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Lega Nord, la conquista del meridione Salvini e le scimmie

Le malefatte della Lega Nord rivelatasi più rapace delle forze politiche di Roma ladrona, hanno indotto il segretario della Lega Nord a cambiare bersaglio. Adesso ce l’ha con gli immigrati che “vengono a toglierci il pane a casa nostra”. E “casa nostra” adesso include anche il Sud, anche Agrigento

di Gaetano Gucciardo - 16/05/2015

Nello zoo di Arnhem in Olanda c’è un luogo seminascosto che il personale addetto chiama l’“angolo di Black”. Vi si va a rifugiare una scimmia chiamata appunto Black, quando viene presa di mira dai suoi compagni. Black, infatti, è la vittima della collera di tutte le altre scimmie. Se la prendono con lei. Non è dato sapere per quale ragione. Sta di fatto che nei momenti di furia collettiva, la vittima designata è lei. È un capro espiatorio. Esattamente uguale a quello dell’Antico Testamento che illustra un rito che ha le sue origini nella notte dei tempi e che costituisce una modalità semi-istintiva di scaricare le tensioni senza alcun riguardo alle vere cause dei mali. Fare espiare a un capro le colpe della comunità per le quali essa vive momenti di difficoltà è un rito che, se appartiene alle scimmie, è persino più primitivo del pensiero magico che potremmo pensare agisse ai tempi narrati nell’Antico Testamento.

Per avere un’idea di che cosa c’è alla base, potrebbe bastare evocare la reazione immediata che ci sentiamo salire quando, inavvertitamente, ci facciamo male. Mettete che vi date un colpo di martello sul dito. Urlate e vi guardate attorno alla ricerca di qualcuno – in genere uno sventurato familiare – con cui prendervela. La vittima non ha alcuna colpa del vostro incidente ma non ha importanza, quello che conta è potere scaricare la tensione.

Salvini, il segretario della Lega Nord, fino a qualche tempo fa ce l’aveva coi meridionali. I meridionali sono pigri e campano alle spalle del Nord e poi puzzano. E se l’economia del laborioso Nord è in crisi è colpa del fatto che deve mantenere la società parassita del Mezzogiorno. Le malefatte della Lega Nord rivelatasi più rapace delle forze politiche di Roma ladrona, l’hanno indotto a cambiare bersaglio. Adesso ce l’ha con gli immigrati che “vengono a toglierci il pane a casa nostra”. E “casa nostra” adesso include anche il Sud, anche Agrigento, dove Salvini è stato in settimana per promuovere la campagna elettorale del candidato leghista Marco Marcolin. E i meridionali sembrano contenti che Salvini la pensi così, infatti si mostrano immagini di piazze piene e di folla plaudente ai suoi comizi. Per caprie questa reazione dobbiamo tornare allo zoo di Arnhem.

Black la scimmia è la vittima di una catena di vessazioni che parte dall’alto e funziona così: la scimmia Alfa, il capo riconosciuto, se la prende con la scimmia Beta, la quale, frustrata dalle vessazione di Alfa, se la prende con quella che gli sta sotto, con la scimmia Gamma. Ma mentre se la prende con Gamma, con un occhio sorveglia Alfa nella speranza che anche Alfa dirotti la propria collera da lei a Gamma. E Gamma cosa fa? L’avete già capito. Se la prende con Delta e così via. Fino ad arrivare all’ultima scimmia nella gerarchia. Fino ad arrivare a Black. Quando tutti, da chi è più in alto a chi è al penultimo gradino, se la prendono con Black che sotto di sé non ha più nessuno, il movimento si ferma ma tutti hanno placato la propria collera (ad eccezione di Black, poverina). Non hanno risolto alcun problema ma almeno adesso sono meno nervosi. Ecco perché al Sud Salvini rischia di riempire le piazze di gente plaudente: abbiamo trovato la scimmia Black con cui tutti quanti possiamo non solo prendercela ma su cui dirottare la collera da noi stessi a qualcun altro: gli immigrati.

Che poi i problemi nostri non c’entrino nulla con Black, non ha importanza. Salvini ha concluso il suo comizio di ieri ad Agrigento, dicendo che, come tutti i papà, ama i suoi figli e se suo figlio gli chiede un pezzo di pane, lui, prima di tutto, lo dà a suo figlio e non ad un altro. Abilissimo Salvini a nascondere dietro la patina del buon padre, un cinismo abissale. Non lo sfiora neanche l’idea che forse tutti i movimenti di popolazione alla ricerca di pane o alla disperata ricerca di un angolo nel quale sottrarsi alle persecuzioni, ci possano essere disparità nella distribuzione della ricchezza che stanno minando alla base gli equilibri già fragili delle società contemporanee.

Non lo sfiora il dubbio che i guai nascono dall’accoppiata esplosiva di enormi arricchimenti privati e di fatali impoverimenti pubblici. Il dieci per cento più ricco riceve il 56% del reddito globale e il 10% più povero lo 0,7%. E l’1% più ricco riceve più del 13% del reddito globale. Per farsi un’idea plastica: Bill Gates, col suo patrimonio, è in grado di comprare il lavoro di 75000 persone per un anno; il magnate russo Chodorkovsij 250000 unità di lavoro l’anno; il messicano Carlos Slim quello di 440000 persone. In Europa, dal secondo dopoguerra, il capitale privato è cresciuto enormemente: mentre negli anni Cinquanta era tra due e tre volte il reddito nazionale, oggi si aggira attorno a sei volte. Inoltre, con una crescita debole, i capitali e i patrimoni rendono di più del lavoro e così si innesca un meccanismo micidiale di concentrazione delle ricchezze che ha effetti destabilizzanti a largo raggio. In soldoni: azioni, obbligazioni, case rendono di più del fare impresa e del lavorare e più hai più guadagni. È il meccanismo della rendita e l’effetto san Matteo: a chi ha sarà dato e a chi non ha non sarà dato. Ecco perché pure i teorici delle virtù del capitalismo sono ipercritici con la situazione attuale.

In tutto questo se le economie si integrano e le differenze di reddito medio fra economie rimangono alte, si generano massicci movimenti di popolazione. È la dinamica dei vasi comunicanti, contro cui non ci può né Schengen, né i droni contro i barconi e manco l’astuta demagogia di Salvini.

Le società fanno fatica a rimanere integre se la diseguaglianza è portata troppo oltre la giusta retribuzione del merito ma il rischio è ancora maggiore quando essa è l’esito di una dinamica per cui i guadagni da rendita aumentano più di quelli da lavoro. È quello che sta accadendo. A questo si aggiunga la libertà di movimento dei capitali che fa sì che essi possano sottrarsi a qualunque tassazione inibendo la capacità impositiva fiscale degli stati. E così mentre alcuni si arricchiscono oltre misura, tutti gli altri vedono progressivamente erosa la propria capacità di acquisto. Mentre cresce la ricchezza di pochi privati, aumenta la povertà pubblica. Se le amministrazioni comunali non hanno i soldi per riempire le buche nelle strade è perché tutta la ricchezza che si produce finisce in mano a pochi ricchi che possono sottrarsi a qualunque forma di prelievo fiscale.

I paesi poveri finiscono schiacciati dentro circoli viziosi della povertà da cui l’unica strategia di uscita è la fuga che a sua volta alimenta ulteriore impoverimento delle capacità di crescita locale.

Obietterete che questa è una analisi troppo complessa. E qualcuno potrebbe avere abbandonato la lettura prima di arrivare a questo punto. Direte che ci sono troppe variabili da tenere in considerazione. Ma è proprio questa la scommessa. Essere capaci di pensare politicamente a partire dalla complessità delle cause dei problemi. Se non si vuole affrontare la scommessa di civiltà allora ci si può rifugiare nei comodi slogan di Salvini e nelle strategie di scarico delle scimmie. Ma si sappia almeno che così si scarica la tensione ma non si risolvono i problemi. Oltre al fatto, per nulla secondario, che si viene meno a dettati morali elementari quali quello del non fare agli altri quello che non vorresti fatto a te.

Dimenticavo, le scimmie non antropomorfe (quelle che hanno la coda, per intenderci), al contrario delle compagne di Black, mancano della capacità di riconoscere la propria immagine riflessa, così, quando hanno da prendersela con qualcuno, corrono allo stagno più vicino, guardano la propria immagine riflessa, pensano sia qualcun altro e urlano wraah contro se stesse senza saperlo. È una strategia meno dannosa di quelli che se la prendono coi più deboli della catena.

 

Per chi volesse approfondire:

- Milanovic Branco, Chi ha e chi non ha, il Mulino, 2012

- Piketty Thomas, Il Capitale nel XXI secolo, Bompiani, 2014

- De Waal Frans, La scimmia che siamo, Garzanti, 2006

- Zingales Luigi, Manifesto capitalista. Una rivoluzione liberale contro un’economia corrotta, Rizzoli, 2012

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