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Riqualificazione in... giallo C'è del marcio in piazza Lena di Michele Scimè - 05/01/2016

Il direttore dei lavori, nominato dall’Ente appaltante di un’opera pubblica, deve “controllare che i lavori siano eseguiti a regola d’arte secondo i canoni della tecnica delle costruzioni”, “controllare che i lavori siano eseguiti in totale conformità al progetto ed alle condizioni del contratto”; “procedere all’accettazione dei materiali forniti dall’appaltatore, i quali devono essere rispondenti alle prescrizioni del contratto ed all’esigenza di non pregiudicare la qualità e funzionalità dell’opera”.

Fin qui la norma, nazionale e regionale, nelle sue linee guida essenziali. Poi c’è la Repubblica Agrigentina, dove un progettista di chiara fama e direttore dei lavori progettati – oltre a utilizzare le proprie competenze tecniche per guadagnarsi una parcella a tanti zeri – aggiunge alle proprie prerogative anche quella di andare in giro a dire che il (suo) progetto “è stato stravolto”.

Il quotidiano online Agrigentooggi.it ha pubblicato ieri l’amaro sfogo del progettista, direttore artistico e dei lavori, Giuseppe Pellitteri, architetto e ingegnere, professore ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana, Scuola Politecnica – Dipartimento di Architettura, vice direttore del Centro internazionale di ricerche sui Centri storici dell’Università degli Studi di Palermo.

Ma da ieri, dopo la lettura di quell'intervista, di quelle parole, un tarlo è nella mente di ogni agrigentino consapevole. Il caso delle piazze Lena e San Giuseppe si tinge dunque di giallo. E se fossimo a Montelusa invece che ad Agrigento, ci sarebbe del lavoro per il commissario Montalbano. Nel peggiore dei casi, la vicenda offre alla casa editrice Sellerio lo spunto per una nuova raccolta di racconti: dopo "Ferragosto in giallo", "Carnevale in giallo", e via dicendo, si potrebbe aggiungere anche "Riqualificazione in giallo".

Ma chi lo ha stravolto, questo progetto? Chi può stravolgere un progetto all’insaputa di un direttore dei lavori? Le leggi nazionali, regionali e le regolamentazioni locali non consentirebbero a nessuno di “stravolgere i progetti”. Saremmo in presenza di fenomeni di “abusivismo”.

Ma una spiegazione deve esserci. E oggi, gli agrigentini si chiedono: chi si è introdotto furtivamente nei cantieri del centro storico a “stravolgere i progetti” all’insaputa del progettista/direttore dei lavori, pure (in teoria) presente sui luoghi? Chi si è macchiato di queste colpe, ingannando la popolazione ignara e speranzosa di vedere realizzate le meravigliose piazze rappresentate sul progetto originario e autentico, quello non stravolto?

A queste domande bisognerà dare delle risposte, subito, anzi prima. Gli ordini professionali, l’università, le procure e gli eserciti devono prendere immediata posizione contro chi ha ingannato tutti e ha “stravolto i progetti”, inserendo, durante i lavori, furtivamente, elementi tanto incongrui quanto “brutti”, enormi e “volgari” e, diciamocelo, leggermente costosi.

Gli agrigentini hanno diritto di sapere. Il direttore dei lavori ha tutto il diritto di veder preservato il suo progetto, naufragato a sua insaputa. Salviamo le piazze e la dignità del professore.

 

La foto in alto è di Daniele Pullara

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