Sabato 16 12 2017 - Aggiornato alle 23:14

Frank McComb Trio, foto di Massimo Palamenghi
Il concerto allo Spazio Temenos Frank McComb, quando il soul diventa jazz e magia

Il musicista statunitense ha saputo creare un’atmosfera unica, spaziando tanto nel suo repertorio. Un autentico fuoriclasse, per uno dei concerti di qualità più alta che la nostra città abbia visto da un po’ di tempo a questa parte

- 23/12/2016

di Antonio Pancamo Puglia

Conosciamo tutti Stevie Wonder, no? Una delle più grandi stelle del soul, in assoluto: un signore che è riuscito a traghettare e far crescere questo genere portandolo ad altri – ed alti – livelli, grazie a capolavori come Innervisions o Songs In The Key Of Life. Un signore che, partendo dal pop, è stato in grado di transitare attraverso jazz e fusion, dimostrando che non esistono i confini tra i generi anche nella black music. Ecco, se sei un musicista nero (o di qualsiasi altro colore, per quel che vale), essere paragonato anche lontanamente a Stevie Wonder è uno dei più grandi complimenti che si possano fare, ça va sans dire.

Frank McComb, protagonista lo scorso mercoledì 21 dicembre del secondo appuntamento con il Soul & Gospel Festival presso lo Spazio Temenos (ex chiesa di S. Pietro), viene paragonato a Stevie Wonder da più di vent’anni. Originario di Cleveland, Ohio, ma losangelino di adozione, questo pianista e cantante ha all’attivo decine di dischi e collaborazioni prestigiose tra cui Prince, Will Smith e Chaka Khan ma, a parte un fugace successo nelle fila del progetto Buckshot LeFonque con la hit “Another Day” (1997), non ha mai mirato a diventare una grande pop star. Il suo amore principale è sempre stato il jazz di gente come Donny Hathaway e Herbie Hancock, il suo palco ideale quello di un piccolo club o di prestigiosi festival per intenditori, come il North Sea Festival di Amsterdam dove è volato per tre date a cavallo delle festività natalizie subito dopo il concerto nel centro storico di Girgenti.

Introdotto da un comprensibilmente orgoglioso Joe Castellano, che lo ha fortemente voluto come artista di punta di questa seconda edizione della rassegna, Frank si è presentato al pubblico agrigentino in trio, accompagnato dai validissimi musicisti olandesi David Voerman (basso) e Korg (batteria). Sin dalle primissime note è stato subito chiaro che non sarebbe stato il solito concerto: il soul, presente in un’inconfondibile inflessione vocale che non a caso rimanda proprio a Wonder e nell’ossatura r’n’b dei brani, ha lasciato ampiamente spazio all’improvvisazione magica del jazz; lunghe fughe strumentali, guidate dai virtuosismi alle tastiere di McComb, occasionalmente interrotte da alcuni splendidi momenti solisti per voce e piano che hanno dato lustro anche alle sue indubbie qualità di interprete. Un ascolto impegnativo per certi versi, ma decisamente appagante.

Timido e schivo, nonostante alcuni piccoli problemi tecnici, il musicista statunitense ha saputo creare un’atmosfera unica, spaziando tanto nel suo repertorio – immancabili la citata “Another Day” e l’altrettanto splendida “Love Love Love”, passando per “She Needs True Love Too”, tratta dall’ultimo album Soulmate: Another Love Story – quanto nella rilettura di un super-classico come “Superstition”, in cui ha dimostrato di essere davvero in grado di far convivere nello stesso brano Stevie Wonder e Herbie Hancock. Un autentico fuoriclasse, per uno dei concerti di qualità più alta che la nostra città ha visto da un po’ di tempo a questa parte.

La rassegna si chiuderà mercoledì 28 dicembre con Anna Bonomolo e il Palermo Spiritual Ensemble, per una serata all’insegna del gospel.

 

Le foto sono di Massimo Palamenghi

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