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Prospettive Sfregio del Corsera ad Agrigento, ma chi insulta sbaglia

Pubblicare quella foto a corredo di un articolo su un libro sull’art.9 della Costituzione, è uno schiaffo alla verità. Ma, sia chiaro, non esistono neanche le giustificazioni per chi, da dietro una tastiera, alla critica sostituisce l’insulto e le offese personali...

di Davide Tedesco - 19/02/2018

Rispondo all’invito di Michele Scimè che sulla vicenda della foto pubblicata dal Corriere della Sera mi ha invitato a esporre il mio punto di vista. La prima considerazione che faccio è questa: negli anni '90 foto di questo genere hanno devastato l’immagine della nostra città, mostrando al mondo intero, attraverso i media tradizionali (non c’erano internet i social) una Agrigento che non esiste se non, artatamente, utilizzando strumenti e tecniche fotografiche particolari e sfruttando la bidimensionalità della foto, caratteristica che “schiaccia” le immagini eliminando la profondità, lo spazio tra gli elementi in primo piano e il resto della scena. Ebbene, già in quella occasione, con i mezzi del tempo ma certamente anche nel dibattito cittadino, si levò un grido di protesta della cittadinanza.

Una foto come quella pubblicata dal Corriere, quando viene concepita nella mente del fotografo, ha già un implicito obiettivo: far male, molto male a quel territorio. Quindi, a mio parere, quella foto (e prendo per buona la storia che non sia manipolata non avendo le capacità per dimostrare il contrario) è nata per fare danno, scalpore, creare indignazione nei confronti di chi in quella città vive, per lo sfregio procurato alla Valle dei Templi.

La mia conclusione, quindi, è che il grave peccato originale sia del sig. Villa e di coloro i quali di quella immagine si servirono per massacrare l’immagine della città con una foto sconvolgente ma che rappresenta in modo assolutamente falso la realtà, mostra un qualcosa che non c’è, che non esiste se non grazie al sapiente utilizzo del teleobiettivo.

Aggiungo una cosina: la piccata difesa d’ufficio dell’Assostampa di Catania per il fotografo Villa, è stata assolutamente errata nei modi, nei termini, nella forma e nella sostanza. Definire “webeti” migliaia di persone che hanno protestato nei confronti dell’autore della foto denota una assoluta mancanza di rispetto nei confronti dei liberi cittadini, della libertà di pensiero, della libertà di critica e di espressione. Un controsenso pesantuccio in seno ad una associazione dei Giornalisti che, per quelle libertà, invece, dovrebbero combattere e di cui dovrebbero essere baluardo. Complimenti. Ma, sia chiaro, non esistono neanche le giustificazioni per chi, da dietro una tastiera, alla critica sostituisce l’insulto e le offese personali, e ciò è assolutamente ovvio.

Seconda considerazione: l’errore attuale - ancor più grave di quello originario - è stato commesso da chi, al Corriere della Sera ha scelto, proposto e dato l’ok alla pubblicazione di quella foto. Che fosse una mistificazione della realtà, dopo le aspre polemiche degli scorsi decenni sul punto, era già risaputo. Pubblicare quella foto a corredo di un articolo su un libro sull’art.9 della Costituzione, è uno schiaffo alla verità e al lavoro di ricerca di essa messo in atto, da una ventina d’anni a questa parte e da soggetti diversi, per promuovere l’immagine positiva di Agrigento, investendo anche in centinaia di piccole strutture di accoglienza e servizi che hanno generato un discreto circuito economico. Ed è uno schiaffo agli agrigentini, tutti quelli che la Valle l’hanno rispettata, amata. Perché si badi bene, a fronte di 400 o 500 e più soggetti che hanno costruito abusivamente in zona A, vi sono altre 59000 persone che quella Valle l’hanno rispettata, magari assistendo con un po’ di passività di troppo.

Chiudo dicendo che non mi basta la lettura contestualizzata negli anni in cui la foto fu scattata, per due semplici ragioni: 1) è stata utilizzata il 15 febbraio 2018 e questa ha scatenato il dibattito; 2) Non è stato merito di quella foto se non vi sono state sanatorie nella zona A. Avrà smosso forse alcune coscienze, ma ha inondato di fango, fango che ci è rimasto addosso per anni e pensavamo di aver ormai eliminato, la città di Agrigento.

 

La foto in alto è di Alessandro Demma

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