Sabato 23 09 2017 - Aggiornato alle 00:35

Alessi e Giavarini
Akragas Ha torto chi insulta

Prima di contestare ricordiamoci che Alessi è stato a capo della dirigenza che ci ha fatto ascendere fino alla terza serie, dopo oltre vent’anni di Eccellenza...

di Gaetano Gucciardo - 04/09/2017

Il guaio è che ci ricordiamo come è finita piuttosto che come è andata. E il ricordo dell’esperienza fatta viene semi-oscurato da come si è conclusa. Accade per ogni cosa. E così, invece di ricordarci che per 79 minuti ci siamo divertiti e i ragazzi ci hanno conquistati, ci ricordiamo che la partita l’abbiamo persa. E tutta l’esperienza di quei novanta minuti è risucchiata negli ultimi scampoli quando il Rende ci ha raggiunti e sorpassati. Il sé mnemonico ha la meglio sul sé esperienziale, spiega Kahneman. Siamo usciti dallo stadio delusi ma i Giganti appena usciti da fanciullezza hanno fatto una bella partita. Come non se ne vedevano da tempo.

Secondo me c’entra un sacco il fondo finalmente regolare dell’Esseneto, quello che è mancato tutta la stagione passata e che ha penalizzato sia noi sia le grandi. Abbiamo invece visto buon calcio, manovre, combinazioni, velocità. Con Longo nel cuore della manovra abbiamo acquistato qualità, Salvemini, meno gravato dalla necessità di partire da lontano, ha fatto pesare tutta la propria stazza combinata miracolosamente con tecnica e dribbling. Adesso ha un compagno che gli crea spazi, che tiene palla, serve assist astuti e si libera al tiro. Uno lì in gradinata l’ha detto: Parigi appena fa il primo, non si ferma più. Ci è piaciuto a tutti. La difesa è stata un po’ distratta e ballerina ma quello che è mancato, e che ci è costato la sconfitta, sembra la condizione.

Credo che i nostri, più che l’inesperienza, paghino lo scotto del ritardo di preparazione. E i subentrati non sono stati affatto d’aiuto, anzi. Franchi s’è fatto scappare l’avversario che poi ha propiziato il terzo gol del Rende e di Pisani abbiamo visto più l’inclinazione alla rissa che l’efficacia degli interventi. Forse è per questo che contro il Matera, dalla panchina, hanno deciso un solo cambio: troppi giocatori sembrano lontani da una condizione atletica accettabile. Comunque l’Akragas ci ha divertiti e ha meritato gli applausi finali, malgrado la sconfitta.

La curva si è astenuta. Hanno detto che contestano la società però intanto decidono una mobilitazione che, facendole mancare il sostegno, penalizza la squadra. Ad ogni modo, Vono, Vicente, Longo, Salvemini, Sepe e gli altri ragazzi non si sono fatti né intimidire né demotivare dal silenzio della curva, anzi, hanno strappato applausi a scena aperta. Tanto hanno suscitato la nostra convinta approvazione che a qualche ultrà sono scattati gli ormoni della gelosia e ha preso ad inveire contro chi applaudiva ed esortava i biancazzurri. Ma l’irragionevolezza non è finita qui.

Al fischio finale si è scatenata una mezza ignobile canea di insulti all’indirizzo di Alessi. Ora, si può criticare e contestare quanto si vuole ma gli insulti rendono le ragioni di chi insulta torti assoluti. Chi insulta ha torto. E il contenuto dell’insulto definisce chi lo pronuncia, non chi lo riceve. E l’inganno del sé mnemonico si ripete anche rispetto alla dirigenza biancazzurra. Troppi si stanno ricordando della parte discendente della parabola dimenticando che c’è stata, e molto più a lungo, una parte ascendente (e molto ascendente). Alessi è il presidente di due promozioni in tre anni: due in tre anni. Certo i suoi meriti sono condivisi con altri dirigenti. L’Akragas non è mai stata la squadra di uno solo, ha sempre avuto più padri ma ciò nulla toglie ai meriti di ciascuno dei dirigenti e dunque prima di contestare ricordiamoci che Alessi è stato a capo della dirigenza che ci ha fatto ascendere fino alla terza serie, dopo oltre vent’anni di Eccellenza.

Poi c’è il problema Giavarini. Giavarini è un problema paradossale. Perché in realtà nei due anni in cui è stato il principale finanziatore della società, i problemi li ha risolti, con le iscrizioni, con le fideiussioni, con l’allestimento della rosa, con gli stipendi, con i lavori di adeguamento dell’Esseneto. Solo che, a parte i primi mesi, gli esborsi di Giavarini sono sembrati più una riluttante concessione che un deciso investimento. Ci ricordiamo tutti le sue lettere umorali sotto Natale. L’amore con Giavarini non è mai sbocciato. Eppure se l’Akragas è ancora per il terzo anno in terza serie lo si deve a lui. Più volte è capitato che dichiarasse di non volere più finanziare la società e poi l’ha fatto. E chissà che le trattative non si siano concluse proprio perché in cuor suo Giavarini non si è deciso a mollare l’Akragas?

E, in effetti, riflettiamoci un attimo. Mettiamoci nei suoi panni. Con che spirito può uscire di scena uno che dopo avere speso centinaia di migliaia di euro, oltre il milione, non se lo vede riconosciuto ed è pure contestato? Purtroppo il rapporto con Giavarini è compromesso e solo una decisa sterzata nella direzione di una vera acquisizione di comando sul modello di Zamparini a Palermo o di Lotito con la Lazio, può generare una inversione di rotta. Se invece si continua con questo estenuante tira e molla finisce male. Già siamo sulla strada.

La dirigenza ha scelto una politica di austerità che sembra francamente eccessiva, più espressione di una volontà di scaricare le spese sui prossimi a venire che di un progetto di prospettiva di rientro dai debiti e di sostenibilità della categoria. È da qui che viene la disaffezione di certuni, lo scoramento di altri e la contestazione ultrà. Intanto per questa settimana si annunciano novità. L’Akragas potrebbe passare di mano. Oppure no. Non se ne sa niente. È certo però che così nessuno vuole continuare. Credo neanche Alessi e Giavarini. È già l’ora.

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