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Cibo Cibo di Massimo Brucato

Un momento del Buskers Festival 2016 Colori, odori e sapori in centro storico

Una delle mie passioni è forse andare in giro per questi nostri centri storici lasciati a sè stessi, estrarre quello che mi pare bello, cancellare quello che mi pare brutto...

28/09/2016

Qualche giorno fa ho conosciuto Simone e Benedetta. Sono due ragazzi di Canicattì che mi parlavano di un progetto già al secondo anno di vita: il Buskers Festival. Roba di spettacoli di strada, di giocolieri, acrobati e clown. E cibo, naturalmente, che non guasta mai (se è buono). E il 30 agosto – le date del festival erano il 30 e il 31 - sono andato a Canicattì, per dare un'occhiata, per capire meglio. 

In verità quello che mi attirava era si l'evento, ma anche il fatto che si sarebbe svolto a Borgalino, in pieno centro storico, tra le viuzze che sfiorano il quartiere ebraico e i palazzi signorili, tutt'intorno alla bellissima Badìa Vecchia. Luoghi che ho sempre trovato incantevoli, anche se in parte abbandonati a se stessi, vivi per come possono essere vivi la pietra, il concio di tufo, i canali i terracotta (molto vivi intendo). 

E poi mi chiedevo: vediamo chi si arrimpicherà lassù, sulla collina per vedere funi con gente che ci corre su, ascoltare suoni di trombette, scrutare maschere. Che questo mi aspettavo. E questo c'era quando sono venuto fuori da un vicolo che da una piazzetta vicina mi ha portato alla Badìa. Ma il mio occhio curioso vede gente: famiglie, grandi e piccini, in gran numero lì, addosso al tizio vestito strambo e poi giù di corsa dietro la grande mole della Badìa, a vedere due un po' clown che si lanciano acqua addosso e fanno bolle di sapone giganti, ma solo dopo avere ascoltato un tizio comico ma non troppo che raccontava storie strambe. 

Dietro una spessa vetrata un giocoliere testava i vortici di palline colorate e un cane lo osservava accarezzato da una giovane donna. Un clarinettista provava una melodia che si perdeva tra i rumori della folla. Perché c'era folla, gente che andava avanti e indietro tra slarghi, vialetti, cancellate, stradine, piazzette. Gente che parlava, rideva, strillava, si affollava davanti al banchetto dei panini. 

Nell'aria odori, che però non attirano. Un banchetto dove ci sono panelle e altra roba fritta. Un'occhiata al cibo, assaggio qualcosa che ha preso mia moglie ma non c'è niente da fare: quella roba non è il pezzo forte della serata. Mi avvicino al banchetto dei vini. Va meglio: buoni vini, sfusi e imbottigliati, di una vicina cantina. Prendo un bicchiere di rosso sfuso e brindo alla salute di Simone e Benedetta e di tutta quella gente che ha lasciato i viali in basso ed è salita quassù a cercare aria nuova. 

Esco fuori dal cortile della badìa. Nel vicoletto accanto ci sono rigattieri, venditori di monili poveri, persino il mio amico Gioacchino che vende l'unico prodotto commestibile oltre a quello di cui vi dicevo. Ma qui si parla di roba seria, è la cuddrireddra di Delia, presìdio Slow Food. Beh, penso che è ora di andare, perché, ve lo confesso, clown e giocolieri non sono proprio la mia passione. Una delle mie passioni è forse andare in giro per questi nostri centri storici lasciati a sè stessi, estrarre quello che mi pare bello, cancellare quello che mi pare brutto. 

Mi dirigo verso una piazzetta sulla quale si affacciano un paio di belle chiese abbandonate. Ci sono giochi di luce e tanta gente che li guarda. Io guardo loro e la mente mi va ad altri centri storici e, ovviamente, al nostro centro storico. E non mi rammento di qualcosa che quest'estate andata lo abbia colorato di luci e di facce e di odori. Mi sarà sfuggito qualcosa penso. E penso pure che qualcosa bisognerebbe fare.

 

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