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Caos
Un'indecenza Caos, un insulto alla memoria e al genio

Mentre si inaugura la Strada degli Scrittori, i primi 30 km della strada statale 640 resa poetica... e mentre si preparano gli eventi per il 150° dalla nascita di Pirandello, l'ambiente circostante la casa natale del drammaturgo si presenta in uno stato oltremodo increscioso

di Debora Randisi - 31/03/2017

Un'indecenza. Un insulto alla memoria e al genio. Un concorso di colpe delle istituzioni e dall'incività della comunità. Mentre si inaugura la Strada degli Scrittori, i primi 30 km della strada statale 640 resa poetica... e mentre si preparano i festeggiamenti per il 150° anniversario della nascita di Luigi Pirandello, l'ambiente circostante la casa natale del drammaturgo agrigentino in contrada Caos si presenta in uno stato oltremodo increscioso.

La multiproprietà, gestita da Comune di Agrigento, ex Provincia, Regione, da privati e attualmente per quanto riguarda alcuni servizi aggiuntivi dal Parco Letterario Luigi Pirandello dell'associazione Il Cerchio, è totalmente abbandonata a se stessa. Nella responsabilità di molti, nessuno muove un dito. E iniziamo così la nostra passeggiata, dal cancello, fino al pino. Quello che vediamo, e che vedono i turisti che giungono fin lì a bordo dei pullman, è un colpo al cuore.

Ad accoglierci, appena varcato il cancello, sono due cassonetti dell'immondizia stracolmi. I passanti, abitanti della zona che in assenza di aree verdi praticano lì un po' di sport o portano a passeggio i loro bambini, ci spiegano che prima quei cassonetti erano fuori dal cancello e che adesso che è entrata a regime la differenziata qualche empedoclino attaccato alle vecchie abitudini approfitta del luogo appartato. Un materasso, sacchetti, cartacce tutto intorno a quei marciapiedi sconquassati. 

Passeggiamo a passo lento lungo la strada alberata che porta al piazzale, a quella colata di bitume senza anima realizzata negli anni Settanta. L'asfalto è ormai sollevato in più punti dalle radici degli alberi. La strada è pericolosa. Quei nastri rossi che lavano la coscienza delle istituzioni locali sempre squattrinate colorano il viale ormai da anni.

Fazzoletti, carte di cibo da strada, resti di notti d'amore consumati in auto sfavillano per tutto il viale. Con grande sorpresa notiamo che, sulla sinistra, è quasi in fase di completamento una costruzione sorta lì dove prima vi era una casa di campagna. “È perfettamente in regola”, spiegano il direttore dei lavori e il proprietario che incrociamo sulla strada, mentre non possiamo fare a meno di fermarci ad osservare quella casa così vistosa e mai notata prima, a due passi dalla casa di Pirandello. “Sarà un b&b di lusso, con poche stanze e una terrazza sul tetto”.

Ci domandiamo dell'opportunità di quella costruzione e dell’uso che ne verrà fatto. E ci domandiamo un sacco di altre cose, mentre, voltandoci verso il lato destro della strada la bruttezza si manifesta in mille forme. Nei terreni privati lì intorno in bella vista una roulotte e un cancello in lamiera che grida vendetta. Scavalcando con lo sguardo la campagna, l’occhio cade su un'altra meraviglia: in lontananza un capannone blu che pare sia a norma, perché fuori dal vincolo paesaggistico.

Il piazzale è una discarica di spazzatura svolazzante adibita a parcheggio, mentre in un angolo alberga l'angusto chalet del Parco. Alla disperata ricerca di qualcosa che si salvi, proseguiamo subito nella strada che conduce alla roccia e al pino. E lì respiriamo. E quel tratto inebriato di profumi primaverili rende un po' giustizia al resto. Lecca un po’ la ferita, ripaga in qualche modo il visitatore dalla delusione. L’ecomostro, dirimpettaio della casa di Pirandello, dopo il blocco dei lavori ha ripreso la sua fase di costruzione. Lo scheletro dell’edificio va via via completandosi dietro una schiera di palme che sembrano dire che son lì proprio a cercare di coprire quel che possono.

Sempre sul vialetto che sa di Sicilia, di mare e di pagine pirandelliane, giungiamo fino in fondo. In quello che dovrebbe essere il luogo del pianto e del ricordo. Attorno alla roccia pensiamo di trovare un piccolo giardino. Una minuscola aiuola piena di fiori. Un angolo di amore e di rispetto. Troviamo erbacce. Solo questo.  

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