Mercoledi 15 08 2018 - Aggiornato alle 16:27

vade_retro_partiti
Nuove tendenze elettorali Vade retro, partiti

Quello che fu l'artifizio vincente per il giovane Marco Zambuto sembra oggi quasi un'ossessione soprattutto per quei candidati a sindaco che godranno dell'appoggio dei partiti politici

di Michele Scimè - 27/03/2015

La campagna elettorale per l'elezione del nuovo sindaco di Agrigento sembra affermare una tendenza, certamente non inedita nei fatti, ma verbalmente e comunicativamente ben più accentuata e diffusa, che ha preso le mosse nel recente passato. La nouvelle vague si rifà innegabilmente a quello slogan “Agrigento sopra ai partiti”, che, ahinoi, vero si dimostrò solo a parole, segnando il primo ingresso di Marco Zambuto a Palazzo dei Giganti.

Quella che sul finire del primo decennio del nuovo secolo fu l'artifizio vincente per il giovane sindaco Udc, poi Pdl, infine Pd, sembra però oggi quasi un'ossessione soprattutto per quei candidati a sindaco che godono e godranno dell'appoggio dei partiti politici tradizionali o delle propaggini territoriali di questi. Come se la funzione dei partiti non fosse quella di fare politica e come se ci fosse da vergognarsi di appartenere o essere espressione di ben individuate aree politiche.

E' il caso di Silvio Alessi. Un caso di cronaca, visto che la comparsa sullo scenario politico è stata sancita solo domenica scorsa dalle primarie di Agrigento 2020. Appena eletto dai 4.180 agrigentini approdati ai gazebo, Alessi ha subito tenuto a precisare di essere solo un imprenditore. “Non sono né di destra, né di sinistra. Sono espressione di un movimento civico”, ha puntualizzato. E solo ieri ha aggiunto di non essere il candidato di Forza Italia.

Come se quell'immagine di qualche anno che circola in rete con Silvio Berlusconi fosse solo uno foto tra imprenditori. E come se nulla contasse il fatto di essere stato proposto quale candidato della coalizione Agrigento 2020 dal vice segretario regionale di Forza Italia, Riccardo Gallo, leader e fondatore del Patto per il territorio, di un movimento politico cioè figlio delle dinamiche politiche siciliane e provinciali del centrodestra. Gallo che è a sua volta uomo di Dell'Utri, il più fedele tra i fedelissimi del Silvio nazionale. E per dirla tutta, il nome di Alessi è stato proposto e sostenuto anche dal leader del Pdr, l'ex Forza Italia Michele Cimino. Insomma, se non è espressione del centrodestra questa...

Con le dichiarazioni alla stampa però si cerca di spingersi oltre i partiti, brutti, sporchi e cattivi. Per la necessità di prendere le distanze, all'occhio dell'opinione pubblica. Come se le responsabilità del dramma nazionale ed ancor più cittadino, fosse da ricondurre ai partiti e non alle azioni degli uomini che stanno dentro ai partiti. Come se la colpa dello sfascio che ci circonda fosse dei contenitori politici e non del contenuto di questi.

Lillo Firetto, per esempio, dei partiti non vuol proprio sentir parlare. Non passa occasione per il sindaco empedoclino di ribadire come la sua iniziativa politica sia strettamente civica. Non ne vuole proprio sapere di ammettere che i partiti, nel suo progetto politico, ci sono eccome. Disposto a contraddirsi pur di tenere alla larga sigle e simboli, per cavalcare a tutti i costi la tendenza che vede da tempo gli italiani nutrire una profonda sfiducia non solo verso tutti i partiti, da destra a sinistra, ma della classe politica in genere.

"I simboli non mi identificano. Se c'è l'Ncd, di cui tanto sento parlare per esempio, non mi identifico con l'Ncd né con altri simboli”, ha dichiarato Firetto, ex capogruppo dell’Udc all’Ars, in un’intervista recentissima ad Agrigento Notizie. “Di cui tanto sento parlare”, dice. Lasciando intendere che sono altri a parlane e lui non ne sa nulla. Eppure non è passato molto tempo dalla intervista rilasciata ad Agrigentosette, in cui Firetto portava avanti, con coerenza, tutt’altro ragionamento. Il suo partito di appartenenza, l’Udc, “chiuso il suo percorso”, affermava spiegando come fosse nell'alleanza col Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, la nascente Area Popolare, il naturale approdo della sua esperienza politica.

Altra visione hanno invece gli esponenti politici che nei partiti si muovono, com'è normale che sia, con naturalezza e disinvoltura. E con naturale disinvoltura sono disponibili a parlare delle manovre politiche ed elettorali. Così, per esempio, ad Enzo Fontana, deputato regionale e referente del partito di Alfano ad Agrigento, non costa nulla ammettere invece ciò che per Firetto risulta impronunciabile, cioè che il sindaco di Porto Empedocle è l’uomo che Alfano appoggerà alle elezioni, con una lista di candidati al consiglio che se non avrà il simbolo del Nuovo centrodestra avrà quello di Area Popolare. Lo stesso dicasi per Roberto Di Mauro, che con quel che resta del Movimento per l'Autonomia, senza problemi afferma che le candidature d’area confluiranno nelle liste civiche a sostegno della candidatura del biondo sindaco.

Per non parlare poi di quello che impropriamente proprio noi di Agrigentosette battezzammo come “Patto di Pozzallo”, la circostanza cioè in cui la scorsa estate Angelino Alfano e Lillo Firetto misero a fuoco strategia e termini della candidatura a sindaco di quest'ultimo. Niente di male, si badi: solo un normalissimo dialogo tra esponenti politici. Eppure Firetto nel corso delle ultime settimane s'è addirittura premurato di sprecare ampi stralci di interviste per smentire quell'incontro – otto mesi dopo – arrivando addirittura a bollare l'articolo che ne parlava come “invenzione giornalistica”. Come se un semplice cronista potesse possedere capacità divinatorie, considerato che quanto allora raccontato corrisponde pedissequamente a quanto poi accaduto negli otto mesi successivi.

E nell'ultima settimana il sindaco di Porto Empedocle riduce a uno scambio di battute, che suonano come una pacca sulla spalla, il dialogo politico con il ministro agrigentino. “Nel mese di gennaio al Ministero, dove mi trovavo per questioni legate a Porto Empedocle l'ho incontrato – afferma sempre nella sua ultima intervista – e mi ha chiesto con stupore il perché scegliessi di lasciare l'attività da deputato, quasi che mi fossi ‘retrocesso’ da solo. Ha detto che è a favore di chi vince, per dare sostegno a chiunque sarà chiamato a governare".

Il sogno di Firetto è quello di ergersi al di sopra dei partiti per un “governo di salute pubblica”. Un progetto politico a cui vorrebbe veder partecipare tutti i partiti, i movimenti e le associazioni, in modo da non potersi identificare con nessuno di questi. Ma a sostenere la sua candidatura, sono oltre le numerose associazioni e gli esponenti del Mpa che confluiranno nelle liste civiche, le sigle di partito dell’Udc e del Ncd.

Ma alla fine i nodi vengono al pettine. Firetto non potrà nascondere i partiti a lungo. Presto entro la fine di aprile, arriverà il giorno dell’ufficializzazione delle liste collegate ai candidati in corsa a Palazzo dei Giganti. E allora non ci sarà più nulla da nascondere. Ma nemmeno nulla di cui vergognarsi.

SCRIVI UN COMMENTO A QUESTO ARTICOLO

scrivi alla redazione