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Olga Lumia L'amore ai tempi degli anni di piombo

La giornalista agrigentina che da anni vive e lavora a Roma racconta ad Ag7 del suo primo romanzo, "Nessuno sa da dove arrivi l'amore", in libreria in questi giorni, edito da Armando Curcio Editore

di Michele Scimè - 04/08/2016

Nessuno sa da dove arrivi l’amore è il primo romanzo della giornalista e autrice televisiva Olga Lumia, in libreria in questi giorni, edito da Armando Curcio Editore.

Olga Lumia è nata ad Agrigento e, dopo la laurea in Filosofia, ha collaborato con il Giornale di Sicilia e varie emittenti televisive. Nel 2003 si è trasferita a Roma, dove ha scritto per trasmissioni Mediaset e Sky e ha collaborato a diversi programmi Rai come Unomattina e I fatti vostri. Nel 2015 ha ideato e illustrato, con il marito Victor Shlyakhin, il libro di fiabe per bambini Favolare.

Abbiamo incontrato Olga Lumia proprio all’indomani della presentazione del suo primo romanzo che si è tenuta a Roma, al Caffè Letterario dell’Università “Sapienza”.

Nessuno sa da dove arrivi l’amore abbraccia un periodo che va dal 1960 al 1984. E’ un romanzo storico, quindi?

Sì, ma è anche un romanzo di formazione. Il protagonista, infatti, Valentino Bortoli De Fede, è un bambino del quale il lettore segue le vicende personali tra Agrigento e Roma, che si intrecciano con i fatti della nostra storia recente. Valentino arriva nella Capitale a quattordici anni, nel 1964. Lì crescerà tra un collegio di suore e la casa di Elsa, un’anziana signora con la quale condivide la passione per la letteratura e la filosofia. E sarà proprio a Roma che, da universitario, attraverserà in pieno la protesta studentesca e gli eventi di Valle Giulia.

Nel romanzo, diversi flashback raccontano l’infanzia di Valentino in un’enorme casa di Agrigento...

Sì, una casa fatta di stanze inaccessibili e piena di oggetti misteriosi. E la sua strana famiglia, composta da uno zio ex professore, una sorella maggiore e una vecchia e taciturna governante. Proprio in questo periodo, Valentino scopre l’amore per la lettura e per una misteriosa bambina dai capelli rossi. Da adulto sarà costretto, all’improvviso, a  guardare il proprio passato con occhi diversi. Acquisirà così una nuova consapevolezza di sé e di tutta la  propria esistenza. Vivrà in prima linea gli avvenimenti di Acca Larentia, gli anni di piombo, il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro. La morte di Peppino Impastato. Fino a quando la sua vita prenderà, ancora una volta, un’altra direzione. Il romanzo è ricco di eventi che si intrecciano in maniera serrata e di tanti colpi di scena. Ma è anche carico di ironia.

Come hai avuto l’idea di questo romanzo? I fatti si svolgono in un momento storico che tu non hai vissuto...

Il romanzo l’avevo pensato nel 2002. All’epoca, vivevo ancora ad Agrigento e non avevo assolutamente idea che mi sarei trasferita a Roma, l’anno seguente. Un pomeriggio, mi ero  messa alla scrivania, senza pensarci troppo, e avevo iniziato a scrivere, di getto. Le storie, arrivano sempre così. I personaggi, spesso, ti vengono a cercare, inaspettatamente. Cominciai a scrivere. Vennero fuori una ventina di pagine, in poche ore. Così è arrivato Valentino, il protagonista del mio libro. Un bambino di dieci anni, nato in via Atenea, il cuore di Agrigento, dove sono nata e cresciuta io. In quei precisi momenti, avevo immaginato anche Valentino adulto, a Roma, in mezzo alla protesta studentesca e, poi, ai fatti degli anni di piombo. Avevo avuto la certezza che quelle venti pagine, buttate giù in un pomeriggio d’autunno, sarebbero diventate un romanzo. Per circa undici anni, ho tenuto in serbo la storia, con la ferma intenzione di scriverla tutta, quando sarebbe arrivato il momento giusto. Ero troppo presa dal lavoro televisivo, infatti, e quelle venti pagine, erano rimaste prigioniere del portatile in cui le avevo scritte e che non utilizzavo più. Ero certa, però, che prima o poi, le avrei sviluppate per come avevo avuto chiaro, fin dal primo momento. Ho sempre saputo, infatti, che Valentino sarebbe stato il mio primo romanzo. E che la sua vita di ragazzo e adulto si sarebbe svolta a Roma. E così è stato. Nel gennaio del 2014 ho tirato fuori dal vecchio portatile le pagine che avevo scritto molto tempo prima e, una mattina, ho iniziato a scrivere. Cinque mesi dopo, il romanzo era terminato.

Perché hai deciso che il protagonista del tuo libro dovesse crescere nella Capitale e dibattersi con eventi tumultuosi e tragici di quel periodo storico?

Perché sono sempre stata affascinata dalla storia recente della nostra Italia e dall’atteggiamento che i giovani dell’epoca avevano nei confronti della società. Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, il nostro Paese ha subìto un profondo cambiamento sociale, culturale ed emotivo. Si è passati, dallo spensierato fulgore del boom economico, degli elettrodomestici fiammanti, delle miss Italia rassicuranti e dei capelli cotonati, a una presa di coscienza lucida e profonda dei fatti sociali. Presa di coscienza da cui sono scaturiti ideali politici ben definiti. Purtroppo, però, come descrivo anche nel romanzo, questi ideali, in alcuni casi, sono stati talmente esacerbati e distorti, da avere dato vita a faide tra gruppi studenteschi e altri fatti di politica e sangue. Sono convinta, per questo, che si debba continuare a parlare ancora e ancora di ciò che è accaduto in quell’epoca. E non sarà mai abbastanza. Nel mio romanzo, però, faccio anche riferimento a fatti della cronaca siciliana di quel tempo, che riguardano la Sicilia. Come il terremoto del Belice e la frana di Agrigento.

Tu sei agrigentina, ma vivi a Roma da diversi anni. Quanto di te c’è nei personaggi del romanzo che hai scritto? Verrebbe da pensare si tratti di una storia con spunti autobiografici.

No, non si tratta di un romanzo autobiografico. E i fatti narrati in ogni pagina sono frutto della mia fantasia. Ognuno dei personaggi e degli avvenimenti di cui racconto, è stato totalmente inventato. E non riguarda mie vicende personali. C’è soltanto uno spunto legato alla mia vita. La casa dei miei nonni materni, in via Atenea. Interminabile, con grandi stanze inanellate una dopo l’altra e alti soffitti affrescati che, da bambina, stuzzicavano la mia fantasia. Quella casa comunicava, tramite una scala, con la terrazza della casa dei miei genitori. Una casa diversa, progettata da mio padre. Moderna, con il camino. Circondata da vetrate e inondata di luce. Da bambini, mio fratello e io, abbiamo avuto la fortuna di crescere e giocare in quegli spazi enormi, tanto diversi tra loro. E poter passare, in un attimo, da una dimensione all’altra, utilizzando i semplici gradini che collegavano i due mondi. L’infanzia di Valentino, il protagonista del mio romanzo, l’ho visualizzata, quindi, nell’abitazione dei miei nonni. Dove c’erano diversi oggetti che mi incuriosivano e spaventavano. Intorno a questa casa, ho costruito il protagonista da piccolo, immaginando lui e la sua inusuale famiglia, muoversi tra quegli spazi. Mi sono anche divertita a raccontare tradizioni e modi tipicamente agrigentini, a cui sono molto legata.

Addentriamoci, adesso, nella tessitura psicologica del romanzo. Chi è Valentino Bortoli De Fede?

Valentino è un eroe emotivo. Uno scalatore psicologico. Non ha i genitori e vive con un surrogato di famiglia. Uno zio anziano, colto e goffo e una vecchia governante priva di volizioni. Ha una sorella molto più grande di lui che, anche se vicina affettivamente, è talmente sovrastata dalle proprie insicurezze, da appiattirsi nelle scelte della vita. Come molte donne siciliane di quel periodo, del resto. Valentino, al contrario, ha grandi certezze. E nonostante, in tutta la propria esistenza, dovrà fare i conti con l’assenza e la sofferenza, è sempre saldo. Ai propri ideali, alle proprie convinzioni. Ha uno spiccato senso di onestà  e giustizia. E sono proprio queste qualità che gli permettono di sopravvivere agli eventi da cui viene travolto, che riguardano il suo passato e il suo presente in divenire.

Di che eventi si tratta?

Non posso svelarlo. Dico soltanto che nel romanzo assistiamo a un crescendo sempre più serrato di avvenimenti che riguardano i personaggi. Le storie di ognuno di loro, sono contrassegnate da vari colpi di scena. Si tratta di fatti che costringono il lettore a interrogarsi sul senso della vita, della giustizia. Perché non sempre c’è un premio per chi ha agito bene, né una punizione per chi ha sbagliato. Inoltre, la verità è opalescente. A volte, può essere così dolorosa da farci preferire a questa un dubbio martellante. Altre volte, invece, è talmente chiara sotto ai nostri occhi, da non farcela riconoscere e, quindi, accettare. Oppure, preferiamo costruirne una tutta nostra, per sopravvivere.

Il titolo del romanzo si riferisce chiaramente all’amore. Vogliamo parlarne?

L’amore è ciò che tiene in piedi tutti i personaggi di questo romanzo. L’amore e le sue molte facce. La sua assenza, la sua attesa. Il suo abbandono. La sua ostinazione. E’ il sentimento che permette a Valentino di farsi scivolare addosso solitudine e smarrimento e ai personaggi che gli ruotano intorno di compiere i propri destini, sopravvivere o redimersi. Ma l’amore è anche ingovernabile. A volte, è proprio dove non lo cerchiamo. Perché non siamo noi a deciderlo e può apparire all’improvviso e sconvolgere la nostra vita. Salvarla. O condizionarla, per sempre.

Quali sono i tuoi prossimi impegni letterari e lavorativi?

I primi di settembre, consegnerò alla Armando Curcio Editore un mio saggio sull’analisi di tutti i film Woody Allen, mia grande passione, insieme ai Beatles. Il volume s’intitola W come Woody. La scrittura di questo testo che intreccia cinema, filosofia e letteratura, mi ha impegnata per diversi mesi e sono quasi alla fine, ormai. Il libro uscirà all’inizio del 2017. Sto anche lavorando ad un altro romanzo, che conto di pubblicare la prossima estate. Intanto, ho in progetto un paio di format televisivi che vorrei sviluppare a partire dal prossimo autunno. Dal 21 novembre, poi, l’ufficio stampa della Feltrinelli di Roma ha organizzato per me alcuni incontri con gli studenti delle scuole superiori, per parlare del mio romanzo. Perché si affronta la crescita di un ragazzo e temi politico-sociali importanti anche per i giovani d’oggi.

Agrigento è tra le tue tappe per la presentazione del romanzo...

Certo. Sarò ad Agrigento il 9 agosto, al circolo Empedocleo, alle 18,30. Sarò felice di rivedere tante persone alle quali sono legata da bei ricordi. Poi, farò una pausa e ricomincerò le presentazioni. Milano, Asti, Pisa, ancora Roma, saranno le prossime tappe.

 

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