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Bellini, l'uomo del Pd Il più firettiano dei firettiani

Una dichiarazione è rimbalzata sui social network. Alla domanda "qual è la sua opinione in merito alla candidatura di Lillo Firetto?" è seguita una risposta scioccante. Che pone fine ad un'esperienza elettorale durata appena un battito d’ali

di Michele Scimè - 02/03/2015

Sembrava tutto chiaro. Da una parte Firetto, coi suoi movimenti civici e l’appoggio di Alfano, Di Mauro e pezzi sparsi del fu centrodestra agrigentino; dall’altra la coalizione “Agrigento 2020”, con le primarie e la scelta sostanzialmente fra l’uomo individuato in extremis dal Pd, Epifanio Bellini, e il presidente dell’Akragas Calcio Silvio Alessi, sostenuto da Patto per il territorio e Pdr in primis, ed i guastatori Vita e Marchetta. E tra i due schieramenti, gli outsider  Marcolin, Di Rosa, Cirino, ecc.

Questo lo scenario che faticosamente sembrava essersi delineato fino a ieri, quando i vertici del Pd agrigentino avevano di fatto dovuto ratificare il via libera alla candidatura alle primarie di coalizione di Epifanio Bellini, segretario del circolo cittadino “Berlinguer”, persona molto per bene e specchiato professionista.

Sembrava tutto chiaro quando ieri mattina il nostro giornale aveva raccolto le prime dichiarazioni  di Bellini, proponendole come le motivazioni e la linea dell’unico uomo di centrosinistra in campo nello scenario della campagna elettorale che porterà alle amministrative di maggio.

Dall’intervista a Bellini sembrava tutto chiaro. Era uscito un quadro perfettamente in linea con quanto ci si possa aspettare da un candidato Pd: parole pacate sulle necessità di rinnovamento della classe dirigente, a cominciare dal partito per finire alla città, di ricostruire un’etica pubblica di partecipazione disinteressata alla vita politica, di affrontare con decisione i problemi amministrativi legati al bilancio del Comune, e, su precise domande, giudizi sui competitor seguite da signorili risposte.

Sembrava tutto chiaro, finchè nel pomeriggio di ieri è rimbalzata sui social network, e condivisa  dallo stesso Bellini, una nuova intervista rilasciata a “Malgrado tutto”. Ricalcando più o meno quanto già dichiarato dal neo frontman del  Pd, l’intervista fa segnare un clamoroso quanto inatteso colpo di scena con la risposta alla domanda dell’intervistatrice “Qual è la sua opinione in merito alla candidatura di Lillo Firetto?”.

“Ritengo – risponde Bellini - che tutto quel che ha messo in campo fino ad oggi sia qualcosa che nel panorama politico dell’hinterland agrigentino rappresenti un faro, una linea guida. Non tanto per le cose che più facilmente possono saltare agli occhi, quanto per una modalità di amministrare, che è quella di colui che non ha lasciato alcun opzione, alcuna risorsa, alcuna opportunità indietro. Ha tentato cioè di sfruttare tutto quel che è possibile. Penso che questa debba essere anche la nostra linea, il nostro indirizzo. Agrigento deve essere finalmente amministrata cogliendo tutte le opportunità, partendo dai fondi europei, ma anche contando sulle risorse economiche, che già ci sono, e che devono essere messe in moto”.

Certo, l’intervista sarebbe forse dovuta andare avanti con un’ulteriore domanda, e cioè: perchè allora, stando così le cose, ed essendo Firetto “un faro, una linea guida nel modo di amministrare”, votare Bellini o Alessi alle primarie di Agrigento 2020? E soprattutto, stando così le cose, essendo Firetto “un faro, una linea guida nel modo di amministrare”, essendo questo il giudizio dell’uomo chiamato a rappresentare il Pd, perchè il suo partito non ha cercato e trovato un dialogo ed un’intesa col “faro” medesimo?

Quando tutto sembrava chiaro, si scopre invece  che il candidato del Pd, espressione della base del partito, concentrato degli umori e sintesi del pensiero dei circoli del partito di Renzi, vede in Lillo Firetto il sindaco ideale, il punto di riferimento, e nel modo di amministrare del sindaco empedoclino il faro illuminante, il Nord, la vera ancora di salvezza della perduta Agrigento.

Nemmeno il più firettiano dei firettiani avrebbe saputo esprimere così precisamente e teneramente i sensi della più profonda stima verso quello che inevitabilmente si avvia a diventare sindaco di Agrigento, stando così le cose, praticamente a furor di popolo. Sconcerta però che sia il candidato del Pd a declamare le lodi di quello che dovrebbe essere naturalmente l’avversario principale di questa campagna elettorale. Va bene la signorilità nel giudicare gli avversari, ma da qui a magnificarne le gesta davvero ce ne corre.

Non possiamo nemmeno farci sfiorare dal dubbio che quella risposta sia stata fraintesa da una brava giornalista, e men che meno possiamo ritenere smentibili quelle dichiarazioni, visto che è stato lo stesso Bellini a farla rimbalzare sui social network.

Molto più probabilmente si è trattato di un’ingenuità, di un banale incidente di comunicazione, che tradisce però una linea politica piuttosto confusa. Passare dalla sera alla mattina da segretario di circolo a candidato Pd alle primarie di coalizione può essere un salto non da poco. Cambiare abito mentale in poche ore può non essere facile, tanto più se si è – non ce ne voglia Bellini, non è un’offesa – politicamente acerbi.

A questo aspetto altri avrebbero dovuto pensare proponendo la candidatura di Bellini; così come altri avrebbero dovuto consentire la crescita, “allevare” come si usava un tempo nel Pci (vero Angelo Capodicasa?) i giovani politicamente da formare e svezzare prima di schiudergli orizzonti da amministratori. La colpa qui è grave ed è possibile attribuirla solo a quanti da più di trent’anni occupano gli stessi spazi politici senza consentire un vero ricambio generazionale. Il Pd ad Agrigento paga tutto questo ad un prezzo molto alto.

Ed infine, ma lungi dall’auspicare una maxi-coalizione, ad Epifanio Bellini, la cui esperienza elettorale sembra durata un battito d’ali, ma anche ai vertici del partito, Capodicasa, Zambito, Panepinto, ecc., è lecito chiedere: se Firetto è il “faro”, la “linea guida” del modo migliore di amministrare, non era più semplice accodarsi a Firetto invece di allestire improbabili coalizioni?

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