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Calogero Sodano alla presentazione del suo libro - foto di Giuseppe Spoto
Il libro Il sindaco Sodano raccontato da sé medesimo

In un volume edito da Vertigo l'apologia degli otto anni da primo cittadino di Agrigento

di Debora Randisi - 30/04/2014

"La politica non è una brutta professione. Se ti succede di avere dei problemi o se cadi in disgrazia puoi sempre scrivere un libro". Mai citazione è stata più azzeccata. Calogero Sodano, ex sindaco di Agrigento ed ex senatore, sceglie una frase del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan per battezzare il suo esordio letterario. "Meglio un giorno da sindaco" il titolo del libro, edito da Vertigo, con prefazione a cura di Vittorio Sgarbi. Se però, a distanza di 10 anni dalla morte, la figura di Ronald Reagan continua a dividere gli americani e gli storici, quella dell’ex sindaco di Agrigento non dovrebbe dividere gli agrigentini, pesantemente segnata com'è da risultanze giudiziarie che hanno determinato per l'ex senatore la definitiva uscita di scena dalla vita politica.
 
La cronaca della presentazione del libro è più che altro cronaca di un paradosso, che cercheremo di raccontare. “Meglio un giorno da sindaco” è il racconto dell’esperienza di Sodano da sindaco della città dei templi, dal 1993 al 2001. Esperienza che definisce unica, la più importante della sua vita, anche più dei suoi cinque anni da senatore fra il 2001 ed il 2006. Ed unica è probabilmente anche per gli agrigentini: Sodano, oggi sessantasettenne, è stato infatti il sindaco della città con più procedimenti giudiziari e con diverse perentorie condanne.
 
L’ultima è arrivata lo scorso febbraio, mentre in tipografia venivano stampate le ultime copie del libro. La Corte dei Conti della Regione siciliana lo ha condannato al risarcimento di centomila euro “per danno provocato all'immagine in quanto non avrebbe ostacolato l'abusivismo edilizio nella Valle dei templi”. Ed è proprio l’ombra oscura dell’abusivismo che emerge sin dalle prime pagine fino all’ultima, in un crescendo ansioso ed esagitato che termina con un urlo contro “un accanimento giudiziario senza precedenti”.
 
Il libro è naturalmente l'apologia in prima persona dell'attività di Sodano. La prima parte spazia dai ricordi dell'infanzia alla militanza politica, dai vent’anni di Dc, al Pri e poi nella Seconda repubblica al Ccd e all’Udc. Ma poi la lingua batte dove il dente duole e, finalmente, inizia il racconto di quella che definisce una "possessione giustizialista", di quei “tanti, troppi”, per usare le parole della sorridente Elettra Curto, moderatrice del dibattito, episodi giudiziari che lo hanno coinvolto.
 
"Inquisire e condannare un sindaco, soprattutto quello della città dei templi, poteva dare notorietà nazionale", scrive Sodano nel libro, prima di sviscerare le mille avventure trascorse. Dall’avviso di garanzia sull’inquinamento ambientale, al caso dell’eliporto di San Leone, passando per la villa a Maddalusa che “non è abusiva”, al procedimento penale per la nettezza urbana. Fino alla condanna sulla vicenda della clorazione dell’acqua, ma non solo. Lo fa con un’ironia che trasuda amarezza, che nel libro spesso sconfina nel rancore, ma che mai lascia trasparire anche solo un accenno di pentimento.
 
Nel libro, dunque, “l'accanimento giudiziario” e il racconto in prima persona di vicende e misfatti. Nella realtà dei fatti vi sono però sentenze indelebili e pesanti come macigni. Sentenze e procedimenti che nel 2006 hanno di fatto posto fine alla carriera politica di Sodano, quando, dopo la prima ed unica legislatura in Senato non venne ricandidato dal Popolo delle libertà e in quello stesso anno non potè concorrere per un posto all’Assemblea regionale siciliana. Anzi, in quella circostanza Sodano trovò pure il modo di beccarsi un'atra condanna a 9 mesi, poi confermata in appello, per aver dichiarato falsamente di non trovarsi nelle condizioni di non candidabilità alle elezioni regionali, elezioni alle quali non si può concorrere se si condannati precedentemente o imputati in procedimenti giudiziari.
 
Il paradosso non è comunque da cercare qui, piuttosto nell’atmosfera e nei luoghi in cui s’è svolta la presentazione del suo libro. Lillo Sodano racconta di sé dando le spalle al telamone di Agrigento, nella sala più bella della città, nel cuore profondo di quella Valle dei templi che secondo i magistrati che l'hanno condannato non avrebbe difeso dall'abusivismo ma anzi addirittura violato personalmente costruendo una villa in zona di inedificabilità assoluta.
 
Di fronte a lui, una sala gremita di mani che si stringono, di sorrisi in un clima tutto sommato di festa. Tra questi, gli ex assessori dell’attuale sindaco Zambuto, Gerlando Gibilaro e Giuseppe Gramaglia, il consigliere comunale Giuseppe Di Rosa, l’ex presidente della Provincia Eugenio D’Orsi, Peppe Arnone di Forza Italia, e politicanti e politici di vecchia data. Unico grande assente della serata il sindaco di Porto Empedocle e deputato regionale Lillo Firetto, invitato a relazionare, ma che a causa di una influenza improvvisa, si è visto costretto a declinare l'invito all’ultimo momento.
 
Special guest della serata, Vittorio Sgarbi che, dopo essersi presentato in ritardo concede una fugace intervista ai giornalisti ai quali confessa di non ricordare neppure il titolo del libro e che comunque era un libro uscito già tempo fa (in realtà stampato non più di due mesi prima). Sgarbi ammette pure di non sapere nulla delle vicende giudiziarie di Sodano, questione che occupa praticamente tutto il libro. Eppure scrive nella prefazione che il racconto di Sodano è “quello del politico che rimedia la storia della sua città, dell’abusivismo edilizio assurto ad emblema e ad esempio negativo”. E per il libro suggerisce il titolo “Il sindaco colpevole di amare Agrigento”. Per l’ex sindaco di Salemi, Sodano è come lui “vittima di un giustizia che non c’è”. E Sodano della sponda dell'amico Vittorio concorda e gongola, naturalmente. E alla domanda: se tornasse indietro, rifarebbe tutto?, senza esitazioni risponde secco: “Sì, certo”. 
 

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