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Akragas Akragas, la società fantasma

I tifosi akragantini non sono preoccupati per la sconfitta col Matera e neanche la prestazione giustifica preoccupazioni. La società sembra assente, distratta, demotivata. Abbiamo un presidente senza portafogli e quello col portafogli è riluttante, anzi recalcitrante...

di Gaetano Gucciardo - 29/08/2017

Non siamo preoccupati per la sconfitta col Matera e neanche la prestazione giustifica preoccupazioni. La squadra è palesemente a corto di preparazione e nel secondo tempo si è visto, ma finché le forze l’hanno accompagnata ha prodotto gioco e creato qualche occasione. Abbiamo visto che, palla a terra, coi passaggi nello stretto per le vie centrali, sa arrivare in porta. E Parigi è capace di liberarsi al tiro. Lo abbiamo visto con la Leonzio e lo abbiamo rivisto col Matera. Solo che, oltre a vederla, la porta dovrebbe anche centrarla. Imparerà. Non ho capito perché non sono stati sfruttati tutti i cambi a disposizione né mi pare che la scelta sia stata spiegata. Non si trovava più la via della porta e le forze mancavano. Perché non fare cambi per tentare nuove vie e per immettere forze fresche?

Tuttavia non è quello che abbiamo visto in campo che ci preoccupa, a noi tifosi biancazzurri. Anzi, quello che la squadra continua a fare è motivo di conforto. Vedere questi ragazzi, i giovani e i meno giovani, battersi, correre, ringhiare, provarci e riprovarci sapendo che alle spalle hanno una società debole e incerta non può che alimentare la nostra ammirazione. La società è un fantasma, sembra assente, distratta, demotivata. Abbiamo un presidente senza portafogli e quello col portafogli è riluttante, anzi recalcitrante. Non abbiamo un main sponsor, abbiamo fatto il ritiro in sede sotto il solleone di agosto, per non dire che abbiamo fatto tutte le partite di preparazione privi della maglia ufficiale, con le canotte (mentre gli altri, onorando l’impegno di giocare con una squadra professionistica, scendevano in campo con la divisa sociale dal Kamarat al Raffadali). Alla fine non c’è stata neanche la presentazione della squadra. Manco quando eravamo in Eccellenza.

Con che spirito questi ragazzi possono scendere in campo e con che spirito il pubblico degli sportivi può convincersi ad abbonarsi? Non abbiamo più saputo nulla dell’ingresso dei soci portati dalla 4Young. Giavarini cedeva le sue quote a un euro e quelli hanno chiesto di vedere le carte. E però non abbiamo saputo se le carte le hanno viste e se le hanno giudicate soddisfacenti o meno. Non abbiamo saputo se hanno rinunciato ad entrare in società oppure se la trattativa è ancora in piedi. E poi ci chiediamo che bisogno c’è di trattativa se Giavarini cede le proprie quote a un euro?

Circolano voci non confermate per cui Giavarini chiede di potere rientrare in possesso di una parte del capitale versato per l’Akragas ma questo non sarebbe in linea con le sue dichiarazioni per le quali rinunciava ai propri crediti nei confronti dell’Akragas e nulla pretendeva in cambio delle proprie quote associative. È da almeno un anno e mezzo che Giavarini, in un modo o nell’altro, dice che vuole vendere, che se ne vuole uscire, che lui sta a Sofia e non si può occupare dell’Akragas. Quando però gli acquirenti si sono materializzati, tutto è finito nascosto dietro le quinte di una trattativa imperscrutabile e non si capisce cosa è stato fatto e cosa è stato deciso.

I silenzi e l’inerzia della società sembrano preludere a un disimpegno che però non viene più annunciato né arrivano notizie dai potenziali acquirenti. Giavarini è fuori, lontano e silente e qui la squadra sembra affidata esclusivamente allo staff tecnico e a Biagio Nigrelli. Urge uscire da questa situazione di incertezza. La società deve trovare un proprio assetto e, sia che entrino nuovi soci sia che invece la proprietà rimanga in mano ad Alessi e Giavarini, bisogna cambiare completamente registro. Non si può vanificare l’enorme sforzo fatto dalla squadra l'anno scorso per salvarsi, nè l'impresa estiva di recuperare i quattrini per iscriversi alla Serie C.

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