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Lega Pro E ora forza Akragas, il Melfi è alla portata

Poteva andarci meglio ma poteva andarci peggio. Paghiamo alla fine i punti persi nel girone d'andata chiuso con 17 punti mentre ne abbiamo fatti 22 nel ritorno. Adesso i play out sono una sfida a sé

di Gaetano Gucciardo - 09/05/2017

Poteva andarci meglio ma poteva andarci peggio. Paghiamo alla fine i punti persi soprattutto nel girone di andata che abbiamo chiuso con appena 17 punti mentre ne abbiamo fatti 22 nel girone di ritorno. Se si contassero solo questi ultimi saremmo fuori dai play out. E saremmo fuori dai play out se si contassero solo le partite fuori casa.

Sono meri esercizi accademici ma danno la misura dell’andamento del campionato dell’Akragas e dei punti di forza e di debolezza dei biancazzurri. Quasi totalmente rifondata, la squadra c’ha messo del tempo prima di trovare un suo assetto. Questo, insieme alla crescita in esperienze e in fiducia di molti debuttanti o quasi, credo potrebbe spiegare perché il girone di ritorno è stato decisamente migliore del girone di andata. Il miglior rendimento fuori casa attesta che la squadra si è trovata più a suo agio quando non doveva fare gioco e potendo contare sulle ripartenze.

Contro il Monopoli si stava mettendo maledettamente male. L’arbitro, Daniele Viotti da Tivoli, vede un fallo di Riggio in area che si fa fatica a vedere pure ripetendo più volte il replay ma alla fine l’ho trovato e sembra che c’abbia visto giusto. Ma lì al bar, a Montaperto, le imprecazioni sono volate fino a Tivoli. Grazie al cielo - un minimo di risarcimento - Genchi tira una bordata che si stampa sotto la traversa e torna in campo. Poi, al quarantesimo, uno di loro fa un fallaccio su Sepe e l’occhio di lince di Tivoli non esita: rosso diretto.

A quel punto cambia completamente l’inerzia della partita. Già il Monopoli aveva arretrato il baricentro perché era bastata una bella manovra propiziata da un passaggio di tacco in profondità dell’ottimo ennesimo ragazzino, Leveque, perché li prendesse la strizza. In dieci si sono asserragliati dietro. Prima dello scadere l’arbitro ci annulla un gol, mi pare di Leveque e subito dopo Coppola, solo davanti alla porta sguarnita, si fa intercettare un tiro da un intervento alla disperata di un difensore avversario.

Nel secondo tempo l’Akragas ha macinato gioco e manovre. Ha prodotto almeno altre quattro palle gol nitide che sono state tre volte tre neutralizzate da strepitosi interventi di Furlan e una Cocuzza non è riuscito, solo davanti al portiere, manco a toccare la palla. Di Cocuzza abbiamo patito la croce, quest’anno. Per la delizia stiamo ancora aspettando. Finisce zero a zero coi padroni di casa che festeggiano e noi che ci accontentiamo.

In fondo siamo tutti consapevoli che i ragazzi hanno fatto una cavalcata sorprendente, la squadra si è superata. Purtroppo non ha fatto il miracolo. Ha patito alla fine una serie di infortuni, la fatica di una rosa striminzita e l’inesperienza che forse ha impedito di ottenere un po’ più di considerazione da parte di avversari ormai appagati. Tuttavia, per come si erano messe le cose, se a gennaio ci avessero detto che la squadra avrebbe conquistato il miglior piazzamento per i play out, quasi non ci avremmo creduto.

Adesso i play out sono una sfida a sé. Avremo due risultati su tre a favore e il Melfi non solo ha fatto peggio di noi fuori casa, ma anche in casa. Noi all’Esseneto ne abbiamo vinte solo cinque e loro, all’“Arturo Valerio”, sei ma ne hanno perse nove mentre noi sei. Fuori casa l’Akragas ne ha perse undici e vinte quattro ma il Melfi ne ha perse dodici e vinte tre. In breve, sono alla nostra portata.

Naturalmente lo spavento e la trepidazione ci accompagneranno fino all’ultimo. D’altra parte mica il calcio è una questione di vita o di morte, predicava pacioso Bill Shankly, è una faccenda molto ma molto più seria. 

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