Sabato 23 09 2017 - Aggiornato alle 00:34

il_presidente_dellakragas_marcello_giavarini
Akragas L'ultimissima versione di Giavarini

Dall'annuncio della cessione delle quote societarie al prezzo simbolico di un euro e all'azzeramento dei debiti all'ultima dichiarazione sui potenziali acquirenti

di Gaetano Gucciardo - 12/09/2017

La situazione è talmente confusa che Pirandello, al cospetto, va ancora all’asilo. Scriveva Giavarini l’11 luglio 2017: “Ricordo a tutti che durante lo scorso campionato non sono più venuto allo stadio Esseneto per non sentire cori contro il Licata e i licatesi, e avevo manifestato in più occasioni il mio disappunto in merito. Per questo motivo, purtroppo, ho deciso di uscire dalla società nel novembre del 2016 e con grande dispiacere, per lo stesso motivo, continuo tuttora a restare fuori dall’Akragas. Con grande rammarico, e vi prego di credermi, non posso accettare la proposta degli ultras di tornare ad essere il presidente onorario dell’Akragas per il prossimo campionato di serie C”.

E il 27 giugno: “Cedo le mie quote del 54% al prezzo simbolico di 1 euro. Ed ancora mi impegno a cancellare il debito che l’Akragas ha nei miei confronti, rinunciando ai soldi che ho investito nella società biancoazzurra e dono tutto all’Akragas”. 

E sempre l’11 luglio: “Il 6 luglio 2017, delegando per iscritto il Presidente Alessi a rappresentarmi davanti al Notaio dello studio Fanara, ho rinunciato alla somma di 630.000 euro di debito che l’Akragas aveva nei mie confronti per avere finanziato la società durante il campionato 2016/2017”.

Addirittura il 14 giugno annunciava che avrebbe consegnato la società al sindaco: “È chiaro che, se entro tempi ragionevolmente brevi (per il calcio lo sono) e cioè una settimana da oggi, non dovessimo riscontrare alcun interessamento, per come detto, non potendo più, da soli, sostenere la gestione societaria, saremo costretti simbolicamente a consegnare al Sindaco di Agrigento, nella qualità di rappresentante della Città, la nostra squadra”. 

Un percorso chiaro e lineare. In breve: “Non ne voglio più sapere, rinuncio a quello che c’ho messo. Venitevela a prendere portandomi un euro”. Se non ricordo male non è neanche sua la fideiussione con la quale la squadra si è iscritta. Almeno da nessuna parte è stato scritto che l’ha data lui.

Ieri, 11 settembre la svolta. Scrive: “Insieme alla proposta di acquisto del club i signori procuratori devono produrre e presentare una lettera di garanzia di solvenza da parte di una banca primaria allo scopo di: 1) Liberarmi la fideiussione di 350 mila euro in essere del campionato in corso che scade il prossimo 31 ottobre 2017. La fideiussione è ancora bloccata. 2) Liberare la seconda garanzia in essere del campionato in corso che scade il prossimo 31 ottobre 2017 per altri 350 mila euro. Dopo di che, per il bene dell’Akragas, invito i signori procuratori a versare nelle casse della Società la somma di 400 mila euro per il normale svolgimento del campionato di Serie C. Totale della lettera di solvenza 1.100.000 euro. Avendo presentato quanto sopra, i signori procuratori potranno incontrarmi in settimana per recarci subito da un notaio e procedere immediatamente alla cessione del club biancoazzurro.”

Dunque adesso vuole liberate due fideiussioni (io questa cosa non la capisco ma è mia ignoranza: perché sono due? E perché vuole liberata la fideiussione che per quest’anno non ha fatto lui?) e chiede, a garanzia dell’Akragas, che i nuovi acquirenti versino 400 mila euro nelle casse della società. Il tutto fa 1.100.000 euro. Sono condizioni ragionevoli ma stridono con la logica di tutto quello che le ha precedute. A me sembrava che per Giavarini l’Akragas fosse una casa in fiamme e che volesse scappare. Adesso si presentano i vigili del fuoco e pone loro delle condizioni per entrare: “Quant’acqua c’avete nell’autobotte?”. Chi ci capisce è bravo.

È notevole che Giavarini voglia incontrare la stampa e i tifosi per chiarire. Ma credo che la versione di Giavarini sia che questi tentativi di acquisizione sono un bluff. Un po’ allude a questo nel suo comunicato quando scrive polemicamente: “Ho [fino ad ora] soltanto visto tanta pubblicità da parte degli stessi agenti sportivi e di alcuni agrigentini che li accompagnano e li sostengono in questa trattativa”. Lo diceva anche dei romani. Comunicato del 26 giugno: “Smentiamo tutte le voci di trattative che non sono mai iniziate perché non ci sono mai state. Nessuno, ribadiamo nessuno, si è fatto avanti per cercare di acquisire le quote societarie”.

Se i potenziali acquirenti (portati dalla 4young prima e dalla Academy poi) sono un bluff, non ci rimane che lui. Solo lui può salvare l’Akragas. È questo quello che lui vorrebbe gli venisse riconosciuto. E allora la salvi. Restituisca alla società un assetto da società professionistica, ricostituendo un organico minimamente adeguato, coperto da figure competenti e autorevoli. Si circondi di gente che goda di riconoscimento in città in modo che possa ricostruire la propria immagine logorata da anni di presidenza riluttante e, a volte, impulsiva e litigiosa. Finisca questa pena di una squadra che va in giro senza dirigenti, che lesina pure sulle maglie e sulle convocazioni, che per mancanza di autorevolezza (il mister squalificato e non un dirigente di polso in panchina) si fa prendere a pallate dal Catania, per non dire della confusione e del pressapochismo quando si devono fare i biglietti e gli abbonamenti.

Annunci l’inizio dei lavori per l’illuminazione. E se c’è da rinforzare l’organico che provveda. Faccia finalmente il presidente. Non onorario. Effettivo.

P. S.: Dopo la partita di sabato contro il Monopoli, brillantemente pareggiata dai nostri baldi giovanotti (i cui meriti vanno elevati a potenza pari alla confusione societaria, quindi maggiore è la confusione maggiori sono i loro meriti), ho fatto un sogno. No, non quello di Salvemini che riceveva una terrificante ingiunzione veterotestamentaria perché impari una volta per tutte a passare la palla al compagno meglio piazzato. No. Che quella volta che lo fece di nuovo facendoci perdere punti, una saetta di Giove fulminator lo folgorò sulla via del gol trasformandolo, finalmente, in un giocatore davvero devastante. Per gli avversari, non per le nostre coronarie.

SCRIVI UN COMMENTO A QUESTO ARTICOLO

scrivi alla redazione