizio. Il risultato è che funziona una sola sala visite. Incredibile è il fatto che ad originare tutto siano scelte scellerate dell’amministrazione dell’ospedale

di Michele Scimè - 17/02/2017

E’ il caos al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Il già esiguo organico ha infatti perduto altri due medici riducendo a dieci, compreso il primario, quelli al momento in servizio. Il risultato è che funziona una sola sala visite anziché due e che ovviamente i tempi di attesa dei pazienti si sono dilatati in maniera davvero pericolosa. Basta varcare in questi giorni la porta d’accesso al pronto soccorso per verificare immediatamente i bivacchi di pazienti sistemati su ogni barella o sedia disponibile e di parenti in attesa che invadono praticamente ogni anfratto ed ogni locale dell’area di emergenza.

L’incresciosa situazione va avanti ormai da una settimana senza che nessuno sembra avere intenzione di porre rimedio. I medici lavorano muovendosi praticamente su un filo sottilissimo tra la necessità di garantire la salute dei malati loro affidati ed il rischio di commettere errori o essere aggrediti da familiari poco disposti ad attendere. E dire che quello che è avvenuto non era certamente inaspettato. I medici del Pronto Soccorso (e praticamente di tutti i reparti) lavorano infatti sotto organico praticamente da sempre in attesa che la Regione e l’Assessorato si decidano ad elaborare un piano di assunzioni ormai indispensabile per coprire i vuoti di organico in tutti gli ospedali siciliani.

Agrigento però riesce sempre a metterci del suo e non si capisce se per scarsa capacità o disinteresse. La perdita di due medici era sostanzialmente attesa da tempo, ma l’amministrazione dell’ospedale nulla ha fatto per muoversi in anticipo. Uno dei due medici, di ruolo presso altro ospedale, era infatti in aspettativa e lavorava ad Agrigento con incarico. L’aspettativa, assieme a quella di altre decine di medici, erà però stata revocata dal manager dell’Asp di Trapani ed era in corso un contenzioso legale sulla vicenda. Alla fine del contenzioso i giudici hanno dato ragione al manager ed il medico dall’oggi al domani è dovuto tornare a Trapani aprendo il primo buco in organico. Sentenza attesa, possibile defezione risaputa, ma incredibilmente nessuno dei vertici ci aveva pensato.

La perdita del secondo medico è ancora più paradossale e, soprattutto, legata ad una gestione della sanità poco attenta ai veri problemi. Al San Giovanni di Dio è stato da pochissimo aperto su preciso input ministeriale ed assessoriale il SUAP (acronimo di Speciale Unità di Accoglienza Permanente) importante e certamente utile reparto dedicato all’accoglienza di malati in stato vegetativo. Ebbene, l’altro medico del Pronto Soccorso è stato spostato proprio al SUAP dove si occupa dell’unico malato al momento ricoverato. Si è dunque proceduto all’apertura di un altro reparto sguarnendo proprio il Pronto Soccorso che certamente è il reparto in maggiori difficoltà dell’ospedale. Strategia che puntualmente viene messa in atto dal momento che altri medici in passato in servizio al Pronto Soccorso sono stati via via spostati negli anni scorsi in altri reparti depauperando l’organico.

In pratica, ci si fa male da soli. E’ infatti una sorta di fuoco amico quello che alla fine ha messo in ginocchio il Pronto Soccorso. Un fuoco amico che ha perso di vista le esigenze primarie di assistenza (cosa c’è di più importante del Pronto Soccorso in questo momento negli ospedali italiani?) per perdersi dietro l’inaugurazione di reparti su reparti per raggiungere obiettivi evidentemente fissati senza tener conto della realtà. Altre volte si è tamponata la situazione spostando temporaneamente medici di altri reparti a lavorare in pronto soccorso ma questa volta non è stato fatto neppure questo.

Da un rapido giro di contattti è stato facile appurare i silenzio assoluto degli alti vertici aziendali fino a questo momento sulla situazione. Silenzio assoluto su una vicenda davvero esplosiva con l’incidente dietro l’angolo. "Su chi ricadrà la colpa se l’unico medico in servizio in sala visita non dovesse riuscire ad assistere in tempo un caso grave? Chi si assumerà la responsabilità se dovesse verificarsi una aggressione al personale in servizio da parte di utenti esasperati dal’attesa? Chi svolgerà il servizio se qualcuno dei medici dovesse ammalarsi dal momento che non c’è nessuno che possa garantirne la sostituzione?". Questi gli interrogativi che abbiamo raccolto tra il personale medico e infermieristico. 

L’ultima volta che dalla direzione è stato mostrato interesse per i medici, in particolare per quelli precari compresi gli infermieri, è stato a dicembre quando fu imposto al personale in scadenza di contratto di firmare il documento-vergogna in cui si chiedeva loro di rinunciare ad eventuali legittime azioni di rivalsa per i lunghi anni passati senza passaggio di ruolo in cambio del rinnovo dell’incarico fino a giugno. All’epoca, dopo che già questo giornale aveva lanciato la notizia, il manager fece una pessima figura quando la storia approdò sui canali televisivi nazionali, con un servizio di Silvio Schembri per La Gabbia Open su La7. Ad oggi quel documento non è stato ancora ritirato. Sta lì a perenne memoria di come l’azienda consideri i propri dipendenti: carne da macello da utilizzare e sfruttare sino allo sfinimento.

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