Domenica 19 08 2018 - Aggiornato alle 00:32

lallenatore_dellakragas_di_napoli Akragas, a chi tocca portare la croce

Se continuiamo a scivolare nel nulla come accade ormai da settimane, le responsabilità, che fino ad ora gravano come macigni sulla dirigenza, su Giavarini e su Alessi, finiranno col gravare sempre di più su...

di Gaetano Gucciardo - 19/02/2018

Mileto, inaspettatamente, va in gol e, invece di farsi abbracciare dai compagni, si sottrae con una corsa a zig zag e viene verso la tribuna a mostrarci, con le mani giunte, un cuore. Grazie Francesco. Ci hai messo davvero il cuore. Tu ma anche gli altri. Ma non è bastato. Abbiamo visto Carrotta ingaggiare furiosi duelli da terra per recuperare palla e Zibert protendere le gambe in mezzo a quelle avversaria per arpionare la sfera e sventare minacce. Pisani e Danese fare a spallate furiose con gli avversari. Pure Moreo, spesso molle e lento, invece stavolta c’ha messo una rabbia e una determinazione insospettabili. A un certo punto ha pure saltato con un solo tocco due avversari. E non diciamo niente di Vono solo perché lo conosciamo già. Basta dire che a fine primo tempo potevamo esser sotto di tre gol e invece ci ha tenuti in partita con due parate miracolose. Eppure abbiamo perso.

Abbiamo fatto un primo tempo inguardabile. Niente gioco laterale e manco palla a terra. Solo lanci lunghi verso Camarà e Giucj sistematicamente sovrastati dagli avversari sul tempo e col fisico. Nel secondo tempo si è vista qualche manovra in più palla a terra e siamo arrivati qualche volta al tiro ma eravamo in superiorità numerica. E, fatto il pareggio, poi ci siamo fatti segnare di nuovo e abbiamo perso. Ancora. Una pena.

Fino a gennaio si perdeva ma si vedeva una idea di gioco. Adesso si è smarrita pure questa. Ed è questo quello che deprime. I nuovi elementi sono diversi per caratteristiche da quelli che hanno rimpiazzato e non consentono, credo, di tentare schemi e moduli collaudati con Vicente, Sepe, Salvemini, Longo. Ci vuole qualcos’altro. E forse dovremmo rassegnarci al fatto che non abbaiamo la caratura tecnica (e manco fisica) per tentare un gioco propositivo. Questa squadra forse non è in condizione di imporre gioco e forse dovrebbe rassegnarsi a giocare con prudenza, standosene al riparo e sperando in qualche ripartenza. Ma queste sono più domande che opinioni.

Il fatto è che, in una situazione così grave, uno vorrebbe vedere la società compattarsi, agire, prendere decisioni, essere presente. Assumersi responsabilità. Offrire copertura allo staff e alla squadra. Invece niente. Niente di niente. La tribuna, a Siracusa, era piena di dirigenti. Solo che erano dirigenti del Catanzaro. Che, non avendo nessuno da salutare e che facesse gli onori di casa, sono venuti a salutare a noi. I sei scappati di casa andati a dare quel modesto sostegno che possiamo dare urlando le nostre incitazioni.

Ma se continuiamo a scivolare nel nulla come accade ormai da settimane, le responsabilità, che fino ad ora gravano come macigni sulla dirigenza, su Giavarini e su Alessi, finiranno col gravare sempre di più su Di Napoli. Se continuiamo a perdere partite come questa di ieri, finirà lui, Di Napoli, con l’oscurare le responsabilità della dirigenza e con l’assumersi sulle proprie spalle il peso di un fallimento che porta ben altre firme. E gli argomenti per chi vorrebbe scaricare su di lui tutto il peso ci sarebbero: ha dato lui garanzia che era possibile fare un campionato dignitoso in economia ed è stato lui a fare il mercato estivo e quello di riparazione. E i risultati sono che da settimane siamo inchiodati alla retrocessione diretta.

È, la sua, una posizione drammatica. È rimasto da solo a portare la croce, a tenere in piedi la baracca, la baracca sta andando a pezzi e, continuando a stare lì, mentre tutti gli altri si defilano, finirà con l’essere il colpevole principale. È tutto questo è dannatamente ingiusto. È dannatamente ingiusto prendersela con lui – come sta accadendo sui social - quando tutti quelli che hanno responsabilità lo hanno lasciato solo. Chi glielo fa fare di rimanere dov’è? Lasci la patata bollente in mano ad Alessi - che si è dimesso senza che nessuna assemblea o consiglio di amministrazione abbia ritenuto di accoglierne le dimissioni e sostituirlo e dunque è ancora lui l’amministratore - e a Giavarini - che ha ritenuto di potersi sgravare delle quote associative e delle relative responsabilità con un atto unilaterale, come se uno potesse liberarsi di responsabilità solo dicendo “non mi interessa più”. E dunque è ancora lui il socio di maggioranza.

Farebbe meglio Di Napoli - io credo – a dimettersi. E non perché i risultati sono scadenti. Ma perché l’hanno lasciato solo. Perché nei piani non c’era messo che avrebbe dovuto fare il campionato in esilio. Perché non si è dirigenti di una società di calcio professionistico se non si è capaci di presenza, di compattezza, di capacità decisionale, di programmazione, di progetto. Hanno fatto tanto per portare la squadra in Serie C e adesso stanno facendo andare in malora ogni cosa marcando pure visita. Che se la vedano i veri responsabili a risolvere la situazione.

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