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Cibo Cibo di Massimo Brucato

facce_da_fagiolo Le facce da fagiolo e quel raro senso di comunità
09/02/2015

A fine ottobre sono stato al Salone del Gusto di Torino. Grande evento, fiera e laboratorio insieme. Per scriverne bisogna prima digerirlo bene, ragionarci un po’ su. Volevo parlarne adesso, ma ecco che la sorte mi ha portato a Lucca, dove, nel primo fine settimana di dicembre c’è stato Slow Beans. E di questo piccolo evento, dedicato ai legumi cari al mondo Slow Food, voglio parlare ora, perché tocca corde sensibili.

 

Slow Beans è organizzato da un gruppo di soci Slow Food della lucchesia che hanno voluto portare nel cuore della bella città Toscana il meglio dei legumi prodotti in Italia. Sono legumi particolari, Presìdi Slow Food, con tutto ciò che ne consegue: territori unici, contadini, piccole comunità, cibo buono, pulito e giusto. Ma vediamo se riesco a tirare fuori lo spirito della fiera.

 

La sera, appena arrivato, i miei amici lucchesi mi portano in un ostello nei pressi di piazza San Frediano. Entriamo in una sala grande, troppo grande, disadorna, con dei tavoli lunghi, messi in fondo, apparecchiati con tovaglie di carta. Al centro della sala c’è un altro tavolo e sopra ci sono formaggi, fave – ehilà, le riconosco, sono le cottoja modicane – e altre cose.

 

C'è qualche faccia nota, gente di Villalba e di Polizzi Generosa. Poi c’è un signore di bella stazza, con la faccia bruciata dal sole, accompagnato da un ragazzo dal fisico segaligno. Sono modicani, sono loro che hanno “cunzato” le fave con olio, aceto e aglio. Arriva altra gente. Dagli accenti capisce che vengono da posti diversi sparsi per lo stivale.

 

Poi parte un bel convivio, c'è una donna che dà il benvenuto, qualcuno che fa una battuta nel suo dialetto, poi le tavole si riempiono di zuppe di legumi e brasati di maiale con patate innaffiati da un vino rosso asprigno. È una festa, si fanno amicizie, si raccontano storie, si rafforza l’idea di comunità che si incontrano e, se vogliamo usare termini di largo uso oggi, si creano reti.

 

L’indomani ho ritrovato tutti in un bel palazzo del centro storico di Lucca, in mezzo a tanti altri stand di prodotti tipici della lucchesia. Facce da fagiolo, come recitava un cartellone pubblicitario, facce contente di essere lì per parlar dei loro prodotti, venderli e, nello stesso tempo, raccontare i loro territori.

 

Questo senso di comunità, di appartenenza dalle nostre parti è raro. E' difficile, da noi, fare comunità, dare vita a laboratori di idee che poi, inevitabilmente, partoriscono azioni. Di fronte all'ostacolo non ci arrendiamo di certo. Intorno a Agrigento una comunità del cibo è già nata: è fatta di piccoli allevatori e delle loro idee. Roba di pascoli, latte e formaggi. Ve la racconterò un'altra volta.

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