Domenica 27 05 2018 - Aggiornato alle 17:45

Il presidente dell'Akragas Silvio Alessi
La crisi dell'Akragas Grazie a Silvio Alessi, ma adesso...

Aveva promesso la Serie C quando eravamo in Eccellenza e in Serie C ci ha portato. Ha tenuto botta tutti questi anni in mezzo ai marosi generati pure dal socio di maggioranza. Si è preso le contestazioni e gli insulti cercando sem

di Gaetano Gucciardo - 26/02/2018

Pare che stiamo pagando il fio di avere vinto una volta – e che volta – una partita al novantesimo (quella col Catania della stagione scorsa). Adesso le dobbiamo perdere, a mucchi, oltre il tempo regolamentare. Solo che c’è una perfidia nel perderle dopo che un minuto prima si era acciuffato il pareggio. E le docce gelate, per di più, a sorpresa, ti fanno andare fuori di testa. E così si è scatenata l’ira contro Di Napoli. Il quale è responsabile di queste sconfitte nella stessa misura in cui è responsabile della salvezza dell’anno scorso. È la sua filosofia di calcio. Può non piacere ma ha una sua una coerenza e pure un sua nobiltà.

Abbiamo perso perché dobbiamo giocare. Niente palle in tribuna, si rinunci alla prudenza se c’è modo di attaccare. E così prendiamo il primo gol perché Vono non può sprecare una palla, pure in situazione trubola, calciandola il più lontano possibile. Deve tentare la giocata. Pure con la porta sguarnita e due avversari in agguato. Certo il danno l’ha cominciato Mileto ma il buon Oronzo Canà avrebbe consigliato a Vono di calciare il pallone il più lontano possibile e poi si vede. No. La filosofia di Di Napoli è che dobbiamo giocarcela. Sempre. Pure quando hai acciuffato il pareggio nei tempi di recupero, devi provare a vincere. E così ci ritroviamo scoperti all’ultimo secondo. E il Bisceglie ci fa il secondo gol.

E adesso i social – che sono un postaccio (volgarità, ignoranza, cinismo a piene mani), peggio di un trivio - ne vogliono la testa. Ma Di Napoli, la settimana scorsa, ci ha fatto sapere che lui non si dimette e non abbandonerà mai l’Akragas. Lui e la squadra “non molleranno”. Puntano ancora all’obiettivo di salvare la categoria. E pure il capitano, Alessandro Vono, ha postato un messaggio in cui ha scritto che né lui, né i suoi compagni “smetteranno di lottare, contro tutto e contro tutti”. Bene. Non si può dire che non abbiano lottato. Abbiamo rivisto alcune trame di gioco. Si sono resi pericolosi. In fondo non hanno subito molto la pressione avversaria. Segno che Di Napoli sta trovando come disporre in campo la squadra coi nuovi innesti.

Non credo che abbiamo bisogno di un nuovo allenatore. Abbiamo bisogno di un attaccante e di fare un ultimo disperato tentativo di tornare all’Esseneto. Abbiamo ringraziato Alessi più e più volte. Aveva promesso la Serie C quando eravamo in Eccellenza e in Serie C ci ha portato. Ha tenuto botta tutti questi anni in mezzo ai marosi generati pure dal socio di maggioranza. Si è preso le contestazioni e gli insulti cercando sempre il dialogo. Ma adesso? Adesso Alessi ha decisamente mollato. A monte di queste difficoltà sempre più gravi c’è lui. È lui che ha deciso che la situazione non è più recuperabile. È questo quello che si deve pensare.

Si diceva che erano in procinto di acquistare un attaccante e un centrocampista. Non li hanno presi. Ne hanno venduti otto (Russo, Longo, Salvemini, Vicente, Franchi, Parigi, Tripoli, Rotulo) ne hanno presi sei (Severino, Zibert, Dammacco, Pastore, Camarà, Raucci). Ne mancano due all’appello. Non li prendono più. O almeno non se ne parla più e il nome che si faceva (Iannini) si è già accasato. Si faceva anche il nome di un attaccante, straniero, forte. Quello che ci serve. Lo avevano individuato. Neanche questo hanno più preso. Questo vuol dire che il lavoro di Russello e Di Napoli per puntellare la squadra è rimasto in mezzo al guado. A metà.

E adesso la croce – come ho già scritto – la porta Di Napoli. E ogni sconfitta è occasione per dare addosso a lui. Che ha pure fatto il mercato. Ma il mercato Di Napoli non lo ha potuto concludere. E il niet gli è venuto dall’alto. L’attivismo di Russello lo ha portato a sondare in Lega la possibilità di ottenere una deroga per delle torri faro mobili da prendere in affitto. Ha ottenuto qualche credibile apertura. Sono venuti i tecnici, hanno fatto un sopralluogo, hanno riscontrato qualche problema ma nulla di insormontabile. Eppure la cosa si è arenata egualmente. Perché ciò che è insormontabile è la rinuncia a tentare il possibile da parte di Alessi. Per non parlare dei contributi non pagati. Pare sia la seconda volta. Arriveranno ulteriori penalizzazioni. Ma qualcuno dovrà pagarli, prima o poi. E chi? Gli iraniani? Mentre siamo in trattativa? Siamo sicuri che, visto lo stile, gli iraniani non ci mandino a quel paese?

Alessi ha deciso che ormai la categoria è persa. Ed è come se Di Napoli e Vono giocassero pure contro di lui. E pure Russello, se la situazione è questa, fa, obiettivamente, il direttore sportivo contro Alessi. È dovere professionale dello staff tecnico e dei giocatori di crederci fino alla fine ma se il presidente e amministratore unico non fa quello che si può per salvarci, è lui che non ci crede e dunque Di Napoli e la squadra giocano anche contro il loro presidente. La preoccupazione di Alessi - si capisce – è per la fideiussione. È il suo patrimonio che è in gioco. Ma, a questo punto, sembra questo il suo unico scopo: minimizzare i costi e salvaguardare la sua fideiussione. E se si perde la categoria, pure con mortificazione (penalizzazioni a raffica e ultimi con distanza abissale) non importa. Se la vedranno quelli che verranno dopo, gli iraniani e magari pure Caponnetto.

Ma, mi chiedo, se non si possa tentare un’altra strada. Mi chiedo se, essendo possibile continuare il campionato coi proventi derivanti dall’impiego dei giovani, non sia possibile anche tentare un ultimo colpo di mercato e riportare la squadra all’Esseneto. Il budget è minimo. Dobbiamo solo aspettare che il canale iraniano finalmente si apra. Alessi si era dimesso ma siamo così allo sbando che non c’è nessuno che quelle dimissioni può accoglierle o respingerle. E dunque Alessi si trova in una situazione per cui, anche se non può più contribuire finanziariamente e non crede più nella missione di tentare di salvare la categoria, non può dimettersi. O forse sì? Lui stesso potrebbe consegnare la squadra a un amministratore capace e competente (e non mi si dica che non ce n’è, agrigentini e capaci) con un mandato chiaro. Condurre la stagione in economia, garantire che le uscite non metteranno a repentaglio la sua fideiussione, tentare il possibile per riportare la squadra all’Esseneto (che se la Lega ce lo concede, è operazione che si autofinanzia) e valutare se il bilancio consente di prendere almeno un attaccante da pagare per i tre mesi che mancano per la fine della stagione.

Magari non sarà possibile nulla di tutto questo ma che almeno ci si provi e soprattutto Alessi si tolga da questo piano inclinato verso il fallimento della stagione. Sarebbe ricordato come un suo fallimento. Faccia fare il lavoro ad altri. È un danno per l’Akragas e per lui che debba continuare ad essere lui ad amministrare una società nella quale non crede più.

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