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panorama agrigento
Il Parco decolla Ora la città faccia la sua parte

Le nuove scoperte archeologiche arricchiranno ancora di più e in modo imponente l'offerta turistica del Parco con ricadute positive sull'intera economia della città. Ma non basta. E' necessario che la città faccia la sua parte recuperando efficienza nei servizi e bellezza nei suoi luoghi

di Giovanni Taglialavoro - 09/11/2016

Il parco sta decollando. Ormai anche sul piano degli incassi si va affermando come il polo culturale con maggiori introiti potenziali della Sicilia. Nei primi otto mesi di quest'anno solo Taormina ha battuto il Parco, tutti gli altri siti sono dietro, Siracusa compresa. Per dare una misura concreta di questa nuova entusiasmante realtà è sufficiente sapere che il Parco è nelle condizioni di autofinanziare il prolungamento di 3 mesi degli scavi nell'area del teatro antico non appena si esauriranno quelli statali. Il flusso dei visitatori quest'anno forse si attesterà a 800 mila persone. Credo sia alla portata lo sfondamento del milione di visitatori paganti.

Agrigento deve essere consapevole e fiera di questa enorme risorsa che la storia le ha consegnato e che uomini illuminati e istituzioni vigili hanno conservato tutelato e valorizzato contro indifferenza, incultura e aggressioni varie. Sono finiti i tempi dei sindaci che proponevano lo sviluppo in direzione dei templi o che teorizzavano una contrapposizione mortale tra i templi e gli agrigentini. Oggi la città, la sua opinione pubblica più avvertita, il sindaco e la sua giunta e le tante associazioni di base sanno che il futuro di Agrigento è strettamente connesso alla tutela e alla valorizzazione dell'area del parco. L'entusiasmo con cui la città sta seguendo le fasi iniziali dello scavo del teatro ne sono una prova evidente.

Le nuove scoperte archeologiche arricchiranno ancora di più e in modo imponente l'offerta turistica del Parco con ricadute positive sull'intera economia della città. Ma non basta. Non è sufficiente che si stia a tifare per il parco e le sue straordinarie ricchezze archeologiche e monumentali: certo è un grande passo in avanti rispetto al tempo in cui lo si riteneva un freno allo sviluppo della città invece che la sua unica condizione. Non basta. E' necessario che la città faccia la sua parte recuperando efficienza nei servizi e bellezza nei suoi luoghi. Dobbiamo avviare una poderosa opera di risanamento dei quartieri periferici, soprattutto Villaseta e Mosè, e di rigenerazione del centro storico medievale. Girgenti deve tornare ad essere attrattiva, il borgo in cui i visitatori del parco trovano accoglienza, pernottano e condividono alcune nostre forme relazionali.

Quando Goethe venne a Girgenti rimase quasi una settimana ospite del palazzo Celauro, così come tanti altri illustri visitatori dei secoli passati. Oggi il nostro centro deve diventare l'hub del flusso turistico distrettuale, il luogo in cui una parte significativa del milione di visitatori della Valle possa pernottare e trovare occasioni culturali e di intrattenimento, esperienze interpersonali significative. Qui si situa il ruolo specifico del Comune e delle forze produttive e culturali della città. Ognuno per la sua parte.

Partendo da una amara consapevolezza: la nostra città è diventata tra le più brutte della Sicilia. Non scandalizzi questo giudizio: solo da questa consapevolezza può nascere una ripartenza della città, solo dalla lucida coscienza del massacro urbano e sociale che ha subito, almeno dal secondo dopoguerra fino alla frana ed oltre, possiamo sperare di risalire la china. Consapevolezza che deve ispirare una straordinaria, tenace e coraggiosa opera di recupero dei valori urbanistici e artistici che gli stupri compulsivi hanno cancellato o reso irriconoscibili. Il progetto Terravecchia continuava lo stupro, per fortuna o per rinsavimento, non consumato; il progetto Girgenti va nella giusta direzione. Vorrei poter dire come una volta "c'est ne qu'un debut continuons...".

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