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28053642_2057852860908452_1468935685_n Per Agrigento capitale europea della cultura 2033

Perchè non rimboccarsi le maniche e puntare ad un obiettivo ambizioso, fissato fra 15 anni, ma che davvero potrebbe cambiare il volto ed il destino della nostra città?

di Michele Scimè - 16/02/2018

Un minuto dopo l'annuncio di Parma Capitale italiana della cultura, sui social network si sono registrati centinaia di post di cittadini di Agrigento. Post che hanno manifestato delusione, scherno, livore, sarcasmo. Tutti (o quasi) a ragion veduta, intendo con alle spalle ragioni (condivisibili o meno) ben precise. Ha scritto chi sin dalla prima ora ha avversato l'iniziativa dell'Amministrazione Firetto; lo stesso ha fatto chi invece ci credeva e c'è rimasto male per la scelta della commissione di esperti, ricaduta su Parma.

All'annuncio della vittoria della città emiliana, la prima reazione che ho avuto, d'istinto, è stata quella di vedere le cose da una prospettiva diversa. Se questa candidatura, naufragata – pare - sul filo di lana, ha aggregato migliaia di agrigentini, di siciliani e di altre persone in qualche modo legate ad Agrigento e sparse per l'Italia e per il mondo, la cosa migliore sarebbe quella di non disperdere questo che, comunque la si pensi, rimane un patrimonio importante di comunione d'intenti, di obiettivi, di amore verso la nostra città. Ecco, nella delusione penso che sia molto meglio guardare avanti che non guardare indietro e piangersi addosso facendo l'elenco di ciò che non funziona e di quel che non va.

Il primo pensiero, dicevo. Perché non mettersi al lavoro adesso, subito, e sfruttare un'occasione che decisamente vale anche molto di più di Agrigento Capitale italiana della cultura? Perchè non rimboccarsi le maniche e puntare ad un obiettivo ambizioso, fissato fra 15 anni, ma che davvero potrebbe cambiare il volto ed il destino della nostra città? Mi riferisco al titolo di Capitale europea della cultura. Un titolo che l'Italia, dopo Matera, potrà tornare ad avere solo nel 2033, come fissato da Bruxelles nella decisione del Parlamento Europeo e dal Consiglio dell'Unione Europea.

A leggere il documento che contiene le nuove linee guida per candidarsi a Capitale europea della cultura nel 2033 si potrà notare immediatamente che la tempistica per creare le condizioni necessarie è tutt'altro che ampia. Non è un percorso semplice, nè facile sarebbe dotarsi di tutte quelle precondizioni utili ad essere presi in considerazione e designati per la preselezione e la selezione tra le città italiane, prima di approdare al giudizio europeo per la scelta finale.

Iniziare subito questo percorso, iniziarlo prima di altri, sarebbe già un successo. Agrigento possiede un patrimonio monumentale, artistico, storico e culturale di primissimo ordine. Per il 2033, tra l’altro, Agrigento sarà dotata di infrastrutture come l’autostrada Ag-Cl-Ct, dovrebbero essere già ultimati i lavori di raddoppio della Agrigento-Palermo e, ancor più importante, sarà recuperata la Cattedrale, saranno stati ultimati gli scavi del Teatro ellenistico e tante, tante altre iniziative saranno state compiute nell’ambito del patrimonio dei beni culturali. Tutto questo, non dimenticando di rimettere in sesto il polo universitario.

E soprattutto, Agrigento, ha alle spalle una non trascurabile storia ultramillenaria fatta di tante cose e tra queste molte di quelle che possono ricondurre ad una delle parole chiave che in questi ultimi anni sono care all'UE, vale a dire "identità europea". Chi se non la Sicilia, se non Agrigento, per la posizione geografica, per la sua storia, per gli uomini che ha espresso, da Empedocle a Pirandello, possiede tutti i crismi di una fortissima identità europea? Quale città, se non Agrigento, rappresenta a livello ideale la porta d’ingresso dell’Europa? E quale, se non Agrigento, può dire di aver salvato la faccia, l’immagine all’intera Europa sobbarcandosi, più di ogni altra città europea, gli oneri – europei – sul dramma dell’immigrazione, senza averne onori?

E' un enorme jolly da giocare sul tavolo europeo. Certo, per far valere quel jolly è necessario che si metta subito in moto chi riveste oggi ruoli apicali, politici e sociali, anche con la consapevolezza che magari nel 2033 non sarà più a ricoprire lo stesso ruolo. Ma è esattamente questo che oggi dovremmo chiedere a chi dice di amare la nostra terra, la nostra città: tirarsi su le maniche e iniziare un percorso lungo, difficile, irto di difficoltà, guardando con prospettiva, tenacia e lungimiranza ad un obiettivo storico per Agrigento.

Il ruolo di chi fa Politica (la p maiuscola non è un refuso), infatti, richiederebbe visione, progettualità, programmazione, lungimiranza e anche un pizzico di sana e lucida follia. Si tratta di un obiettivo tanto difficile da raggiungere quanto grandioso ma che, per farla breve, sarebbe semplicemente un grande atto d'amore, vero, nei confronti di Agrigento.

 

La foto in alto è di Alessandro Demma

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