Mercoledi 23 08 2017 - Aggiornato alle 09:54

Patrizia Carlozzo prepara i maccheroni di Goethe
Un piatto... storico I maccheroni di Goethe

Proprio nel suo giorno di arrivo a Girgenti, a Goethe fu offerto "uno squisito piatto di pasta". "Goethe li chiama maccheroni, ma saranno stati i cavatelli un po' più allungati", dice Patrizia Carlozzo che li propone nel suo home restaurant

di Debora Randisi - 25/04/2017

Scoprire i sapori della cucina locale e le sue pietanze è componente tra le più interessanti di qualsiasi viaggio. Nei suoi giorni ad Agrigento, tra le tante, una cosa infatti colpì in particolar modo Goethe. I maccheroni. Già, i maccheroni e, a giudicare dal racconto scritto di suo pugno, le graziose ragazze che li preparavano.

Nelle stanze di Palazzo Celauro, solo una tenda verde separava lo spazio offerto a Goethe e a Kniep dal resto della famiglia. In quello stesso stanzone del piano nobiliare Goethe racconta che le donne fabbricavano "maccheroni della qualità più bianca e prelibata", preparati "con il grano migliore e più duro, detto grano forte".

Proprio nel suo giorno di arrivo gli fu infatti offerto "uno squisito piatto di pasta". Le ragazze "rammaricavano di non poterci offrire nemmeno un piatto di qualità sopraffina, che fuori di Girgenti, addirittura fuori della loro famiglia non si può trovare. Direi che quei maccheroni, in fatto di bianchezza e tenerezza, non hanno l'eguale".

Non è un piatto annoverato tra quelli della tradizione tipica girgentana, ma qualcuno, a buon diritto, lo propone oggi come tale. E quei bianchissimi maccheroni fatti in casa descritti dal poeta tedesco nel diario confluito nel libro "Viaggio in Italia", sono ora noti come i maccheroni di Goethe. L'agrigentina Patrizia Carlozzo, madrelingua tedesca ma cresciuta nella città dei Templi, li propone agli ospiti del suo home restaurant insieme ad altri pochissimi altri posti in città, come il ristorante "Il vicolo" che insiste sulla via Celauro. 
 
Farina di grano duro, acqua e sale. Patrizia tira la pasta e lavora i maccheroni rigorosamente a mano, lunghi e lisci. "Goethe li chiama maccheroni, ma saranno stati i cavatelli un po' più allungati, non li preparo infatti con il pollice come facevano le nostre nonne, bensì con il ferretto". Nella traduzione italiana del diario non si legge null'altro a proposito del piatto gustato da Goethe. "Nelle pagine in tedesco ricordo bene che vi è riferimento alla salsa di pomodoro", afferma convita Patrizia che li accompagna dunque con un sugo rosso aromatizzato al basilico.
 
"Uso le conserve di pomodoro, come sicuramente avranno fatto le donne a quel tempo, il mese di aprile non è ancora tempo per il pomodoro fresco", spiega Patrizia. Ecco dunque i maccheroni che portò nel cuore Goethe dopo il suo viaggio. Un piatto semplice, noto a tutte le famiglie agrigentine e che oltre a saper raccontare i frutti della sua terra, narra anche dei viaggiatori che l'hanno esplorata.
 
 

SCRIVI UN COMMENTO A QUESTO ARTICOLO

ARTICOLI CORRELATI

1787-2017
I cinque giorni di Goethe a Girgenti

di Angelantonio Palillo - 230 anni fa la visita dello scrittore, poeta e drammaturgo tedesco che ci ha regalato una delle pagine più belle della letteratura mondiale scrivendo della nostra terra

scrivi alla redazione