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Akragas in caduta libera L'assuefazione alla disfatta

Alessi chiede a Di Napoli di dimettersi. E adesso il cerchio è chiuso. O Di Napoli si dimette o dovrà essere dimesso...

di Gaetano Gucciardo - 12/03/2018

Assuefazione e adattamento. Siamo animali che si adattano alle situazioni. Anche a quelle in cui si patisce una grave deprivazione. Sono le nostre aspettative e i nostri desideri che si adattano. Se ci viene a mancare il pane, non ci lamentiamo che ci manca il companatico. Solo così si spiega lo spirito col quale Di Napoli si è presentato in sala stampa per commentare il più grave rovescio della storia dell’Akragas. Fresco, Di Napoli era fresco, diremmo in gergo. E spiritoso: “Ogni allenatore deve subire una grande batosta. Oggi me la sono tolta davanti e dunque adesso ho soltanto da raccogliere”.

Di Napoli si è adattato alle sconfitte e solo così ha potuto conservare uno stato d’animo che gli ha consentito di dire una spiritosaggine. E solo l’assuefazione alle sconfitte e dunque l’animo sereno, può avergli suggerito di rimanersene in Campania facendo tornare la squadra da sola. Uno non dovrebbe entrare nel merito di queste situazioni ma è da settimane, almeno dal mercato di riparazione, che aspettiamo un qualche risultato che testimoni che la cura di gennaio, somministrata dallo stesso Di Napoli, faccia un qualche effetto. E invece abbiamo assistito a una partita vergognosa.

Di nuovo troppi giocatori molli, svagati, assenti. Non dico un’idea di gioco, ma almeno qualche trama ordinata. Qui non si azzeccava un passaggio, non si trovavano tra di loro, uno andava da una parte e l’altro gli passava la palla dall’altra e certuni non azzeccano manco gli stop. Non uno o due. Tutti. Lo Stabia ci ha infilzati che manco il coltello nel burro passato al microonde. Una assurda regressione rispetto alla partita col Lecce. E se la squadra scende in campo così demotivata, c’è poco da fare e c’è poco da ragionare e indagare. Anche la squadra si è assuefatta alle sconfitte. Il mister e la squadra.

Senza dimenticare che il primo a rassegnarsi è stato Alessi. Anzi, il secondo. Il primo è stato Giavarini ma è storia vecchissima. Solo che quelli che non ci siamo rassegnati siamo noi, i tifosi fissati. Quelli che abbiamo un legame personale con la squadra. Quelli che le sconfitte le sentiamo come una umiliazione personale. Quelli per i quali ogni partita vale, sempre. Che ogni gol preso è un pugno che prendiamo, noi. Sette. Ne abbiamo presi sette. E a tutti quelli che ce ne ricordiamo è tornata in mente l’altra batosta subita decenni fa, contro il Barletta. Ma ne prendemmo sei.

Di Napoli e i suoi hanno superato il record. Li iscriviamo nel nostro libro dei primati. Negativi. Ce ne ricorderemo. Anzi, caso mai nel futuro qualcuno cercasse fonti, ecco la formazione: Vono; Ioio, Mileto, Danese; Scrugli, Navas, Sanseverino, Zibert, Pastore; Camarà, Dammacco. E per fortuna che nel secondo tempo abbiamo visto Caternicchia, Petrucci e Minacori, i ragazzini. E non solo perché nostri, locali. Finalmente un po’ di ordine nella manovra, finalmente uno che non sbaglia i passaggi (Caternicchia non ne ha sbagliato uno). Finalmente uno, Petrucci, coraggioso, che ci ha consentito di spingere sulla fascia. Finalmente uno che, anche se non gli arrivano palloni, almeno rincorre a perdifiato l’avversario.

A fine giornata arriva la dichiarazione di Alessi. Chiede a Di Napoli di dimettersi. E adesso il cerchio è chiuso. O Di Napoli si dimette o dovrà essere dimesso. Alessi ci perderebbe la faccia che già ha subito non pochi affronti. È tutto tardivo. E non solo perché la situazione è ormai compromessa irrimediabilmente per i play out. Se Di Napoli si fosse dimesso prima avrebbe evitato a se stesso questa mala figura e avrebbe sottratto alla squadra l’alibi che la fa scendere in campo così molle. Perché di questo si tratta. A volte gli allenatori di dimettono o vengono esonerati perché sono diventati un alibi per la squadra. I giocatori si deresponsabilizzano. Tanto c’è il mister a prendersi i fulmini.

Di Napoli avrebbe dovuto capirlo prima o forse l’ha capito ma è andato avanti lo stesso. Ma ieri avrebbe dovuto dimettersi. Senza esitazioni. Lasciare la squadra in mutande. Dire loro: adesso vedetevela voi. Perché non lo ha fatto? Perché? Questo era l’atto d’amore da fare. E invece ci ricorderemo che abbiamo perso sette a zero e a fine gara il mister faceva lo spiritoso. Qui siamo retrocessi. E non solo di categoria.

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