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Natale Le malinconiche luci natalizie di Agrigento

Di notte le luci artificiali descrivono la geografia sociale. Natale è la festa delle luci. Ad Agrigento è stato un Natale di luci diradate, discrete, a cominciare dall’arredo minimalista dell’albero davanti la stazione. Un Natale con poche luci, povero, in una città impoverita. Ed è giusto così...

di Tano Siracusa - 31/12/2016

Villa Bonfiglio dal balcone di casa mia è un bagliore lontano, acceso dal vento di tramontana. Spesso, anche in città sconosciute, ci si lascia guidare dalle luci. Di giorno dalla luce del sole. E’ pressoché inevitabile camminare verso la luce del tramonto, la luce calda che accende i colori e inonda le strade, che brilla sull’asfalto come acciaio fuso e profila nel controluce i passanti.

Di notte le luci artificiali descrivono la geografia sociale, l’addensarsi e il rarefarsi della ricchezza o di ciò che appare tale, sicuramente dei suoi simboli condivisi. Indicano la direzione. Di notte l’Africa è immersa nel buio, solo ogni tanto dal finestrino di un aereo si vedono grumi di luci, come sofisticati ricami. New York di notte è un’ interminabile distesa di luci sfavillanti. Come altre centinaia di metropoli in tutto il mondo. La luce, le luci, sono la prima manifestazione del divino, del sacro, e della sua scomparsa dopo annunciata morte di Dio. La luce, il sole, il fuoco, la luna, le stelle. Era la stella a indicare la via ai pastori, spesso integrata nella capanna dei presepi.

Si cerca sempre una direzione, anche senza saperlo, senza pensarci, ed è la luce, le luci, che la indicano. Così è stato il bagliore lontano di villa Bonfiglio a orientare la passeggiata. Natale è la festa delle luci. Ad Agrigento è stato un Natale di luci diradate, discrete, a cominciare dall’arredo minimalista dell’albero davanti la stazione. Un Natale con poche luci, povero, in una città impoverita. Ed è giusto così. ’Non si può far credere di essere ricchi quando non lo si è’, cantava Brel in "Ces gens là".

In realtà le luci ci sono, ovunque, lampeggianti, mobili, che affondano nel buio delle strade come sciabolate, che illuminano scorci di marciapiedi, altre auto posteggiate: le automobili sono ovunque, si addensano a Porta di Ponte, all’ingresso di via san Francesco, in via Crispi, al Viale, rumoreggiano, si intralciano fra loro. Anche le luci delle automobili disegnano mappe sociali e simboliche, ma sono luci profane. Per quelle sacre bisogna cercare fra le scalinate e le vie strette del centro storico, qualche presepe, qualche edicola votiva.

E poi ci sono quelle luci a villa Bonfiglio e una grande ruota che gira, e quelle luci colorate che ruotano fanno parte di questo Natale un po’ malinconico, sicuramente privo di sfarzo. Tutto sommato meno improprio e frastornante di quello che si mette in scena in questi giorni in altre città, anche italiane, dove il rituale consumistico e festaiolo si manifesta appunto in un tripudio di luci. Ne bastano poche per fare il Natale, soprattutto in tempi come questi.

 

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