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Valle dei templi Cento piccoli progetti

Ci sono tutte le premesse per non solo capire, ma cominciare a realizzare l'idea che la Valle non è il limite allo sviluppo della città, ma l'unica e straordinaria sua possibile condizione

di Giovanni Taglialavoro - 27/03/2017

Siamo tutti molto contenti e compiaciuti dei riconoscimenti che l'imponente patrimonio storico-archeologico e paesaggistico di Agrigento sta ricevendo da media e istituzioni. Tutto è cominciato con Stefano Vivacqua alla presidenza della Provincia, nella seconda metà degli anni Novanta, che riuscì a far riconoscere, dall'Unesco, la Valle come Patrimonio dell'umanità. 

Poi l'istituzione del Parco con l'attuale gestione illuminata. La rigenerazione della Kolymbetra da parte del Fai, ispirata da Giuseppe Lo Pilato, la riattivazione della linea ferrata da parte di Ferrovie Kaos, fino ad arrivare alle nuove recenti scoperte dell'Agorà e del teatro e al nuovo e sano rapporto tra autorità comunali Parco e Soprintendenza. Tutto ciò ha favorito e accompagnato una crescita notevole di visitatori paganti e rilanciata l'immagine del luogo dopo gli appannamenti del passato. 

Ci sono tutte le premesse per non solo capire, ma cominciare a realizzare l'idea che la Valle non è il limite allo sviluppo della città, ma l'unica e straordinaria sua possibile condizione. I gruppi dirigenti politici, amministrativi, professionali, imprenditoriali e culturali debbono adesso rimodulare il loro modo di agire cercando di progettare tutto ciò che possa meglio tutelare, conservare e valorizzare questo enorme patrimonio. 

Penso ad una rete di attività che faciliti l'arrivo, la permanenza e la fruizione dei nostri monumenti e renda desiderabile la momentanea condivisione dei nostri stili di vita. Qui il campo è davvero sterminato. Qui c'è da mettere a frutto l'intelligenza, le competenze, le capacità organizzative e la passione delle nuove generazioni. Le abbiamo viste in azione in alcuni episodi emblematici come la miracolosa ed effimera stagione di Vallicaldi, la creazione del Mudia, le manifestazioni di Ruderi e così via. 

Si elaborino cento piccoli progetti, si creino nuove associazioni, cooperative, circoli culturali che diano servizi e lavoro. Bisogna solamente evitare un rischio: che l'ampliamento numerico significativo dei fruitori non si accompagni necessariamente ad una banalizzazione dell'esperienza da fare nella Valle che da luogo dell'anima non si riduca a quinta per una 'photo opportunity' o selfie: lo spazio dei nostri monumenti deve favorire l'accostamento ad un tempo "altro" da quello che si sta vivendo, quel salutare sperdimento di sé che l'altrove consente soprattutto se esso oltre che i segni dei millenni ci offre modelli insuperati di bellezza.

 

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