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Prospettive Il solito ignobile falso e i leoni da tastiera

Nel 1999 fa la crociata del sindaco Sodano contro La Stampa. Oggi la sollevazione social nei confronti del Corriere della sera. Due scatti del fotografo Fabrizio Villa a vent'anni di distanza fanno ancora discutere

di Michele Scimè - 18/02/2018

Il Corriere della sera nei giorni scorsi ha pubblicato online un articolo sul libro "Costituzione italiana: articolo 9" di Tomaso Montanari, storico dell’arte, professore dell’Università Federico II di Napoli. Si tratta di un libro sul patrimonio archeologico italiano saccheggiato ed in difesa di quell'articolo della nostra Costituzione che recita tra l'altro "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".

A corredare quell'articolo una foto di Fabrizio Villa. Una di una serie di scatti realizzati oltre vent'anni fa dal fotografo che ritrae con una prospettiva schiacciata e ravvicinata dal teleobiettivo, le colonne del tempio di Ercole e dietro queste i palazzi dell'estremo lembo della città che si affacciano sulla Valle dei templi.

Meno di 24 ore dopo la pubblicazione sul web insorgono i leoni da tastiera. Dapprima l'indignazione sui social network, seguita da una impressionante serie di post e commenti contenenti insulti ed improperi di vario genere. C'è chi vorrebbe denunciare il fotografo, chi il giornale che quella foto ha pubblicato. Poi, addirittura, il sindaco di Agrigento che solennemente sulla sua pagina Facebook annuncia di voler dare "mandato all'ufficio legale di verificare gli estremi di un'azione legale nei confronti del Corriere della sera" chiarendo che non saranno più tollerate "infamia e falsità".

Reazioni sanguigne, di pancia, ancorchè spropositate. Compresa quella del primo cittadino di Agrigento, al quale qualcuno farebbe bene a consigliare di desistere dal ricorso alla carta bollata e risparmiare alle già asfittiche casse comunali l'ennesima inutile spesa per una causa persa. Senza dubbio, meglio concentrare sforzi e risorse sulle tante criticità della città. Personalmente, mi infastidiscono più la sempre precaria situazione idrica, la città sporca e disordinata, il centro storico che crolla, che i presunti danni d'immagine per una foto.

Il fatto però suggerisce alcune altre considerazioni. A cominciare dal fatto che per comprendere bene questa paradossale situazione è necessario contesualizzare il tutto. Si può senz'altro partire dal ribadire che la foto in questione, che fa parte di una serie, risale a più di 20 anni fa. L'artista che l'ha scattata non ha fatto ricorso ad alcuna manipolazione, ma ha semplicemente utilizzato la prospettiva schiacciata del teleobiettivo. Poi, vent'anni dopo, in una redazione, quella foto qualcuno la tira fuori facendo una ricerca d'archivio e la utilizza per corredare un articolo su un libro che ha quale tema l'edilizia selvaggia, e c'è chi se la prende col fotografo?

Sembra chiaro ed evidente che quella foto - una foto artistica e con un messaggio chiaro - più che veritiera sia suggestiva e scattata allo scopo di destare scandalo, di fermare l'attenzione su un problema a cui porre un argine. Ed è bene ricordare che quando sul finire del secolo scorso, quella foto, insieme ad altre, venne scattata, si profilava ad Agrigento una nuova aggressione della zona archelogica favorita da una classe politica che calcava la mano sul tema dei condoni edilizi e si adoperava per restringere i confini di quello che è oggi il parco archeologico. Anche grazie ad una campagna di sensibilizzazione sui media italiani ed europei, che usò anche quelle foto, oggi godiamo di un patrimonio monumentale integro anche nel suo contesto.

C'è piuttosto da chiedersi dove fossero e cosa facessero a quell'epoca gli odierni leoni da tastiera. Chi si indigna oggi, metà febbraio 2018, per una foto di vent'anni fa e non si indignava vent'anni fa quando il tentativo di un ulteriore scempio, di un altra letale aggressione all'area della Valle stava per compiersi? A frugare nei ricordi, la risposta è no, non ci si indignava in questa misura. Chi difendeva la Valle era una parte davvero minoritaria della popolazione. E' storia il fatto che il blocco sociale costituito dai cosiddetti "abusivi della zona A" era decisivo nell'eleggere persino il sindaco della città.

Anzi, a questo proposito vale la pena ricordare che proprio il sindaco di allora, Calogero Sodano (poi sorprendentemente eletto persino senatore della Repubblica, fortunatamente per una sola legislatura), diede vita ad una sua personale crociata contro una foto, del tutto simile a quella oggi oggetto di scandalo, pubblicata nel 1999 dal magazine de La Stampa, "Lo Specchio". Anzi, di più: quella foto, che ritraeva con la prospettiva schiacciata il tempio della Concordia e dietro gli orribili tolli di Agrigento, era proprio dello stesso fotografo, Fabrizio Villa.

Sodano, che è ad oggi l'unico condannato (ma non il solo responsabile) in via definitiva per aver favorito l'abusivismo edilizio, venne successivamente in prima persona denunciato per un caso di abusivismo in ona archeologica. Indelebile resta il suo tormentone "Il solito ignobile falso", con tanto di manifesti con questo titolo e la foto incriminata appesi ai muri della città. Anche vent'anni fa c'era chi, persino dai posti di comando, si indignava per le foto dalla prospettiva schiacciata ma non per i tolli che sfregiarono la collina di Girgenti e per gli abusi nella zona a vincolo di inedificabilità assoluta. 

Si badi bene: il sacco di Agrigento e l'abusivismo in zona A del decreto Gui-Mancini, fenomeni racchiusi in un arco temporale di circa 30 anni, costituiscono due casi di scuola. Per sincerarsene basta dare un'occhiata ai testi che studenti di architettura e ingegneria usano da trent'anni nelle università italiane. E anche in questo caso, passandosi una mano sulla coscienza, la domanda è d'obbligo: dov'erano gli odierni leoni da tastiera quando, tutti protetti dal cinismo della classe politica, i palazzinari devastarono Agrigento ed i costruttori spontanei misero a duro rischio il patrimonio archeologico?

 

 

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