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Concerto dei Soul Pains a San Pietro
Allo Spazio Temenos Soul Pains, così arriva ad Agrigento lo spirito del Natale

La soul music, la musica dell’anima, ha un luogo e una data di nascita ben precisi. Eppure è diventata nei decenni un linguaggio universale. Il signor Gordy probabilmente non aveva la minima idea di dove fosse Agrigento e la sua Chiesa di San Pietro, dove i Soul Pains hanno portato il soul ieri sera

- 08/12/2016

di Antonio Pancamo Puglia

Detroit, 1959. Berry Gordy Jr., produttore discografico e autore di canzoni, fonda la propria etichetta, la Tamla, che ben presto cambierà il nome in Motown (fusione di “motor” e “town”, storico soprannome della capitale del Michigan per via della sua un tempo florida industria automobilistica) e lancerà in tutto il mondo artisti come Marvin Gaye, Stevie Wonder, Miracles Four Tops, Supremes, Jackson 5…

La soul music, la musica dell’anima, ha un luogo e una data di nascita ben precisi, un’identità geografica e culturale a cui fare riferimento; eppure è diventata nei decenni un linguaggio universale, anche al di là di quelle che devono essere state le aspettative del signor Gordy, che probabilmente non aveva la minima idea  - e probabilmente non la ha tutt’ora – di dove fosse Agrigento con la sua Chiesa di S. Pietro, già alla fine degli anni Cinquanta chiusa al pubblico e destinata ad alcuni decenni di oblio e abbandono. O Cosenza.

Sì, perché da lì arrivano i Soul Pains, formazione guidata dal trio vocale Mattia Tenuta (alias Mr. T), Aquila Abbate e Alessandra Chiarello, nata nel 2009 e con alcuni lavori discografici e una discreta attività live da vantare nel proprio curriculum. Una piccola band indipendente, come le tante, tantissime che costellano la penisola e si danno da fare, senza il supporto di “grandi mamme” discografiche o televisive ma solo grazie a un approccio spontaneo basato sul sacrificio, sul talento e sulla passione.

Alla luce della loro proposta musicale (un soul moderno, aperto alle contaminazioni con funk, fusion, r’n’b, rocksteady e pop, ma dall’anima classica, che guarda proprio a quella Motown da dove tutto è cominciato, ma non solo), l’incontro-sodalizio con il nostro Joe Castellano nel corso della scorsa estate in seno al suo Blues & Wine Soul Festival, in occasione del quale hanno aperto per Sarah Jane Morris (l’artista che un anno fa si è esibita ad Agrigento nella medesima location) appare del tutto naturale. Ecco dunque che il centro storico di Girgenti torna a tingersi di soul e gospel con il primo appuntamento della rassegna musicale ospitata dallo Spazio Temenos e diretta da Castellano che ha scelto di fare aprire le danze, mercoledì 7 dicembre, proprio ai Soul Pains. Il cui nome si può tradurre con “dolori dell’anima”, ma ovviamente non c’è nulla di lugubre o doloroso nella loro musica: vi è semmai la cura, attraverso la gioia e la leggerezza di un approccio musicale, il soul, ormai senza confini temporali, spaziali o culturali.

Basti pensare che il materiale proposto in concerto dalla band – che si avvale di ottimi strumentisti come il tastierista Roberto Risorto, il bassista Mario D’Ambrosio e il batterista Massimo Russo – è composto in larga parte da materiale inedito, tratto dagli album “Bitter Day” e “In The Name Of The Father”: dalla sentita elegia in chiave funk di I’m Calling You (ispirata da un grave lutto familiare), passando per la ballad dalle tinte gospel I’ll Be There, la frizzante Wake Up con i suoi call-and-response e la dolente Love Is Not All, sino alla conclusiva In The Name Of The Father (sulle tante nefandezze commesse, ieri e oggi, in nome di un credo); la lezione chiave del soul, ovvero di affrontare il dolore (qualunque tipo di dolore, personale o universale) con catartica leggerezza, è insomma assimilata e rielaborata con professionalità e talento.

Molto riuscito l’amalgama delle voci e anche gli spazi solisti delle voci femminili; peccato forse per la mancanza di una chitarra (nota del tutto personale di chi scrive, ad ogni modo), anche se il sound incentrato su tastiere, sintetizzatori e basso ha conferito un’identità contemporanea di tutta autorevolezza; una personalità che è emersa anche nelle immancabili cover, dallo Stevie Wonder di For Once In My Life e il Bill Withers di Just The Two Of Us, passando per l’inevitabile siparietto natalizio con Happy Xmas (War Is Over) o lo spiritual tradizionale Let It Shine, fino al soul classico di metà anni Sessanta di Higher And Higher di Jackie Wilson e Ain’t No Mountain High Enough di Marvin Gaye e Tammi Terrell (presentata in medley con Tears Dry On Their Own di Amy Winehouse), che ci riporta dritti dritti alla storia della Motown.

Si continua mercoledì 21 dicembre con una grande promessa del soul internazionale, Frank McComb. 

 

Fotografie di Gaspare Macaluso

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