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Teatro Pirandello
Fondazione Teatro Pirandello E la trasparenza? di Totò Frequente - 19/07/2013

Della Fondazione Teatro Luigi Pirandello non tutto è stato detto. Di certo ci sono tanti aspetti “oscuri” e oggi possiamo aggiungere qualche tassello in più. Prima l’inchiesta della Procura, poi le annunciate dimissioni del direttore generale Massimo Muglia durante la puntata del programma televisivo “Gli Ingrati” con tanto di dito puntato sulla “mala gestione”. Vengono fuori tanti sprechi e si evidenzia un aspetto rilevante: l’assenza di trasparenza del “soggetto privato” Fondazione. Subito dopo però, “miracolosamente”, tutto sembra essere tornato alla normalità.
 
Muglia ritira le dimissioni tra strette di mano e sorrisi. Certo qualcosa non va, visto che la Procura (per altri argomenti) vuole vederci chiaro e arriva la richiesta di rinvio a giudizio per Marco Zambuto: avrebbe affidato incarichi senza averne il potere. Ma sarà la magistratura a valutare i fatti. Di colpo, però, dalle dichiarazioni di Zambuto, Muglia e Onofrio Claudio Gallina (consulente artistico), per la Fondazione tutto torna ad essere rose e fiori.
 
L’evidenza di ciò che non va diventa “strumentalizzazione” e la Fondazione il soggetto giuridico che ha salvato la cultura ad Agrigento. Può capitare, però, che un consigliere comunale, Alessandro Patti, chieda ufficialmente i bilanci per visionarli. Essendo un soggetto privato, per legge, la fondazione non deve pubblicare gli atti in un albo o renderli pubblici, ma lo Statuto prevede testualmente che «entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio, una copia dello stesso deve essere trasmessa al Consiglio comunale e ai soggetti aderenti alla Fondazione, per gli adempimenti di loro competenza».
 
Sarà stato fatto? Ovviamente no! E non basta che alle richieste ufficiali di Patti si aggiungano le sollecitazioni del presidente del Consiglio comunale Aurelio Trupia. Niente. Il Consiglio comunale, cioè il soggetto che ha “dato vita” alla Fondazione, non sa nulla della sua gestione. Tra l’altro, al di là di pochi casi sporadici, come quello di Patti, nessuno interviene sulla vicenda. Come spesso accade ad Agrigento pare si voglia far calare il silenzio.
 
L’unica cosa che rimane, al momento, è l’eco delle ultime rosee dichiarazioni rilasciate ad aprile da Zambuto, Muglia e Gallina. Ma visto l’alone di “mistero” calato come un sipario sulla vicenda, proviamo noi ad accendere qualche altra luce.
 
Partendo da una di quelle rosee dichiarazioni. Subito dopo lo scoppio della polemica, il maestro Onofrio Claudio Gallina volle intervenire sulla vicenda, attaccando in televisione il clima di “disfattismo” e pronto a difendere l’istituzione che gestisce il Teatro. «La Fondazione, come si vuol far credere, non è fatta solo di sprechi. Non esistono perché, ricordo sempre, la Fondazione è un’istituzione di carattere privato», disse Gallina.
 
In pratica, secondo il suo ragionamento, gli sprechi non ci possono essere perché si tratta di un soggetto privato. Un discorso assolutamente difficile da comprendere dal momento che i fondi usati sono tutti pubblici. Ma andiamo oltre. Chiede di enfatizzare le cose positive della Fondazione. E quali sono? Su questo tutti sono concordi: l’avvio del Teatro di produzione (perché chi produce un’opera la può vendere) ma anche i risparmi (più volte è stato, infatti, precisato che i direttori artistici non vengono retribuiti). In più, sottolinea Gallina, va ricordato che «la Fondazione è andata in tournée in India a costo zero anzi guadagnando dei soldi».
 
Allora approfondiamo. I direttori artistici sono Gianfranco Jannuzzo per la stagione teatrale di prosa e proprio Onofrio Claudio Gallina per la stagione lirico-sinfonica, la grande novità degli ultimi anni.
 
E allora cerchiamo di parlare degli “aspetti positivi” come la stagione lirica visto che è lo stesso Gallina a sottolineare, in tono polemico, che prima di parlare «bisogna essere informati». Peccato però che non c’è alcuna trasparenza, bisognerebbe aggiungere.
 
Il 21 aprile del 2010 Marco Zambuto firma una determinazione avente a oggetto la collaborazione volontaria e gratuita del maestro Gallina. In pratica sarà lui il responsabile della stagione lirico-sinfonica denominata “Agrigento all’Opera”. L’incarico è triennale e gratuito, quindi a lui non arriva o comunque non passa alcuna somma di denaro. Ma forse non è proprio così.
 
La stessa determinazione sindacale fa riferimento a un protocollo d’intesa con lo stesso Gallina «in qualità di rappresentante dell’associazione “Accademia Nuovi Cantori” di Palermo per la realizzazione della stagione lirico-sinfonica». Così è proprio l’Accademia di Gallina a gestire la stagione visto che, secondo indiscrezioni, anche le fatture per la campagna pubblicitaria (lirico-sinfonica) vengono intestate proprio all’Accademia. Ed è la stessa Accademia a occuparsi dei “pagamenti” e del trattamento dei musicisti che prendono parte a quelle che vengono definite “produzioni della Fondazione. Ma su questo punto, abbastanza controverso, torneremo più avanti.
 
Parliamo, comunque, di cifre considerevoli. Basti pensare che nel bilancio di previsione 2012 per le 3 opere liriche e per i 4 concerti sinfonici sono previste spese per un totale di circa 114 mila euro.
 
La conferma arriva dalle dichiarazioni rilasciate in un’intervista del dicembre del 2012 dallo stesso Gallina: «Io sono il braccio operativo per quanto riguarda le produzioni liriche della Fondazione, non perché la Fondazione non lo voglia fare, ma sta costruendo un meccanismo che nel giro di tre-quattro anni sarà autonoma. Sperpero non ne vedo – aggiunge Gallina – perché se considerate che con 100 mila euro si riescono a fare tre produzioni liriche e non acquisto spettacoli…».
 
Quindi sappiamo chi gestisce i fondi, ma non sappiamo come. Gli atti, come sempre, non sono accessibili. Il protocollo d’intesa Comune-Accademia a cui si fa riferimento è sempre datato 21 aprile 2010 e proprio lì si prevede testualmente la collaborazione gratuita e “volontaria” di Gallina (lo dice la stessa determinazione). Onofrio Claudio Gallina, dunque, ha una sorta di “doppia veste”: consulente da un lato e rappresentante dell’Accademia Nuovi Cantori dall’altro.
 
Ma cosa sappiamo di questa Accademia? Che ha sede a Palermo, che nasce nel 1974 «con lo scopo di promuovere e diffondere la cultura musicale a Palermo e in Sicilia con particolare attenzione alla voce» e che la gestione passa in mano a Gallina nel 2005.
 
Ma cercando tra le determinazioni comunali scopriamo che l’Accademia da diversi anni ha rapporti con il Comune di Agrigento, non proprio gratuiti, e comunque per “affidamento diretto”. Ad esempio nel 2008 il Comune affida all’Accademia di Gallina la stagione di concerti al Museo San Nicola: 6 concerti per un totale di oltre 29 mila euro. A questi si aggiungono 28.300 euro per 4 concerti di Natale sempre nel 2008 e sempre al Museo.
 
Altri concerti pagati nel 2009 sempre con affidamento diretto all’Accademia Nuovi Cantori. E queste sono solo le determinazioni che abbiamo trovato. Nell’aprile 2010 arriva pertanto il protocollo d’intesa con il Comune e l’Accademia entra al Teatro Pirandello. Siamo nell’anno che precede la prima gestione della Fondazione, già esistente ma ancora non operativa.
 
Ma di questo protocollo d’intesa non c’è nessuna traccia negli archivi online del sito del Comune di Agrigento. Riusciamo a trovare però un altro protocollo d’intesa che, “stranamente”, ha la stessa data sia del protocollo tra Comune e Accademia sia dell’affidamento della consulenza a Gallina: 21 aprile 2010.
 
I soggetti firmatari sono il sindaco di Agrigento, il legale rappresentante dell’Accademia Nuovi Cantori (Onofrio Gallina, appunto) e il direttore dell’Istituto Musicale “Toscanini” di Ribera (scuola della quale lo stesso Gallina, tra l’altro, è docente).
 
Nella premessa si sottolinea come l’istituto “Toscanini” abbia la finalità di valorizzare i suoi studenti offendo loro opportunità formative che possano inserirli nel mondo del lavoro; il Comune di Agrigento ha la priorità di dare impulso alla sua attività culturale e l’Accademia di Gallina «ha come proposito la creazione di un polo d'eccellenza culturale e di produzione musicale sinfonica consistente nella fondazione di un complesso orchestrale con l'obiettivo di valorizzare prioritariamente le professionalità musicali del territorio agrigentino».
 
Ed ecco che con il protocollo nasce “L’orchestra filarmonica Città di Agrigento”. È previsto che l’Accademia Nuovi Cantori «si impegna ad inserire nelle proprie produzioni, ogni qualvolta sia necessaria una compagine strumentale, l’Orchestra» curandone, tra l’altro, «ogni aspetto amministrativo e logistico» anche in termini di «rapporto di lavoro con i componenti della stessa, esonerando il Comune e l’Istituto da ogni responsabilità».
 
Di contro il Comune «ha la prerogativa di chiedere la partecipazione dell'Orchestra nelle occasioni di rappresentanza previa adeguata copertura finanziaria dell'iniziativa». Sarà proprio questo il nucleo di quella che viene chiamata “produzione” della Fondazione Pirandello, anche se in questo protocollo si fa solo riferimento a produzioni dell’Accademia.
 
Quindi ecco l’aspetto positivo: si coinvolgono musicisti del territorio, più o meno giovani, anche per dare un’opportunità professionale e inserirli nel mondo del lavoro. Ma qui potrebbe aprirsi una vera e propria voragine. Abbiamo parlato, infatti, con uno di questi musicisti: il maestro Pasquale Augello. Con percussioni e batteria ha una lunga serie di esperienze alle spalle in tutta Italia. È lui ai timpani del “Don Pasquale” di Donizetti andato in scena al Teatro Pirandello il 20-21-22 aprile del 2012. Il suo impegno inizia il 16 aprile per le prove, poi i tre spettacoli.
 
Come ci spiega, mostrandoci le sue foto durante le rappresentazioni, tutto è andato bene. A novembre c’è la nuova stagione con “Madame Butterfly” ma lui non viene chiamato. E i pagamenti per il “Don Pasquale”? Niente. Né contratto scritto, né pagamento. Così arriva la sua denuncia alle autorità competenti, anche all’Enpals, l’ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo, perché neppure i contributi sarebbero stati pagati.
 
Tra l’altro l’agibilità Enpals (cioè il documento che autorizza le imprese dello spettacolo a far operare dei lavoratori, artisti o tecnici, in relazione ad uno specifico evento) è obbligatoria e va fatta comunicazione prima che un artista venga fatto salire sul palco. Ma il problema è che questo pare non essere un caso isolato. Sono tante le voci di pagamenti cachet e di problemi con i contributi relativi a questi spettacoli. Oppure può darsi che tutto sia in regola, ma atti e rendiconti non sono pubblici e nessuno pare voler fare luce su queste vicende.
 
Parliamo comunque di un’opera il "Don Pasquale" che in bilancio prevede uno stanziamento di 25 mila euro. Ma non abbiamo a disposizione il rendiconto delle spese affrontate dall’Accademia di Gallina. Tra l’altro questa opera è quella famosa “produzione” della Fondazione esportata a Nuova Delhi dall’11 al 13 dicembre scorso.
 
In realtà tutto sembra tranne che una produzione del Teatro Pirandello. Negli articoli della stampa online indiana si parla di Onofrio Claudio Gallina ma mai della Fondazione. A organizzare il tutto è la “Neemrana Music Foundation” di New Delhi. Sul sito della fondazione indiana c’è anche la locandina e il cast. Ci si rende così facilmente conto che la Fondazione Teatro Pirandello non è il “produttore” (in senso stretto) visto che alla voce “Prodotto da” segue il nome di “Francis Wacziarg”. Il cast è misto: indiano e italiano. Viene citata Agrigento solo alla fine quando si parla dell’orchestra. Scritto, tra l’altro, pure male: “Orchestra Fiolarmonico Coitta di Agrogento”.
 
Un altro nome “noto” nella locandina del cast è però quello del direttore artistico dell’opera: proprio Onofrio Claudio Gallina, scritto correttamente, per fortuna. Lo stesso, tornato dall’India, per esaltare la “produzione della Fondazione” esportata all’estero sottolinea che gli sponsor hanno pensato proprio a tutto: viaggio, alloggio e cachet. Viene da chiedersi: anche il cachet del direttore artistico?
 
Chissà se qualcuno è riuscito a guadagnarci davvero qualcosa da questa esperienza straniera: la Fondazione pare proprio di no. I dubbi pertanto aumentano anche nei “punti forti” della Fondazione. Al centro rimane sempre l’assenza di trasparenza: atti ancora non pubblici nonostante le richieste del Consiglio comunale. Adesso, forse, è arrivata l’ora di chiarire tutti gli aspetti oscuri di questo soggetto privato che gestisce fondi pubblici.

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