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Truffatore o vittima? La storia di Max Tararà Vella: "Io minacciato di morte e in fuga, ma senza soldi"

L'imprenditore agrigentino nega di essere scappato coi soldi incassati nella gestione dell'esclusivissimo "Pepero Club" di Porto Cervo ma di essere stato costretto a scappare perchè minacciato di morte

di Michele Scimè - 10/08/2014

Fuggire con 250 mila euro in valigia è certo una cosa che fa notizia. E ad Agrigento fa naturalmente ancor più notizia se è un agrigentino il protagonista di una presunta truffa di simili proporzioni. Sotto l'ombrellone poi notizie del genere catturano l'interesse dei lettori. Ed è così che sul web s'è scatenata la ricerca di informazioni su Calogero Vella, detto Massimo, conosciuto in città anche col soprannome di Tararà. 

Una vita avventurosa, non c'è che dire, quella del quarantaquattrenne imprenditore, titolare di un'impresa edile fino a 5-6 anni fa. Calogero Vella, abbandonato il mattone, più recentemente in Costa Smeralda aveva deciso di tentare la carta dello show business. Lì, a Porto Cervo, l'agrigentino, che si faceva chiamare Max, era riuscito a farsi concedere la gestione di un famoso e frequentatissimo locale, il "Pepero Club", l'esclusivo disco dinner club di proprietà dello storico patron Gianni Principessa.
 
Quello scelto da Max per questa nuova avventura non è un posto qualsiasi della Costa Smeralda. E' una magnifica villa, le cui terrazze si affacciano direttamente sull'incantevole golfo del Pevero di Porto Cervo. Dicono le recensioni sul Pepero Club: "Da sempre tempio indiscusso della mondanità e del buon gusto, questa location ha consolidato negli anni la sua fama, divenendo il punto di riferimento per un pubblico estremamente esigente e raffinato".
 
Meno raffinata è stata la fuga dell'agrigentino "col malloppo", come hanno raccontato tutti i giornali, nel bel mezzo della stagione estiva, cosa che potrebbe determinare la chiusura definitiva dello storico club. Secondo quanto avrebbero denunciato i lavoratori del "Pepero", Max Vella sarebbe fuggito con i soldi degli incassi dell'ultimo periodo che sarebbero serviti per pagare personale e fornitori del celebre ristorante-discoteca, e con il danaro ottenuto da prestiti bancari richiesti (non si sa a nome di chi); in totale 250 mila euro, appunto. Su questi fatti la magistratura ha aperto un'inchiesta e la Guardia di finanza ha avviato delle indagini.
 
Il quotidiano La Sicilia che oggi ha pubblicato un articolo con le dichiarazioni di Vella oggi è andato letteralmente a ruba ad Agrigento. A Francesco Di Mare che ha firmato il pezzo, Max Vella ha preannunciato denunce per quanti lo avrebbero diffamato: "I fatti - ha detto - non sono come ve li hanno raccontati. E’ vero ho fatto qualche debito, ma quale reato avrei consumato? Quante ditte falliscono e fanno debiti? E’ vero sono andato via lasciando il locale e qualche debito, ma l'ho fatto perché mi hanno minacciato di morte, mi hanno danneggiato l’auto e per questo motivo ho paura. Ecco perché sono scappato dalla Sardegna. Lunedì mi recherò dalla Guardia di Finanza per denunciare quanto mi è accaduto".
 
Vella racconta anche di non avere un euro in tasca. "Mi sono rovinato per colpa di certa gente aggiunge - . Ho incontrato Gianni Principessa il quale mi ha venduto il locale per 60 mila euro, gliene ho dati 25 mila cash, ma gli affari sono andati molto male a causa di una stagione pessima. Non riuscendo a fronteggiare le spese ho cominciato a essere minacciato e per questo ho deciso di scappare, ma senza alcun bottino. Ho tutto registrato, compresi gli sms con le minacce".
 
Certo, messa così la storia assumerebbe tutt'altra fisionomia. Le indagini faranno comunque chiarezza. Ma precedenti disavventure di Vella lasciano ragionevolmente nutrire dei dubbi sulla veridicità di questa versione dei fatti. A Porto Cervo, per esempio, qualche sospetto su Massimo Vella hanno cominciato ad averlo nel giugno scorso, quando per l’inaugurazione del locale era previsto il concerto dei Gipsy Kings. Allo spettacolo, però, dei Gipsy King nemmeno l'ombra: "C'era solo il chitarrista", racconta uno dei dipendenti. E infine poche settimane fa, il 19 luglio scorso, una serata del "Pepero" annunciava l'esibizione del rapper americano Coolio. Peccato che a Porto Cervo si presentò solo un suo sosia. E Vella finì così sui giornali locali.
 
Sul web tracce di avventure e disavventure con Tararà protagonista non mancano certo. A cominciare dal 2008, quando Max Vella fu dirigente dell'Akragas Calcio e persino in procinto di diventare presidente. "Ho dei soldi di cui non so cosa fare e voglio spenderli nel calcio", disse invece al microfono di Gerlando Micalizio. La trattativa per diventare presidente dell'Akragas saltò e non se ne fece più niente. E alla fine l'imprenditore agrigentino approdò al Licata Calcio col ruolo di vice presidente. 
 
Prima di tutto ciò, Vella era stato dirigente anche del Favara Calcio ed in seguito a telefonate minatorie ("Una telefonata anonima", spiegò, minimizzando, intervistato da Angelo Ruoppolo per Teleacras) interruppe i suoi rapporti con la squadra favarese.
 
Calogero Vella detto Massimo tentò anche la fortuna in politica. Infatti fu candidato alle elezioni provinciali del 15 e 16 giugno 2008 nella lista dei Democratici autonomisti. E non gli andò tanto bene. Tra i dieci candidati della lista a sostegno del candidato presidente, poi eletto, Eugenio D'Orsi, Vella ottenne soltanto 63 preferenze.
 
Nel 2011 Calogero Vella detto Massimo approdò in Spagna dove gli dedicarono persino pagine su Facebook e su Twitter, offrendo una sorta di taglia a chi poteva fornire informazioni per rintracciarlo. Gli dedicarono addirittura un blog per smascherare il presunto truffatore e bloccarne l'azione. E se gli amici agrigentini del suo vero profilo Facebook durante la sua trasferta spagnola lo chiamavano Tarareros, chi gli dava la caccia sul web lo chiamava Estafador, il truffatore. Ecco cosa è scritto testualmente il blog a lui dedicato con una traduzione approssimativa in italiano, probabilmente ottenuta dallo spagnolo all'italiano attraverso il servizio di traduzione automatica di Google. 
 
"Quest'uomo è dedicato a ingannare la gente, offrendo nuove imprese e bilking mille modi e poi sparire con i soldi senza pagare nessuno. Tra i suoi movimento comunista è la ricerca di "innocenti" che le opportunità di business congiunto nel quadro non compare mai, dopo mille e una scuse. sta anche sfacciatamente così compulsivamente per convincere e guadagnare la vostra fiducia. Medium inizio attività, la disposizione dei documenti agli immigrati per i soldi, prende le professioni più a barare, si può dire che è un medico, chirurgo ortopedico, chef di cucina presso i ristoranti principali, investigatore privato, è molto fantasioso e non ha limiti per raggiungere il tuo obiettivo: frodare. E non ingannare gli amici e gli amici senza esitazione. Qui a Granollers (Spagna) ci sono diversi che hanno colpito il contatto liscia. Da quello che sappiamo ora venuti da quella parte di Sevilla (Spagna) è ora in Italia con i soldi truffati qui. Se queste cose nella vita accade di nuovo .. ci sono persone che stanno cercando, senza successo. Se si riesce a dichiarare la loro ubicazione sono diverse persone che mi sarà grato".
 
Presunte truffe che Max l'Estafador avrebbe commesso in giro per la penisola iberica da Granolles a Siviglia, prima di approdare nuovamente in Italia. Dove, si racconta, ma qui si tratta solo di voci non controllate, per un periodo, a Catania, si sarebbe spacciato per un componente della famiglia di imprenditori che dà il nome ad un noto amaro di Caltanissetta. Pare che solo una precipitosa fuga evitò un sicuro pestaggio al "rampollo di casa Averna".
 
Ma le ultime notizie certe che riguardano Max Vella giungono freschissime dalla Costa Smeralda. Dipendenti che attendono di essere pagati hanno trovato tracce di un suo passaggio a San Benedetto del Tronto e poi il pernottamento in un hotel di Livorno che avrebbe lasciato - dicono - senza pagare il conto.
 
 
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