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La maglia dell'Akragas
Akragas Una maglia da onorare e contributi da riscuotere

Prima a Trapani e poi col Cosenza avremmo voluto vedere il ribollìo della rabbia, il turbinìo della foga agonistica. Invece i biancazzurri hanno smarrito il gioco. Sono svagati. Su questi ragazzi pesa l’agonia societaria, la prospettiva che qui non c’è futuro

di Gaetano Gucciardo - 08/11/2017

Prima a Trapani e poi col Cosenza avremmo voluto vedere il ribollìo della rabbia, il turbinìo della foga agonistica. Avremmo voluto vedere il raziocinio della manovra, la palla a terra e il fraseggio rapido. I lanci lunghi sugli esterni per sbarellare la difesa avversaria. Avremmo voluto vedere l’Akragas di qualche domenica fa. Invece i biancazzurri hanno smarrito la capacità di gioco, non azzeccano più neanche i passaggi. Sono svagati.

Quella di Trapani l’ho vista dal vivo: i lanci sono sembrati più un espediente che una strategia d’attacco. Per arrivare davanti all’area avversaria i nostri hanno rinunciato agli scambi palla a terra e si sono affidati a lanci verso la tre quarti del tutto sterili, anzi pure pericolosi perché abbiamo concesso un sacco di ripartenze. E poi, specie quando si attaccava, alcuni sembrava non riuscissero a giocare con la determinazione necessaria, con la convinzione in quello che stanno facendo.

Prima il problema era concretizzare le occasioni che sapevano crearsi, adesso, da almeno quattro partite, non creano neanche quelle. Come sfiduciati. Rassegnati al peggio. Ma contro il Trapani potevamo pensare che la prestazione scadente fosse da attribuire alle assenze. In un colpo solo Salvemini, Sepe, Vicente. Ma dopo la partita di ieri col Cosenza non lo possiamo più pensare. L’Akragas ha smarrito più del solo filo del gioco. Certamente a questi ragazzi peserà una vita da girovaghi, sempre sul pullman e in una stanza d’albergo.

A questi ragazzi mancherà l’Esseneto. Forse più che a noi tifosi. Su questi ragazzi peserà la latitanza se non l’agonia societaria, la prospettiva che qui non c’è futuro. Ma tutte queste motivazioni non eliminano il fatto sostanziale che scendono in campo indossando una maglia. E quella maglia devono onorarla. E se tutto sta nella testa prima ancora che nelle gambe, vedano di recuperare la concentrazione e le motivazioni. Tornino a giocare come sanno.

A fine gara, contro il Cosenza, Di Napoli ha dichiarato che rimetteva il mandato nelle mani della società. Ha detto: “Rimanga solo chi vuole combattere per questi colori”. Dichiarazione sibillina. C’è qualcuno nello staff o nella dirigenza che non sta combattendo per questi colori? Ci sono giocatori che gli hanno voltato le spalle? Già qualche settimana fa aveva detto che “i presuntuosi non possono fare parte di questo gruppo”. In breve Di Napoli sa qual è il problema e chiede una sostanziale epurazione. Di chi non si sa ma a noi non importa. Sono cose interne.

È certo però che a poco vale che il presidente Alessi dichiari piena fiducia in lui se non provvede a sistemare il problema al quale allude Di Napoli. Credo che debba chiarirsi un fatto. A volte le formazioni che Di Napoli schiera destano qualche perplessità. Credo però che Di Napoli debba tenere conto del “minutaggio” (chi se le inventa queste parole?!) degli under, cioè di quelli nati dopo il primo gennaio 1995 (praticamente tutti tranne Vono, Pisani, Vicente, Sepe, Scrugli, Longo, Bramati). Più minuti giocano maggiore sarà il contributo erogato dalla Federazione.

È così che Di Napoli cerca di rendere sostenibile per l’Akragas il campionato. Purtroppo però giocare sempre fuori casa ha compromesso i piani. Ad ogni modo, per come recita il comunicato ufficiale della Lega Pro n. 2/L del 6 luglio 2017, art. 4 comma 2, i minuti saranno conteggiati “alla 7 a , alla 14 a , alla 21 a , alla 28 a ed alla 35 a giornata” e successivamente verranno erogati i relativi contributi. Siamo alla tredicesima giornata. Quindi, se non capisco male, fra un po’ arriveranno.

A fine gara, contro il Trapani, Alessi non ha esitato ad affrontare gli ultras che gli hanno rimproverato di non aver provveduto a realizzare l’impianto di illuminazione e ricordato che Tavecchio avrebbe detto che all’Akragas sono stati dati 1 milione e quattrocentomila euro. E Alessi ha ribadito che è rimasto l’unico a metterci i soldi. Ecco, Alessi è rimasto da solo. L’Akragas è finanziariamente nelle sue mani e da solo, l’ha detto sempre, non può farcela.

Intanto le voci sulle cordate continuano a rincorrersi ma nulla prende davvero piede. Anche ieri c’è stato un confronto con la tifoseria. Nella sostanza se non entrano forze fresche, siamo destinati a mollare il campionato anzitempo. Siamo come quelli finiti nelle sabbie mobili: ci vediamo sprofondare e ci afferriamo non all’attesa che qualcuno ci lanci una cima per salvarci ma che almeno ci annunci che la cima sta arrivando.

 

La foto in alto è di Giuseppe Greco

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