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Lega Pro Se c'è una squadra che merita la salvezza...

Poteva essere una giornata negativa invece è stata una giornata pessima. A Cosenza, gol subìto nei minuti finali dopo aver sprecato alcune palle gol. Eravamo fuori dai play out e adesso ci siamo dentro

di Gaetano Gucciardo - 24/04/2017

Poteva essere una giornata negativa. Lo temevamo. Ci siamo sbagliati. È stata una giornata pessima. Tutte le concorrenti hanno vinto (pure fuori casa contro squadre di vertice!) e noi abbiamo perso. Per di più abbiamo perso subendo nuovamente il gol nei minuti finali (è il quindicesimo, il 34,1% di tutti i gol subiti) e – siccome non ci dobbiamo fare mancare nulla – la sconfitta è venuta fuori dopo avere sprecato un discreto numero di palle gol.

Lì al bar, abbiamo fatto bile. Urla, imprecazioni, ringhi neri di collera e silenzio di ghiaccio quelle volte che quasi ci facevano gol. Poi ce l’hanno fatto e sono partite le imprecazioni seguite, nei minuti finali, dal silenzio dello sconforto. Un avventore compenetrato, vistici uscire con le ali spezzate, gli è scappato un “condoglianze!” che se non si fosse immediatamente corretto aggiungendo: “Mi dispiace davvero”, l’avremmo scambiato per una insolenza con conseguenti rischi di degenerazione. Troppa la collera. Per altro il Catania che si fa abbattere senza tanti complimenti dal Monopoli, e il Messina che passa pressoché indisturbato a Lecce alimentano sospetti di intrighi, complotti, biscotti e pasta chi sardi.

Ma non c’è bisogno di scomodare le trame nere. Il calcio è un gioco a somma zero (vinco io e perdi tu) nelle eliminazioni dirette, nei gironi all’italiana (sarà un caso che si chiamano così?) si trasforma facilmente in gioco a somma positiva (possiamo vincere entrambi) e dunque c’è un incentivo strutturale all’accordo pure tacito a spartirsi la posta o, addirittura, a regalarla all’avversario se a te non ti sposta nulla. Un favore fatto oggi sarà un favore ricevuto domani. Per noi però questo discorso, ieri, non valeva. Al Cosenza servivano punti per mantenere il piazzamento utile per disputare la prima fase dei play off (partita unica ad eliminazione diretta) in casa. Ed è stata partita vera.

E dire che i nostri hanno fatto una bella partita. Hanno giocato, costruito manovre e creato occasioni. Lo testimonia la statistica del possesso palla. Raramente l’Akragas ha avuto un possesso così prolungato (49%). E lo ha fatto con una formazione priva di due centrocampisti essenziali come Bramati e Pezzella e con un ragazzo della Berretti, Rotulo. E dietro il Cosenza non passava, anche se, disinnescato Statella, D’Anna sembrava godere di un po’ troppa libertà e ha continuato a sfornare cross e assist pericolosi. Sta di fatto che per segnare hanno dovuto ricorrere a un calcio piazzato che a Cavallaro meglio non gli poteva venire.

Eravamo fuori dai play out e adesso ci siamo dentro distanziati di due punti dalla zona salvezza. Domenica prossima il Monopoli incontrerà il Matera in Basilicata e noi in casa la Juve Stabia che è immediatamente dietro il Matera distanziato di tre punti. Se battiamo la Juve Stabia, il Matera non dovrà temere di essere raggiunto e potrà elargire agli ospiti del Monopoli cortesie come si conviene. Bel paradosso. Se perdi affondi e se vinci metti nelle migliori condizioni l’avversario con cui ti giochi la salvezza, per affossarti. Bene che va, ci giocheremo la salvezza nello scontro diretto col Monopoli.

Sono tutti concordi nel considerare questo campionato dell’Akragas sorprendente. Con una spesa ridottissima – pare la metà della spesa media delle squadre che adesso lottano per la salvezza – e con una rosa di ventenni, è lì che se la gioca. Adesso però c’è da fare un mezzo miracolo: da inseguiti ci ritroviamo ad inseguire, nel rush finale potrebbero fregarci come se la paura di perdere stesse avendo la meglio sul piacere di vincere. È, del resto, quello che è capitato un sacco di volte nelle partite precedenti quando abbiamo subito gol negli ultimi minuti.

Però, se uno lo sa che la paura di perdere può avere la meglio, può caricarsi di concentrazione e ribaltare il meccanismo psicologico. Forza ragazzi. Se c’è una squadra che merita di salvarsi, quella è l’Akragas dei giganti fanciulli.

 

La foto in alto è di Sandro Parisi

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