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Serie C L’Akragas c’è ancora e ancora ci sarà perché c’è chi la ama

La amiamo noi tifosi, la amano quelli che giovedì hanno sfilato per protesta e la amano anche quelli che vengono contestati

di Gaetano Gucciardo - 30/10/2017

Abbiamo affrontato una squadra di Rigoli e si è visto. Quelli attentissimi a chiudere tutte le vie di passaggio, pronti a ghermirci la palla e a ripartire. Solo che noi siamo stati molli, distratti, forse pure assenti. Certuni arrivavano sistematicamente in ritardo sulla palla, si facevano anticipare, non antivedevano le intenzioni e le possibilità di passaggio dei compagni e dunque non si facevano trovare laddove la palla poteva essere indirizzata dal compagno. E sospetto pure che Sepe ha finito col farsi buttare fuori perché esasperato dal non vedersi corrispondere dai compagni la rabbia agonistica che lui mette sempre.

Alla fine la crisi societaria sta mordendo anche le caviglie dei giocatori. E, anche se Di Napoli non è stato mai così duro: “Chi fa il presuntuoso non può far parte di questo gruppo”, a mente fredda non ti viene neanche di prendertela con loro. Giocano sempre fuori casa, non sentono il calore, l’incoraggiamento, la pressione emotiva del proprio pubblico e sono sempre in viaggio. La fatica è psicologica e fisica. La situazione è troppo deteriorata.

In settimana la manifestazione di protesta per l’impianto di illuminazione promesso da anni e mai realizzato, si è trasformata in una incongrua contestazione ad Alessi… sotto i balconi del Comune. Alessi porta la responsabilità di questa situazione essendo il presidente dell’Akragas e anche l’amministratore unico. Ma siamo sicuri che le cose potevano andare meglio? Io ne dubito, anzi temo che le cose potevano persino andare peggio. Potevamo retrocedere, oppure potevamo non iscriverci.

E Alessi, davanti alla "sindrome Clash" di Giavarini (Should I stay or should I go), poteva anche dire: “Signori non ci sto più, mi dimetto” e invece, pur avendo avuto la tentazione più volte di farlo, non lo ha fatto. Se l’avesse fatto la squadra sarebbe rimasta in mano al suo patron riluttante che, in nome del proprio disamore, l’avrebbe abbandonata al suo destino. Altro che! Invece Alessi è rimasto in sella e credo abbia salvato quello che si poteva salvare. Si dirà che non basta ma si può pure ritenere che di più non si poteva.

L’Akragas c’è ancora e ancora ci sarà perché c’è chi la ama. La amiamo noi tifosi, la amano quelli che giovedì hanno sfilato per protesta e la amano anche quelli che vengono contestati. E la amano quelli che adesso stanno tessendo le fila di questa trattativa per il passaggio di proprietà. E siamo in buone mani, sono persone serie che stanno trattando con persone serie. L’Akragas sembra offrire l’occasione per costituire sodalizi economici e commerciali da mercato globale. È il cuore della scommessa delle realtà locali: attrarre capitali e investimenti. Ne capiremo di più col tempo. Nel frattempo continuiamo a trepidare, ma noi siamo esperti: se non è scritto con le cicatrici non è amore per l’Akragas.

 

La foto in alto è di Giuseppe Greco

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