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Totò Moncada Un georadar per cercare il futuro

E' tempo di tirare fuori quello strumento da duecentomila euro ancora imballato e chiuso in magazzino. Non c'è dubbio che la notizia sul possibile ritrovamento del teatro di Akragas abbia riacceso l'entuasiamo dell'imprenditore agrigentino

di Debora Randisi - 11/10/2016

Per Salvatore Moncada è tempo di tirare fuori il georadar da duecentomila euro ancora imballato e chiuso in magazzino. Non c'è dubbio che la notizia sul possibile ritrovamento del teatro di Akragas abbia riacceso l'entuasiamo dell'imprenditore agrigentino. La scrivania del suo ufficio è un grande tavolo da riunione pieno di documenti. "Ma lei perchè mi chiede del teatro?" ci domanda subito, sorridendo, ma si percepisce bene che ha voglia di raccontarci. Ed ecco che le novità saltano subito fuori.

Il progetto interrotto. Era il 2012 infatti quando la fondazione AGireinsieme di Moncada aveva firmato una convenzione con il Parco e l’Università di Palermo per avviare degli studi di ricerca archeologica. "Purtroppo ho dovuto interrompere questo progetto. Negli ultimi anni sono stato impegnato all’estero e mi sono dovuto dedicare in un momento di grande crisi a mantenere un'attività di impresa e mi sono un po’ distratto da queste cose. Adesso però quel momento è finito. L'ho detto al telefono a Parello, sono a disposizione per fare la scansione dell’intero parco archeologico partendo da dove hanno trovato questo monumento e di attivare anche attività con l’università, come borse di studio ad archeologi che presteranno la loro attività a questo lavoro".

Una nuova convenzione con il Parco. La scorsa settimana Moncada a colloquio con il direttore del Parco archeologico Giuseppe Parello ha manifestato l'intenzione di mettere a disposizione lo strumento per le indagini Georadar, acquistato negli scorsi anni dalla fondazione, e contribuire così alle ricerche nella Valle dei templi. Parello, ci dice, ha risposto positivamente. Una chiacchierata informale a cui è seguita una richiesta scritta e depositata al Parco a firma della fondazione AGireInsieme per richiedere ufficialmente la stipula di una nuova convenzione con l'Ente Parco. 

Pochi mesi per la mappatura. Le sue parole sono chiare. Del resto si sa, Totò Moncada non è uno che mastica il politichese. Prende l'Ipad e su Youtube ci fa vedere un paio di video del modello del suo Georadar. Un aggeggio in grado di vedere fino a 7-8 metri di profondità e di coprire al giorno un'area di quattro ettari. I conti sono presto fatti: "Consideri che il parco è 470 ettari circa, con questo strumento decisamente più grande di quelli che circolano solitamente, in pochi mesi potremmo avere una mappatura completa che dia prontezza dell’urbanizzazione residua che c’è sotto".

"Ho una convinzione". Moncada ci dice anche che una delle prime operazioni fatte dalla fondazione ai tempi fu quella di andare a vedere a chi avevano espropriato determinate aree e a chi no. "Io ho una mia convinzione, ovvero che ci sono delle aree che per diversi motivi sono rimaste di proprietà di notabili di questa città. E ciò era chiaro, si vede a macchie, che alcune proprietà sono rimaste e ai poveri disgraziati le hanno tolte e questo è già un dato di fatto. E comunque è bene evidente che anche il quartiere ellenistico romano si interrompe bruscamente. Anche sotto quelle proprietà potrebbe esserci qualcosa".

La ricerca del teatro. La domanda a quel punto è inevitabile: "Ma lei dove cercava il teatro?". Si sistema gli occhiali sul naso e sorride. "Non è che ho cercato il teatro, io ho fatto un discorso diverso, ovvero quello di mettere a disposizione delle risorse per avviare la ricerca" afferma confessando che, in cuor suo, il teatro greco si nasconda in una zona diversa da dove oggi si andrà a scavare. "Ho sempre pensato alla zona di Ravanusella, per mia convinzione, ma non sono un archeologo io e chissà cosa potrà venire fuori dallo scavo che sta per iniziare. Sono entusiasta che si stia iniziando a scavare, vorrei che tutti gli agrigentini fossero lì a esultare per questo lavoro".

Nuove prospettive. Il teatro, secondo il re dell'eolico, può aprire la città a un percorso che porta a un nuovo modello di sviluppo turistico. "Può essere un importante elemento di catalizzazione di una nuova economia". Può essere, ci lascia intendere, anche un ottimo motivo per tornare a reinvestire sul territorio agrigentino, "ma in settori diversi dal mio, magari partendo da un progetto piccolo per poi crescere".

L'ippodromo. Lungimiranza, entusiasmo, e soprattutto fiducia. Quel georadar messo a disposizione del Parco potrebbe anche sconvolgere la città e il suo futuro una volta chiara la mappatura della vecchia Akragas. "Ci sono delle zone che mi hanno sempre incuriosito. Poggio Meta, dove si pensa che possa esserci l'ippodromo, è una di queste. Appena acquistato il Georadar siamo andati proprio lì a provarlo. Abbiamo visto che lì c’è una parete dritta 300 metri, cos’è? Se scansionassimo tutta la zona potremmo scoprirlo. C'è anche un'altra zona interessante dove siamo andati dietro il suggerimento di una studentessa, sempre per fare una prova, nella zona sotto la fontana di Bonamorone. Ebbene abbiamo visto che anche lì c’è un'altra struttura semicircolare. Potrebbe essere qualsiasi cosa, anche un semplice muro, ma lì è una zona di ipogei... e se ci fosse una piscina di giochi d’acqua?".

Anche il sindaco Firetto non perde occasione per usare la parola "ippodromo" e quindi ci sorge un sospetto. "Con Firetto abbiamo commentato la notizia del teatro, nient'altro che questo", tiene a precisare. Di una cosa Moncada è molto certo. Senza il coinvolgimento delle istituzioni, del Parco e dell'Amministrazione comunale, la fondazione AGireinsime, che pare essere viva e vegeta, non farà nulla. “Non sarebbe corretto”, dice.

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