Domenica 19 08 2018 - Aggiornato alle 00:19

L'allenatore dell'Akragas Leo Criaco
Akragas in caduta libera A cosa è servito silurare Di Napoli?

di GAETANO GUCCIARDO - Dice: ma tanto ormai siamo retrocessi, che devi fare? Devi fare che devi onorare il campionato, la maglia e l’etica dello sport. Ogni partita è un intero campionato e va giocata fino in fondo. Prima di tutto dal presidente...

di Gaetano Gucciardo - 19/03/2018

Fallo di mano del difensore avversario in piena area col braccio alzato a deviare la palla. Rigore (solare) non dato. Immediatamente dopo, nel ribaltamento del fronte d’attacco, Gammone, fra Scrugli e Mileto, finisce per terra e il rigore che l’arbitro non ha dato prima, senza esitazione, lo dà adesso. Sono decisioni che stanno nel contesto. Giochi in casa ma i tuoi tifosi sono tre, mentre quelli dell’avversario sono almeno quaranta, sono organizzati e si fanno sentire. Per tutta la durata della gara. Giochi in casa ma sugli spalti non c’è traccia di dirigenti. Anzi Alessi si è visto solo una volta, la prima e poi mai più.

I nostri giocano dunque senza pubblico e senza dirigenti. E, per completare il quadro, giocano pure senza allenatore perché, con tutto il rispetto per Criaco, è pur sempre il secondo di mister Di Napoli. Quindi Alessi non ci può mettere una lira, non va alle partite e esonera l’allenatore rimpiazzandolo col suo secondo. Il quale ovviamente non può che schierare la squadra esattamente come avrebbe fatto Di Napoli e certo non gli cambia la mentalità. L’Akragas ha la matrice di quella che deve proporre gioco. Non ci riesce ma ci prova sempre.

E dunque a che è servito silurare Di Napoli? A fargli fare il capro espiatorio. Di Napoli non se l’è tenuta e ha rilasciato dichiarazioni al veleno. Ce lo potevamo risparmiare. Tutto. Si può retrocedere, le imprese possono pure non riuscire, i progetti fallire, le imbarcazioni andare alla deriva. Ma si può mantenere la lucidità e il decoro. Qui Alessi ha perso la prima e non salvaguarda il secondo. Manco il suo. Prima dichiara alla squadra che non ci sono più risorse e invita i giocatori a cercarsi una squadra, poi ci ripensa e fa fare un mercato di gennaio che è servito più a riparare ai danni prodotti dalle partenze che a rinforzare la squadra per tentare la salvezza.

Alla fine non arrivano, per via delle esitazioni permanenti, a prendere in tempo utile l’attaccante che manca a questa squadra come l’aria nei polmoni. Manda la squadra in Campania con un solo giorno di anticipo, quelli fanno i sonnambuli e si fanno prendere a pallate dagli stabiesi (senza manco, almeno una volta, mostrare gli artigli agli avversari per far capire loro che era meglio se si fermavano). E, indignato e mortificato, dice lui, esonera l’allenatore. Anzi prima lo invita a dimettersi.

Durante la settimana non riescono a convincere Vullo a subentrare a Di Napoli e a Siracusa, ancora una volta, la squadra ci va da sola. Ricordo il presidente della Reggina. In tribuna a Siracusa. Ha fatto il diavolo a quattro contro i suoi giocatori. Non si poteva tenere. A ogni palla persa dai suoi erano più le sue urla che quelle del mister. E i suoi giocatori lo sentivano. Eccome. Dice: ma tanto ormai siamo retrocessi, che devi fare? Devi fare che devi onorare il campionato, la maglia e l’etica dello sport. Ogni partita è un intero campionato e va giocata fino in fondo. Prima di tutto dal presidente (che è anche l’amministratore unico).

Nell’intervallo, improvvisamente, sentiamo dei tonfi metallici provenire dalla curva dei lentinesi. E subito dopo urla e corse. Qualcuno ha lanciato sassi, da fuori lo stadio, all’indirizzo dei tifosi avversari. Non siamo stati noi. Sono stati i siracusani. Addirittura da dentro una abitazione, pare. Accorre la polizia. La cosa finisce lì ma si scatenano i cori rabbiosi dei lentinesi contro Siracusa e i siracusani. Cori coprolalici, rivendicazioni di autonomia territoriale, associazione degli aretusei allo sterco. Un Akragas-Licata in terra siracusana. Abbiamo riassaporato il clima da derby che, con ogni probabilità, rivivremo un altr’anno.

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