Mercoledi 18 10 2017 - Aggiornato alle 00:19

Premio nazionale paesaggio italiano, il traguardo dei visionari
Premio paesaggio italiano Il traguardo dei visionari

Assegnato al progetto "Agri-Gentium" presentato dal Parco Valle dei Templi, il premio è innanzitutto un messaggio di speranza e di bellezza per una città che inizia a vivere il cambiamento. Un traguardo che vede la luce dopo anni solo grazie ad alcuni "visionari"

di Debora Randisi - 16/03/2017

La Valle dei templi, l'abusivismo edilizio e la speranza, il premio paesaggio italiano. Tesi, antitesi, sintesi. La triade dialettica trova il suo compimento e diviene messaggio di speranza e di bellezza pronto a innescare un nuovo processo dialettico di realizzazione di un'autocoscienza superiore. L'inizio di questo movimento dello spirito, è stato possibile grazie ai sognatori. Ai visionari, gente dotata di lungimiranza e di una certa sensibilità, sempre un po' a disagio con la loro contemporaneità e che alla fine riescono un po' a cambiare le cose.

"Il premio paesaggio è il risultato che giunge finalmente dopo 22 anni". Giuseppe Lo Pilato, direttore del Giardino della Kolymbetra, un pezzo di cuore del progetto premiato, seduto con noi all'ombra di un albero di agrumi, ci racconta l’inizio di una storia bellissima. Tutto nasce, ci spiega, nel lontano 1995, da un convegno dal titolo, appunto, “Il paesaggio della Valle dei templi” (i cui interventi hanno prodotto una pubblicazione) promosso dallo stesso Lo Pilato insieme a Giuseppe Barbera, docente dell'Università di Palermo, ai tempi entrambi impegnati in Legambiente. “Allora abbiamo proposto un tema dirompente – spiega il direttore del Giardino della Kolymbetra – sfidando il contesto storico dell'abusivismo ai tempi del sindaco Sodano secondo cui la Valle, come affermò letteralmente, era la piovra che stava distruggendo la città impedendone lo sviluppo economico".

Ai tempi la comunità non si sconvolse nel sentire quelle parole, non era di certo la città di oggi. Il tema all’ordine del giorno non era affatto la valorizzazione del patrimonio culturale ma il destino della case abusive. Quella giornata di studi diede vita a un primo progetto: il Museo Vivente del Mandorlo. Nel 1996 venne avviata infatti la creazione di un mandorleto con oltre 3 mila specie impiantato nella porzione di campagna vicino al tempio di Giunone (gli innesti saranno completati nel 2001) e che costituisce oggi uno dei punti di forza del progetto Agri-Gentium. Sarà questo l’inizio di un percorso ventennale che trova nella rinascita del Giardino della Kolymbetra lo spirito autentico di "Agri-Gentium: landscape regeneration". Una storia di impegno sociale, di recupero, di riscoperta e di sacrificio: una tra le più affascinanti storie di rigenerazione del territorio agrigentino che ha fatto di un luogo storico abbandonato, l’Eden della Valle dei templi.

Il progetto. È sulla scia di questo tesoro di esperienze, di sogni avverati, di caparbietà, che nasce - nell'incontro fortunato con una dirigenza del Parco attenta e anch'essa lungimirante - “Agri Gentium: landscape regeneration” (leggi il giudizio della Commissione del Mibact). Nel concreto il progetto mira alla promozione dei processi di sensibilizzazione, socializzazione e condivisione del Parco Valle dei templi, attraverso l'affido in concessione di terreni per produzioni agricole, creazione di orti condivisi e attività per il reinserimento sociale di persone svantaggiate. La rivoluzione è compiuta: la Valle dei templi, da “piovra che distrugge” è anima di un processo di cambiamento che opera su tutti i fronti, sociale, culturale, economico e paesaggistico. “Da simbolo dell'abusivismo a modello per l'intera Europa. Per noi questa di oggi è una giornata di vera svolta”, il commento del direttore del Parco Giuseppe Parello.

A collaborare ad Agri-Gentium sono, oltre al FAI (co-protagonista del progetto insieme all'Ente Parco), la facoltà di Agraria dell'Università di Palermo, l'azienda "Val Paradiso srl", l'associazione culturale "Ferrovie Kaos" e CVA di Canicattì, l'azienda che ha prodotto il vino degli dèi "Diodoros". È proprio per il rapporto tra pubblico e privato, associazioni e imprenditoria che sottende, per la funzione innovativa del territorio unita alla salvaguardia e valorizzazione delle antiche pratiche agronomiche, che Agri-Gentium arriva primo su quasi cento progetti.   

La Scala dei turchi. “Agrigento vittoriosa come un leone a Roma”, afferma Giuseppe Taibi direttore del FAI- Agrigento. Un processo di cambiamento che ha investito anche altre zone del territorio. Con una menzione speciale viene premiata anche la Scala dei turchi per la sezione "Legalità e paesaggio, lotta all’abusivismo attraverso la valorizzazione delle qualità territoriali”. Anche quella della Scala dei turchi è una storia di riscatto. L’abbattimento degli ecomostri da parte del Comune grazie al sostegno economico del FAI di Agrigento ha donato splendore a uno dei tratti più belli della costa siciliana, dando vita al belvedere proprio nella porzione occupata da uno degli ecomostri demoliti.  “La bellezza - Giuseppe Taibi - può essere liberata, il cambiamento è possibile, questo è un messaggio di speranza per le generazioni future dotate ormai di una nuova sensibilità. La mentalità sta cambiando”.

Ortus di Favara. Menzione tematica nella categoria “Pianificazione e gestione delle trasformazioni del territorio” anche a Favara e al suo progetto ORTUS (Offerta Riqualificazione Territoriale Urbana Sociale). La commissione, su 130 progetti, ha premiato l’idea di riqualificazione che propone, quanto meno sulla carta, il progetto Ortus che prende il nome da un quartiere degradato di Favara. Si tratta di un progetto che risale al 2003, redatto dall’architetto Giacomo Sorce (finito nel mirino della magistratura durante l’esecuzione dei lavori per una storia di appalti truccati su cui ancora si indaga) e che ad oggi non vede affatto la luce. L'area si presenta incompleta, abbandonata, non proprio il fiore all’occhiello di Favara. 

In realtà i lavori sono belli e conclusi, ci spiega il vicesindaco Calogero Attardo, presente alla cerimonia di premiazione a Roma, il quale consapevole dello stato in cui versa la zona, prova a mettere una buona parola. “Che questa menzione - afferma Attardo - sia da stimolo per intervenire con maggiore attenzione. A giorni ci sarà una sorta di collaudo finale e nelle aree in cui non sono stati eseguiti al meglio i lavori verrà chiesto un ripristino alle imprese che hanno curato i lavori. Si tratta comunque di un modello di riqualificazione che ha degli obiettivi di pregio come quello di creare un mercato ortofrutticolo, la valle degli orti. Bisogna ora tenere vivo quel posto”. Una menzione insomma all'idea del progetto, alle buone intenzioni, più che altro. 

Agrigento e anche Favara, in definitiva, ritornano da Roma colme di speranze. La storia del "Premio nazionale paesaggio italiano" per la Valle dei templi segna un punto di svolta e fa ora pensare all'altra bellezza che chiede di essere liberata: la città, il centro storico di Agrigento. La decostruzione è certamente oggi sogno lontanissimo dal piano della realtà, ma non c'è dubbio che grazie a questa storia si possa iniziare, proprio come i visionari, a muovere qualche passo. E magari in un giorno lontano, la città, avrà il suo riscatto. 

SCRIVI UN COMMENTO A QUESTO ARTICOLO

ARTICOLI CORRELATI

Il 25 e il 26 marzo
Giornate FAI, tutti i siti da visitare in provincia di Agrigento

Double face
Da Valle del cemento a Valle dell'incanto

di Gaetano Gucciardo - Fino a ieri sui media era l'esempio scandaloso dell'abusivismo edilizio...

scrivi alla redazione