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Trend Gli adolescenti e l'errore alcolico di Chiara Mirotta - 17/03/2014

Si chiama binge drinking ed è un fenomeno destinato a crescere, una tendenza che pare non arrestarsi: adolescenti alla ricerca di uno sballo fornitogli dai fumi dell’alcol, uno sballo che non riescono a trovare nel semplice e tradizionale “stare insieme”, nel condividere una serata. Tutto ciò innesca una serie di gravi conseguenze, come banalmente il fatto di mettersi ubriachi alla guida di scooter e auto, mettendo così a repentaglio la vita propria e quella degli altri, ma anche la necessità di sperimentare nuove sensazioni ed emozioni sconosciute, fino a cedere, ad esempio, a rapporti sessuali prematuri e promiscui.

Grande responsabilità è la mancanza di lucidità, generata naturalmente dall’uso di bevande inebrianti, ma anche di sostanze stupefacenti, le cosiddette droghe leggere. Ma restiamo all'alcol. Il numero dei giovani agrigentini di età compresa tra i 13 e 18 anni che ne fa uso cresce in modo preoccupante.

Valicando i dati registrati dal Sert che lo scorso anno definiva il quadro allarmante, è facile capire quale sia la gravità del fenomeno. Basta semplicemente fare un giro tra i locali della città per rendersi conto di quanti piccoli uomini e piccole donne acquistano bevande alcoliche per trascorrere una serata diversa, all’insegna di un divertimento storpiato, inventato, forzato. Recentissimo ad Agrigento è il caso del ragazzo di 16 anni finito in coma etilico al San Giovanni di Dio dopo una "Nek nomination", una sfida tra amici a chi beve di più. Una bravata, ma, si badi, purtroppo non un caso isolato, che solo per fortuna si è conclusa senza conseguenze letali.

Dopo aver visitato alcuni bar e locali della città, abbiamo, con grandi difficoltà, contattato genitori e figli per farci raccontare le loro storie. Non è stato facile “far parlare” i soggetti interessati, e il  risultato delinea una situazione poco rassicurante. Naturalmente nessun nome e nessun cognome, l’anonimato è stato espressamente richiesto.  

I più “maturi” ricordano perfettamente che per bere e nello stesso tempo risparmiare, ci si recava nei supermercati, si acquistava il prodotto e lo si consumava nei vicoli della città. Adesso non è così, è solo una minoranza che pratica simili modalità. Generalmente, secondo quanto abbiamo visto ed in base ai racconti degli intervistati, è facile bere nei locali, a dispetto della crisi che attanaglia il Paese, si hanno più soldi a disposizione e ci si ubriaca facilmente. La birra è la bevanda maggiormente diffusa e se i gestori dei locali, attenendosi alla legge, negano l’acquisto di cocktail o roba simile, basta semplicemente chiedere all’amico maggiorenne di fare “una scorta” in modo che i più piccoli possano bere.

Come detto, le conseguenze sono devastanti se poi si pensa che gli stessi piccoli ubriachi devono tornare a casa guidando uno scooter o addirittura la macchina.  Abbiamo chiesto ai ragazzi un semplice “perché”, perché ci si riduce così giovani ad aver bisogno di bere per sfuggire da una realtà che a 14, 16 o 18 anni dovrebbe essere spensierata e libera da ogni preoccupazione. E invece dietro quel sorriso ingenuo si nasconde una realtà fatta di mancate attenzioni, di caratteri problematici, di paure sociali, di guerre tra padri e madri separati o divorziati, di genitori spesso incapaci di avere un rapporto di dialogo coi figli. Sono andate  perdute le sicurezze, i veri valori, si cerca un “io” che si tenta di costruire forzatamente.  

Sembra un cliché ma le parole utilizzate dai ragazzi, tra lacrime e sorrisi amari, sono state proprio queste. E le punizioni attuate dai genitori?  Secondo quanto raccontato, non servono proprio  a un bel niente. Una giovane ha tranquillamente risposto: “Se mi scoprono con brutte compagnie o se torno brilla, la punizione è quella di non farmi uscire di casa per un paio di giorni o anche per una settimana, ma tanto io ho Facebook e continuo a parlare con chi voglio, rimango in contatto con i miei amici e aspetto che i giorni passino… tanto prima o poi devono farmi uscire nuovamente”.

I genitori sono a tratti disperati, più spesso rassegnati. E la risposta più comune è stata: “Cosa posso fare di più?”.  Non capiscono, o meglio non riescono a capire come sia stato possibile arrivare a questo punto, non riescono ad accettare il motivo di comportamenti deviati dei loro piccoli, che in realtà considerato l’atteggiamento e le risposte date da questi adolescenti sembrano non così tanto piccoli, ma uomini e donne già fatti.  

Il tutto è condito dagli effetti dell’eccesso di alcol: molte ragazze, all’età di 14 anni, hanno già sperimentato il loro primo rapporto sessuale. I primi baci sembrano aver perso il romanticismo di una volta. La sessualità è confusa, non si capisce quale sia l’inclinazione e si prova di tutto. Naturalmente il discorso non vale per tutti, ma sono tanti i ragazzi e le ragazze che vivono questa condizione. Parte del mondo giovanile si è trasformato in un “errore alcolico”.

Ha meglio spiegato la dott. Morena Mattina, psicologa, specializzanda in psicoterapia funzionale–corporea, che svolge attività clinica e di ricerca e si occupa di interventi mirati atti ad interrompere i circuiti dello stress negativo dannoso e logorante per la salute della persona.  “Fare uso di alcol è un’abitudine culturalmente coltivata ed economicamente incoraggiata;l’uso di bevande alcoliche riguarda una larghissima fascia di fruitori, sempre più giovani, spesso inconsapevoli dei rischi. Il binge drinking, in parole povere bere per ubriacarsi, è un fenomeno in crescita. I giovani cominciano a bere all’ora dell’aperitivo e si continua fino a tarda sera. Il tutto è aggravato dall’uso di tali bevande a stomaco vuoto e si raggiunge l’ubriacatura in tempi molto brevi. Perché accade tutto questo?“.

"Non tutti i ragazzi bevono - spiega la psicologa - ma il motivo per cui gli adolescenti fanno uso di alcol è collegato al ‘non sentire’ il disagio nelle relazioni sociali, bevono per protesta, noia e insicurezza. L’età si abbassa sempre di più, si parla anche di preadolescenti: da una ricerca del Ministero della Salute salta fuori che all’età di undici anni alcuni ragazzi hanno già provato la prima sbronza. I giovani di oggi hanno poca forza per affrontare le frustrazioni legate al cambiamento tipico dell’adolescenza e così, non tollerando questo disagio, ricorrono alle trasgressioni. Cercano di dare un’immagine intelligente e sicura andando alla ricerca di un qualcosa che abbassi i freni inibitori. L’alcol anestetizza il dolore e  allontana i giovani dai loro problemi, ma naturalmente non è così”.

I genitori, con un minimo di attenzione, possono capire se il proprio figlio fa uso di alcol se questo presenta alcuni semplici sintomi, come un minore controllo dell’emotività, un maggiore nervosismo e il tipico “chiudersi nel proprio mondo”. Un altro modo per percepire tale situazione è attendere che il proprio figlio torni a casa, aspettarlo, guardalo in viso, capire se è brillo o ubriaco e parlargli.

“Molti genitori - conclude  la dott. Morena Mattina - sono molto confusi e spaventati del ruolo di madre e padre e scappano dai problemi perché riconoscono in questi il proprio fallimento. Dovrebbero fare invece riferimento ad esperti, a psicologi, a consultori o comunque figure specializzate che possano sostenerli e aiutarli ad affrontare efficacemente la situazione”.

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