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Lamenti critici Lamenti critici di Dario Orphée

wp_20150627_001_31 Estate agrigentina, le sue parole e altri tormenti
12/07/2015

Il punto di vista è via Empedocle, lì, accanto Porta dei Saccajoli; in un giorno estivo qualunque. "Poco dopo il tramonto", corregge. Un tramonto lento, "di coltello che taglia a fondo". Dal mare si alza un velo biancastro, stropicciato, che copre l'orizzonte rendendolo irriconoscibile, o "uno stomaco guastatu che desidera star meglio". Ricorda il guazzo di un pittore, "di... non ricordo chi".
 
"Sta arrivando", dice con i suoi occhi. E indica, con il mento, sorridendo: "L'umitu...". Così lo chiamano.
 
L'umore di quella serata è preceduto dal profumo dolciastro di fichi mordicchiati dalle vespe, marciti al sole, che "hanno un certo grado di sensualità alcolica", aggiunge; e poi dal ferro dei binari, malinconicamente immobili, loro, proprio loro che portano ovunque. Passa un arabo, con la spesa. Osserva ciò che noi tentiamo di osservare. La sua mano sulla balaustra. Sussurra.
 
Alle spalle c'è la città, "tutta sgangherata come una vecchia dentiera. Con il suo sapore amaro, e sabbioso... giallognolo. La dentiera sorride sempre". Ne dà tormenti, questa città. "Mi hanno detto al Centro, in modo rasserenante e offensivo, che qui chi ha di più ha più munnizza". Il corridoio del Centro è lungo, molto lungo. Quanti metri sia esattamente, nessuno lo ha mai capito. Che lo si guardi da destra, o da sinistra, la lunghezza potrebbe variare. L'unica certezza è il numero delle piastrelle. Perché...
 
Ogni mattina c'è uno che parla a un angolo. Con la puntura ritorna normale. "Quanto odio questa parola!", esclama infastidita. Le infermiere portano tutte i tacchi. Quando attraversano il corridoio da una stanza a un'altra, i tacchi, i tacchi, i tacchi e ancora i tacchi.
 
Rumore di qualcosa che batte. Squittio stridulo di un topo.
 
Ci si sveglia sul letto, sudati. Sogno che mi offre una tazza di tè freddo.
 
Tutti, al Palazzo della "vecchia dentiera", distratti da cosa indossare per non esser cacciati, sostengono che l'oltraggio non sarà costruito. Intanto goditi questi secondi, che fuggono più veloci degli scarafaggi; goditi questo orizzonte, che ricorda il guazzo di un pittore. Anche se non ricordi chi.
 
Tra qualche giorno, questa città: "bolle di gas"; non rimarrà più nulla. Nemmeno le tue parole.

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