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Tassa di soggiorno Colpo di grazia al turismo?

La Giunta Firetto la rilancia al nuovo Consiglio comunale che dovrà decidere se e come applicarla. Ma le perplessità del mondo alberghiero non mancano

di Debora Randisi - 05/12/2015

Eccola che ritorna e, come al solito, non mette d'accordo nessuno. La squadra del sindaco Lillo Firetto la riesuma e la rilancia al nuovo Consiglio comunale che dovrà decidere se e come applicarla, stabilirne il progetto e l'eventuale importo a seconda delle tipologie di strutture. Stiamo parlando della famigerata tassa di soggiorno. E ancora una volta le perplessità del mondo alberghiero e delle associazioni di categoria non mancano, con Federalberghi in testa che si esprime negativamente sulla questione. Per il resto a stravincere è il partito del "nì", del “sì però”, del “no, ma”.

Lo scorso dicembre il Consiglio comunale la bocciò, per la seconda volta. Ma allora, stando alle note stampa di alcuni consiglieri, il tentativo di inserimento dell’imposta, avanzata dal commissario straordinario Luciana Giammanco, sembrava davvero una proposta indecente. L’eventuale somma incassata, stimata per difetto intorno ai 500 mila euro, sarebbe servita per pagare i  servizi di pulizia delle spiagge nel periodo estivo, oppure per coprire i costi dell’illuminazione pubblica delle località balneari. Tutte voci già previste dalle sorelle Tari e Tasi.  Un modo per mettere, in tempi di magra, una pezza alle casse del Comune e a sostenere quelle spese che c'entravano molto poco col turismo e molto più con l'ordinario. E la cosa si arenò così in Consiglio, con la soddisfazione di tutti.

Il no di Federalberghi. E veniamo ad oggi, esattamente un anno dopo. Il presidente provinciale di Federalberghi, Francesco Picarella, manifesta innanzitutto disappunto nei confronti dell’Amministrazione comunale “che prende le decisioni senza consultare le associazioni di categoria”.

Secondo le indagini di Federalberghi – afferma Picarella - contrariamente a quanto si pensi, in tutti i comuni in cui è stata istituita non si è verificata una crescita positiva del settore, anzi pare corrispondere una diminuzione dell’attrattiva. E poi non è vero che in Sicilia si applica ovunque: su 330 comuni che hanno la possibilità di introdurla, solo in 43 l’hanno approvata. Non si capisce perché si debba mettere la tassa ad Agrigento dove c’è una carenza di servizi cronica. Qualora si decidesse di istituirla ci preme capire come si vorrà gestire l’eventuale somma e partecipare alla elaborazione del progetto”.

Punti di vista. Abba, l'Associazione Bed and Breakfast Agrigento, presieduta da Giovanni Lopez, si esprime favorevolmente, contraddicendo a quanto pare la posizione di Picarella. "La tassa di soggiorno non ha influito negativamente in nessuna località turistica siciliana in cui è stata già applicata, dalla più blasonata alla meno conosciuta", si legge nella nota stampa. Tuttavia all'interno della categoria echeggia un certo rumorio. C'è chi è contrario per principio e basta, senza farne una polemica di natura politica. È  quel no che proviene dalle regioni recondite dell’animo siculo, per cui "pare davvero brutto chiedere altri soldi agli ospiti, piuttosto li metto di tasca io", come ci dice Enzo Campo, titolare del b&b Villa San Marco nel cuore della Valle dei templi, che prova anche a mettersi nei panni di famiglie numerose.

Uno spirito imprenditoriale, un po’, per così dire, alla milanese, come quello di Cristian Moncada che gestisce il suo lussuoso b&b Triskéles al Viale della Vittoria, non ha alcun dubbio riguardo al “sì” deciso. "Bisogna smettere di pensare che il turista deve pagare poco, non abbiamo nessun problema di competitività, siamo una realtà unica al mondo e chi viene ad Agrigento è perché vuole venirci, non dobbiamo essere cheap".

 

► Leggi anche: Agrigento quando non c'era Tripadvisor, di Elio Di Bella

 

Gli altri pareri raccolti sguazzano nel grande calderone del “Nì”. Ad occhio e croce possiamo individuare due principali raggruppamenti che fanno capo a due scuole di pensiero: i pessimisti disillusi della politica, che dicono di averne viste di cotte e di crude per potersi ancora fidare; e gli ottimisti, quelli che vogliono sperare alle folate di vento del cambiamento. Sul tavolo, il solito vecchio bicchiere sempre o mezzo pieno o mezzo vuoto.

Francesco Di Mare del b&b Monte dei Pegni nel centro storico: "Da un lato credo sia giusta, ma dall’altro, considerando che il nostro turismo è già precario e che le persone sono molto attenti al prezzo, non credo sia una buona cosa. E poi non voglio nemmeno sapere come verranno investiti quei soldi, immagino come fanno da 50 anni a questa parte”. Contrario anche per il signor Ignazio Rizzo, titolare del b&b Marchese Sala, in via Atenea: “Se dovesse esserci un incasso, credo che verranno investiti in tutt’altro, ma non nei servizi al turista, sarà un flop pazzesco”.

Positiva invece Arianna Nicosia, che con la famiglia gestisce due b&b, Via dei templi e Villa Carlotta resort: “La tassa di soggiorno credo sia un'opportunità che non possiamo sottovalutare, la cosa fondamentale è che venga gestita con trasparenza e soprattutto che venga calcolata con logica chiarezza”. Giovanni Sardone ha da poco aperto la sua struttura in via Ficani, in pieno centro, il b&b Batarà: “Non sono affatto contrario se gli introiti vengono reinvestiti nel turismo. Ma se, come tutte le nostre cose, deve essere poi gestita come meglio credono gli amministratori, allora sono per il no”.

Associazioni dei consumatori. Protendono per il sì, le associazioni dei consumatori. Un sì condito anche questo con una dose di buone speranze. Alessandro Patti, vice presidente provinciale Codacons, nonché ex consigliere comunale, reduce dalle scorse sedute in Consiglio in cui votò contro, afferma: “Mi auguro adesso che l'imposta venga effettivamente destinata a foraggiare e finanziare servizi turistici che le nostre esangui casse comunali non sono altrimenti in grado di garantire”. Stessa posizione quella di Manlio Cardella presidente dell’Unione nazionale consumatori, comitato di Agrigento e regionale della Sicilia: “Occorre un progetto serio. C’è da dire che ovunque la tassa ha trovato un’iniziale opposizione, ma poi ha raccolto consenso dagli stessi operatori che si sono visti migliorare gradualmente determinati servizi”.

Nelle altre realtà. Introdotta nel lontano 1910 per  le sole stazioni termali, ed estesa nel 1938 ad altre località turistiche, fu poi abolita nel 1989, in vista dei Mondiali di Calcio del '90. Mentre molti stati europei e anche negli Stati Uniti, è in vigore da quasi un secolo, l'Italia dovrà attendere il 2010 per vederla ritornare. E oggi rappresenta un tesoretto che toccherà  quest'anno i 429 milioni di euro.

Ad applicarla sono soltanto 735 comuni italiani, per il 60 per cento al Nord, secondo le indagini di Federlaberghi. Roma, Milano, Venezia e Firenze sono le città con maggior gettito. La capitale  prevede di chiudere l'anno incassando 123 milioni. Il Comune di Firenze è arrivato ad incassare 25 milioni di euro lo scorso anno, applicando il massimo dell’aliquota, ossia fino a 5 euro a notte nelle strutture di lusso. Nelle casse di Palermo sono entrati oltre 1 milione e mezzo di euro nel 2014, primo anno dalla sua introduzione.

Naturalmente non mancano gli albergatori che “si dimenticano” di versare il dovuto alle amministrazioni. La stessa Firenze conta oltre 1milione e 600 di somme non riscosse negli ultimi 3 anni. Stessa situazione a Siracusa che conta un introito di 700 mila a fronte di 1 milione e 200 stimati. Idem a Sciacca, che ha incassato 30 mila euro meno del previsto e una valanga di polemiche in più. Ma non è il caso di aggiungere altro pessimismo, aspettiamo di vedere cosa succede all’ombra della Valle dei Templi e precisamente in aula Sollano.

 

La foto in alto è di Giuseppe Greco

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