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Akragas - foto di Giuseppe Greco
Akragas Il mondo biancazzurro salvato dai ragazzini

Dall'ennesimo addio di Giavarini e la mancata vendita della società, alla splendida vittoria esterna con la Casertana. Una breve analisi su tutte le sfaccettature del momento dell'Akragas

di Gaetano Gucciardo - 25/09/2017

Avevo aderito al partito secondo cui non si poteva continuare ad andare avanti così, con una dirigenza volta al taglio delle spese fino all’osso, con uno staff dirigenziale ridottissimo e sovraccarico, con l’incertezza della base finanziaria. Confidavo che ci sarebbe stata una svolta: o Giavarini si decideva per il passo che avrebbe dovuto fare tempo fa, prendere decisamente in mano le redini della situazione e dettare la linea in ragione del suo potere economico dentro la società oppure gli subentravano nuovi soci e si ricominciava con una nuova dirigenza. È invece successo che Giavarini se n’è andato e non vuole più scucire una lira ma le sue quote sono rimaste invendute.

I nuovi potenziali soci, appena ne è venuto fuori uno dei nomi, si sono sciolti come neve al sole. Questa pratica di rimanere nell’ombra va contrastata. Chi vuole comprare deve dichiarare chi è, e non trincerarsi dietro i nomi dei procuratori e delle società di intermediazione. Per dirne una, la Folgore è stata promossa in Serie D e poi però non si è iscritta. E i tifosi folgorini, a pochi giorni dalla scadenza dei termini per l’iscrizione o per il ricorso avverso la mancata iscrizione, si sono illusi che una cordata svizzera acquistasse il titolo. Poi non l’hanno acquistato e la Folgore non è stata iscritta.

L’evaporazione dei potenziali acquirenti deve essere motivo di conforto. Vuol dire che l’Akragas ha gli anticorpi per respingere organismi estranei e potenzialmente esiziali. Solo che adesso dobbiamo cambiare paradigma: non possiamo più permetterci di dire: “Basta tirare a campare”. Dobbiamo passare all’andreottiano: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. Questa è l’Akragas. È una squadra che rischia di soccombere costantemente. Ha permanenti difficoltà finanziarie, una base economico-finanziaria stentata e precaria, una dirigenza plurale, a volte litigiosa, una tifoseria appassionata e nevrotica facile all’esaltazione e altrettanto facile preda dell’ira e dell’odio.

Ma l’Akragas, non si sa come, trae forza da questa sua natura. Accade che undici ragazzotti scendano in campo colorati di bianco e di azzurro e stendano la Casertana a casa sua. E talmente poco gli avversari ci capiscono che uno di loro non trova di meglio da dire che accusare il non gioco biancazzurro. Come se l’avversario fosse lì per consentire a te di giocare. Dunque nel bel mezzo di una crisi societaria che non sembra avere vie d’uscita, l’Akragas, squadra di calcio, costituita in gran parte da ragazzotti appena prelevati da squadre giovanili, gioca senza timori reverenziali, vince, fa punti ed è in zona play off. Con un capitano di 22 anni (Genny Russo) e un goleador (Lorenzo Longo) di 23 che, nell’occasione del gol, è stato servito da un attaccante (Giacomo Parigi) che di anni ne ha 21 mentre l’altro si risucchiava mezza difesa avversaria (Francesco Salvemini) che di anni ne ha fatti ventuno oggi. Sì, oggi. Il mondo, il nostro mondo biancazzurro, salvato dai ragazzini.

 

La foto in alto è di Giuseppe Greco

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