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Impietosi i dati Istat Verdi... di rabbia di Debora Randisi - 09/08/2013

Non in tutte le statistiche il comune di Agrigento è il fanalino di coda. Dati Istat diffusi in questi giorni ma riferiti al 2012, riguardanti il verde pubblico nei capoluogo di provincia, rilevano ad Agrigento un dato positivo sulla disponibilità di verde urbano per abitante. Agrigento riporta infatti un valore di 77,8 metri quadrati pro capite (+ 0,1 rispetto al 2011) contro i 31,4 mq del dato medio nazionale. Se la prima in classifica è Matera con i suoi 978,2 mq per abitante, in circa due terzi dei comuni italiani la disponibilità è inferiore al valore medio e in 20 città non si raggiungono i 9 mq pro capite. Agrigento si piazza in una posizione notevole dunque, almeno secondo questa voce. Ma si aspetti ad esultare.

L’alta disponibilità di verde pubblico per abitante è dovuto infatti all’effetto del rapporto tra densità di popolazione e superficie del territorio. E il verde pubblico ha davvero poca incidenza sulla superficie comunale agrigentina: l’1,9%. Un dato che la dice lunga sullo stato quantitativo del verde urbano rispetto all’intero territorio comunale, mettendo in luce anche il rapporto tra spazi edificati e spazi aperti della città, e indirettamente, anche il suo grado di urbanizzazione.

Per “verde urbano” infatti  si intende tutto l’insieme delle aree disponibili agli abitanti. Include dunque, oltre al verde storico, le ville, i giardini, i parchi di interesse artistico o storico e i beni paesaggistici particolari (compresi gli alberi monumentali); anche le aree a verde attrezzato, le aree di arredo urbano (piste ciclabili, rotonde stradali, gli spartitraffico, ecc.), i giardini scolastici, gli orti urbani, le aree sportive all’aperto, le aree destinate alla forestazione urbana, le aree boschive, ed altre tipologie di verde urbano quali orti botanici, giardini zoologici, cimiteri e verde incolto. Ad emergere per densità del verde sono numerose città del Nord (in particolare a Sondrio, Trento e Monza) e diversi grandi comuni come Torino, Milano, Verona, Padova, Bologna e Firenze, con valori che vanno da 7 a quasi il 35%  (Sondrio).

Il 5,3 % della superficie comunale di Agrigento risulta invece occupata da aree naturali protette, ossia da aree  a gestione pubblica definite aree protette dalla legge, come la Zona A intorno al Parco archeologico e paesaggistico Valle dei templi, che è tra l’altro il sito archeologico più esteso del mondo con i suoi 1300 ettari. La tanto discussa perimetrazione del Parco archeologico - troppo ampia a detta di alcuni - e la salvaguardia del territorio che ha consentito, non è tuttavia farina del sacco degli agrigentini; l'area della Zona A com'è noto non è stata delimitata certo dagli abitanti del luogo, nè da chi ha amministrato la città. Non fosse stato per il decreto Gui-Mancini all'indomani della frana del '66... E se si parla di chi ha amministrato o amministra tutt'ora si arriva inevitabilmente alle dolenti note.

Dai dati Istat emerge infatti che il Comune di Agrigento ad esempio non ha provveduto all’approvazione degli strumenti di pianificazione e governo del verde, almeno fino 31 dicembre 2012. Agrigento è dunque  priva di piano verde e di regolamento del verde, ossia di quegli strumenti di pianificazione e gestione del verde urbano volti a integrare il piano urbanistico con una serie di prescrizioni specifiche e norme per la tutela, manutenzione e fruizione del verde, sia pubblico che privato, e che dovrebbero essere approvati con una delibera dal Consiglio comunale.

Un ultimo dato dell'indagine Istat dovrebbe rendere gli agrigentini verdi... di rabbia. Palazzo dei Giganti non ha mai effettuato negli anni il censimento del verde, cioè la rilevazione delle caratteristiche del verde cittadino delle aree urbane e periurbane. Per di più il Comune non ha un assessore al ramo da dicembre scorso. Insomma, ulteriori elementi che - e il discorso può essere esteso naturalmente a tutto l'Agrigentino - indicano l'altissimo grado di disinteresse riservato alla salvaguardia e alla valorizzazione di quei beni che la natura ci ha regalato, verrebbe da dire, forse in misura eccessiva e certamente immeritata.

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