Sabato 16 12 2017 - Aggiornato alle 23:26

Akragas 2017-2018 - foto di Sandro Parisi Le gioie della giovane Akragas e gli errori del passato

Non è vero che la squadra è al riparo dalla crisi societaria, non è vero che loro pensano solo a giocare. Lo dicono perché è opportuno dirlo ma si sa in giro che hanno problemi pure con l’acqua per la doccia...

di Gaetano Gucciardo - 18/09/2017

Sparati, sono partiti sparati. L’arbitro aveva appena fischiato l’inizio della gara e abbiamo visto uno sciame di locuste in biancazzurro abbattersi su quegli altri. I quali hanno solo potuto annaspare e boccheggiare. Forse non era la vera Paganese ma la nostra era quella vera, quella vista ma solo a sprazzi contro il Rende e contro il Monopoli. Stavolta sono stati in partita per tutti i novanta minuti. I nostri hanno vinto giocando un calcio ordinato e incisivo, e mostrando una condizione atletica adesso compiuta.

Una volta ottenuto il vantaggio lo hanno amministrato con prudenza senza rinunciare a giocare, a tenere palla e a tentare di chiudere la partita. La si poteva chiudere prima, ma i portieri avversari sono lì per impedirtelo e Gomis ha fatto la sua parte. Di Napoli ha collocato Longo in mezzo al campo completandone una evoluzione formidabile da esterno d’attacco a mezzala di regia con licenza di tiro. E siccome il ragazzo è duttile e ligio al compito, infortunatosi Sepe, è andato a rimpiazzarlo facendo il fluidificante - si sarebbe detto una volta - a sinistra.

Poi ha affidato a Vicente compiti che ci stanno facendo scoprire un superbo regista arretrato. Eravamo abituati a vederlo fare argine davanti alla difesa. Adesso, invece, al compito di rottura ha aggiunto quello di governo. Il gioco passa dai suoi sapienti piedi e lui smista, rallenta o accelera in ragione dei momenti propizi, sventaglia lanci verso le fasce con millimetrica precisione per Sepe e Saitta. I due esterni arrivano al fondo oppure penetrano in area per servire i compagni. Su una di queste azione Saitta ha procurato il rigore. Abbiamo visto Salvemini trasformato, generoso fino al punto di cedere la palla del rigore a Longo che, a gol fatto, se lo è andato a cercare per abbracciarlo e ringraziarlo.

Il giorno in cui, quell’altro formidabile ragazzo, Parigi, riuscirà ad avere un po’ più di fortuna e di freddezza sotto porta, faranno, lui e Salvemini, una coppia d’attacco da paura. A proposito di Parigi, entra nella ripresa e in metà partita si procura due occasioni, nella prima è bravo a proteggere la palla al limite dell’area, a girarsi e a crearsi lo spazio per il tiro che Gomis intercetta; nella seconda mette a frutto un cross nel cuore dell’area colpendo di testa e anche qui Gomis è bravo a sventare la minaccia. E poi fa l’assist, e che assist, per il gol di Franchi che si trova la palla al piede e tira senza dovere modificare l’assetto della corsa.

Poi apprendiamo che il Monopoli continua la sua marcia vincente battendo la Leonzio di Rigoli in casa e ci viene persino il sospetto che quest’Akragas potrebbe pure venir fuori come una sorpresa luminosa. A Monopoli c’abbiamo pareggiato dominando per almeno un tempo l’avversario che oggi è capolista. Fra i tanti miracolosi misteri dell’Akragas dovremo annoverare anche questo.

Non è vero che la squadra è al riparo dalla crisi societaria, non è vero che loro pensano solo a giocare. Lo dicono perché è opportuno dirlo ma si sa in giro che hanno problemi pure con l’acqua per la doccia, che in trasferta ci sono andati con un pullman sgangherato e che a pranzo hanno mangiato pane e mortadella. Ecco! Si sa. Non possono non essere investiti pure loro dalle condizioni agoniche, catatoniche in cui versa la società eppure scendono in campo e onorano la maglia.

Ed ecco perché, se dovesse andare in porto il cambio societario di cui si parla a bassa voce in giro, è bene pregare che non si rifacciano gli errori della gestione Giavarini-Tirri. Il primo dei quali fu di smantellare la squadra della promozione. Le squadre hanno un’anima che si forma attraverso una chimica misteriosa che, anzitutto, dipende dal tempo con cui i giocatori stanno insieme.

All’Akragas abbiamo visto in tre anni rivoltare la rosa da capo a piedi più volte. Si sa è un fenomeno ampiamente diffuso, è la logica imposta dagli interessi dei procuratori. Poi però c’è la logica imposta dagli interessi delle squadre e dai desideri dei tifosi. Troppa logica economica (o forse, è meglio dire, affaristica) rischia di rompere il giocattolo. Le squadre hanno bisogno di continuità e i tifosi devono potere identificare la squadra con giocatori che ne siano rappresentativi. Questi che abbiamo vanno benissimo.

Il secondo errore della gestione Giavarini-Tirri fu non riconfermare la guida tecnica. Ora è certo che la nuova cordata avrà la sua scuderia di giocatori e pure di allenatori ma il nostro è vincente ed è alla sua tenacia e al successo dell’anno scorso che dobbiamo la mobilitazione che questa estate ci ha fatto superare gli impedimenti che sconsigliavano di iscrivere la squadra. Di Napoli sta facendo un lavoro efficacissimo, non solo di risultati sportivi importanti ma anche di grande valorizzazione dei giovani.

Il terzo errore fu quello di non affidarsi a personale agrigentino per incarichi strategici. Se vieni da fuori e arrivi in una realtà di provincia e marginale, non c’è alternativa: se vuoi la fiducia della piazza devi affidarti a gente del posto che gode della fiducia della piazza. Altrimenti preparati a vedere progressivamente diminuire gli spettatori e a fronteggiare il malumore, se non la contestazione, di quelli che rimangono fedeli. Tutti speriamo che si esca da questa situazione che non può durare e saluteremo i nuovi arrivati come una liberazione ma attenzione: che non si ripetano gli sbagli del passato.

 

La foto in alto è di Sandro Parisi

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