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Il caso La città e i grandi eventi, matrimonio impossibile?

Per essere - e non sentirsi - realmente una città basata sull'economia turistica, non basta il Google Camp, non basta un vertice internazionale, non bastano le scelte degli imprenditori: ognuno qui deve fare la propria parte

di Michele Scimè - 10/07/2017

In principio fu il Google Camp nella Valle dei Templi: un evento mondiale, una vetrina formidabile per una città a sedicente vocazione turistica, a scatenare i leoni da tastiera dei social, che lamentavano i disagi, l'impossibilità per quella notte di visitare la Valle, opinavano sul quantum pagato da Google per realizzarlo. Poi fu la volta del musical Notre Dame de Paris, organizzato presso il porticciolo turistico Cesco Tedesco di San Leone per problemi burocratici che rendevano impossibile l'utilizzo dell'area sotto il tempio della Concordia: polemiche a non finire per il traffico, per la temporanea indisponibilità dei parcheggi al porticciolo.

Di questi giorni, ma c'è da scommettere che non sarà l'ultima volta, prima le polemiche per la visita del presidente della repubblica Mattarella, poi quelle per un evento di carattere storico e mondiale che vede Agrigento protagonista: il primo Forum italo-libico necessario per dare un contributo di pace alla Libia, fatto che consentirebbe di ridurre in modo drastico le partenze dei migranti dalla Libia alla volta dell'Italia. Agrigento scelta perchè luogo simbolico, perchè affaccia sul Mediterraneo di fronte la Libia e, certamente, perchè città del ministro degli Esteri Alfano, che aveva anticipato la volontà di realizzare il vertice proprio nella sua città.

Una città a vocazione turistica, normalmente, aspira ad ospitare quante più importanti manifestazioni possibile, per avere visibilità, per farsi ulteriormente conoscere, per dimostrare le proprie capacità ricettive e organizzative. Per averne, quindi, un rientro nel breve, medio e lungo termine dal punto di vista turistico. Ormai, infatti, centinaia di persone si sono impegnate nel business turistico, e negli ultimi anni è stato un continuo fiorire di B&b, locali notturni, pizzerie, ristoranti e altre attività che "campano" con l'indotto turistico.

L'altra mattina ad Agrigento, però, è scoppiato un pandemonio: fila interminabile di auto per raggiungere San Leone, Viale Viareggio chiuso, aperto, richiuso e riaperto al traffico, cittadini e turisti in preda alla confusione. Ora, posto che da tempo si sapeva di questo summit internazionale, posto che evidentemente sarebbero state necessarie misure di sicurezza straordinarie, posto anche che gli agrigentini sono poco abituati a camminare a piedi, ci si chiede se sia mai possibile che un fatto straordinariamente positivo come questo vertice internazionale debba necessariamente diventare oggetto di polemica.

Polemica evidentemente dovuta ad una assoluta carenza di informazioni alla città circa le modifiche della viabilità nella zona interessata, che non è periferia ma il centro nevralgico di San Leone, zona su cui insistono decine e decine di attività economiche che in 8-10 settimane devono incassare più possibile perchè, da settembre in poi, la stagione balneare, e quindi l'afflusso di persone a San Leone, chiude i battenti.

In una città normale, già settimane prima, si sarebbe provveduto ad informare la cittadinanza, attraverso media tradizionali e social network, sulle temporanee modifiche alla viabilità. Si sarebbero tenute riunioni con i commercianti per confrontarsi sulle possibili iniziative, varianti, sugli orari, al fine di evitare ciò che, invece, è accaduto. E, parlando di una città a vocazione turistica, fa impressione leggere le critiche violente - sui maggiori social network - non rispetto alla mancanza di informazioni e alla superficialità con cui si è proceduto nel variare la viabilità, ma contro l'evento, contro il vertice internazionale Italia-Libia, per ospitare il quale, certamente e ovviamente, altre città a vocazione turistica si sarebbero candidate se Alfano non fosse stato perentorio nella scelta.

Gli agrigentini avrebbero dovuto essere orgogliosi e soddisfatti di Agrigento al centro del dibattito internazionale per un fatto positivo e storico, di Agrigento rimbalzata sui maggiori media mondiali. E invece no: Agrigento in preda ad una crisi di nervi per la chiusura di una strada per motivi di sicurezza, semplicemente perchè nessuno ha informato la cittadinanza nei tempi e nei modi dovuti.

Ora, sarebbe superfluo ribadire la straordinaria rilevanza del vertice nella nostra città ma superfluo non è, a giudicare da certe critiche. Speriamo anzi che altri se ne possano ospitare, così come altri Google Camp e manifestazioni che possano garantire alla città una grande visibilità. Ma, per essere - e non sentirsi - realmente una città basata sull'economia turistica, non basta il Google Camp, non basta un vertice internazionale, non bastano le scelte degli imprenditori che - ovviamente facendolo per lavoro devono guadagnarci, ben consci della bellezza di Agrigento -, ognuno deve fare la propria parte.

Il Comune, responsabile ultimo della viabilità, farà meglio, in futuro, a promuovere una campagna d'informazione per i cittadini e tutti gli attori del settore turistico in merito alle modifiche del traffico, confrontarsi con le associazioni di categoria e cercare di ridurre al minimo i pur normali e conseguenti disagi. Gli agrigentini invece, dovrebbero comprendere l'importanza reale di questi eventi per l'intera economia, perchè più eventi si realizzano, più la nostra città diventa appetibile, più si acquisisce visibilità e più turisti arrivano. E più turisti significano più soldi e più occupazione, lavoro, per gli agrigentini: alberghi, ristoranti, pizzerie, locali notturni, stabilimenti balneari, lavorerebbero di più e aumenterebbero le assunzioni, aumenterebbero i consumi, alimentando il circuito virtuoso dell'economia turistica.

Un disagio di due giorni può portare benefici immediati e per anni. Lamentarsi e scatenare proteste, sebbene giustificate come in questo caso per le mancate informazioni, non serve a nulla e, anzi, fa apparire Agrigento come meta inadatta alle grandi manifestazioni, orientando imprenditori e istituzioni verso altre città che, a fronte di piccoli disagi, si rendono conto dell'enorme ritorno economico possibile.

Si abbandoni, una volta per tutte, la dimensione provinciale, la dimensione del "io devo passare dal lungomare con la macchina", del "meglio si facciano altrove perchè danno fastidio", poichè questo modo di pensare diventa, a lungo termine, castrante per le aspirazioni di una città che vorrebbe - e potrebbe - vivere di turismo.

Oggi c'era Alfano a volere il vertice in città, perchè agrigentino, e quindi la manifestazione si è fatta ad Agrigento. Ma non si può, e non si deve, dipendere da una persona che, per quanto influente, può determinare gli eventi. Si deve, con orgoglio, abnegazione e perchè no, qualche sacrificio, lavorare per rendere Agrigento meta ambita, autonoma, funzionale e accogliente verso i grandi eventi. Altrimenti le opportunità finiranno e a noi resterà solo la possibilità di lamentarci sui social network, e stavolta per rimpiangere errori ed occasioni perdute. Ce la possiamo fare?

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