Sabato 16 12 2017 - Aggiornato alle 23:28

il_presidente_alessi_ed_il_patron_giavarini Vendete l'Akragas a Nava, perchè non c'è alternativa

di GAETANO GUCCIARDO - La situazione della trattativa per la cessione dell’Akragas non è definita nei termini in cui effettivamente si sta svolgendo, ma nei termini in cui viene definita dal pubblico che la osserva. Sembra una assurdità ma non lo è

di Gaetano Gucciardo - 02/12/2017

Avrei voluto scrivere che nella trattativa per la cessione dell’Akragas serve un atto (non un gesto) di generosità. E avrei voluto aggiungere che se questa generosità non ci sarà, in calce all’atto di morte dell’Akragas - c’è poco da fare - la firma sarà quella di Alessi e Giavarini. Ma - avrei scritto - aver fatto fallire una squadra non è un bel viatico. Giavarini è un uomo di industria e Alessi è un imprenditore – mi pare di capire - che si muove per conquistare e attivare mercati per altri imprenditori. Alessi ha pure nutrito ambizioni politiche. Nel loro curriculum dovranno scrivere che hanno portato a fallimento una società di calcio della serie C italiana con una storia alle spalle e un nutrito seguito di pubblico.

E non può essere. Non possono essere così autolesionisti, avrei scritto. La reputazione ha un prezzo che, quando la perdi, è enorme ma quando la devi conservare non ne ha. Non la vendi, figurarsi se la svendi. E avrei concluso che, proprio per queste ragioni, Alessi e Giavarini porteranno a conclusione positiva questa trattativa. Ho sempre nutrito fiducia in Alessi e l’ho scritto. Persino qualche giorno fa, col mio amico Gaetano Leonardi, gli abbiamo rivolto un appello a non vendere a chi non mostrava un passato di affidabilità. Ma adesso la situazione è precipitata.

Spiegava un premio Nobel per l’economia che le economie e le società che funzionano sono quelle che sono riuscite a mettere in linea l’interesse e i rendimenti privati con l’interesse e i rendimenti sociali. A noi questa tesi di North può servirci come suggerimento per capire cosa sta accadendo al capezzale dell’Akragas. E quello che è accaduto è che si è spezzata la fiducia che fa credere che l’interesse dei dirigenti coincida col superiore interesse dell’Akragas. È ormai ampiamente diffusa la convinzione che l’interesse dei protagonisti di questa trattativa non solo non coincida ma addirittura confligga col superiore interesse dell’Akragas.

Facciamo un ragionamento indiziario: Nava firma una lettera di intenti in cui sono indicate le condizioni poste da Alessi. Si incontrano. Alessi espone le condizioni e dice in una intervista rilasciata a Camillo Bosio per “In3minuti” che sono quelle che erano state esposte nella lettera di intenti. Non c’è niente di nuovo. Solo che Nava decide di prendere tempo e Alessi e Giavarini glielo concedono. Qui c’è qualcosa che non torna. Se Nava si fosse presentato con documenti a garanzia degli impegni presi che non convincevano Alessi e Giavarini, l’incontro si sarebbe concluso come si è conclusa l’interlocuzione con Nuccilli: arrivederci e grazie. Invece Nava chiede tempo. Evidentemente per rifletterci. Dunque le condizioni sono mutate. E certo non le ha mutate Nava. Non si vuol sapere quali sono. Non è questo il punto. Il punto è che sono mutate. E forse non sta bene.

Ma c’è un altro problema da prendere in considerazione. La situazione della trattativa per la cessione dell’Akragas non è definita nei termini in cui effettivamente si sta svolgendo, ma nei termini in cui viene definita dal pubblico che la osserva. Sembra una assurdità ma non lo è. È il problema riassunto dal teorema di Thomas: “Se una situazione è definita come reale, essa sarà reale nelle sue conseguenze”. La situazione, al di là delle effettive intenzioni dei protagonisti, è ormai definita nei termini secondo i quali Alessi e Giavarini non hanno serie intenzioni di vendere.

Stamattina sono andato allo stadio. C’erano i giganti che s’allenavano con intensità e concentrazione. Addirittura Pisani per difendere la propria area ha sgambettato Moreo finito per terra nel fango. E là, fra i tifosi, il leit motiv è che Alessi e Giavarini non vogliono vendere e che ci stanno prendendo in giro. Ora, ribadisco, non conta se questo è vero o meno. Quello che conta è che la situazione viene definita così. E questo ha delle conseguenze. Infatti, a rafforzare questa definizione, interviene la osservazione che non sarebbe la prima trattativa che salta. Già questa estate naufragò quella con la cordata romana e non si sa per quali motivi e infine e, soprattutto, la convinzione diffusa è che l’intenzione della società sia quella di smantellare la squadra e proseguire con la Berretti incrementando ulteriormente il già cospicuo contributo che arriva dalla Lega per l’impiego dei giovani.

Dunque l’Akragas potrebbe trovarsi nella situazione che l’interesse dei suoi dirigenti a monetizzare la sua presenza fra i professionisti non coincida con l’interesse dell’Akragas come storica società di calcio di ottenere successi sportivi e di militare onorevolmente nel proprio campionato. I primi incassano i contributi mentre la seconda può tranquillamente continuare a perdere tutte le partite che rimangono e mestamente retrocedere (e poi, magari, alla fine chiudere pure baracca).

Ma c’è un ulteriore e più importante aspetto da considerare. Quello per il quale il teorema di Thomas rischia di dispiegare tutti i suoi effetti. Se così stanno le cose, e cioè se il pubblico si convince che l’intenzione dei dirigenti dell’Akragas è quella su esposta, sapete cosa minacciano i tifosi (anzi: sapete cosa minacciamo noi tifosi ‘ché lo sono pure io)? Di impedire che questa cosa vada a segno, di impedire che la squadra parta alla volta dei posti in cui deve giocare, di impedire che i giocatori entrino in campo. Di sabotare il disegno della società e di portare la Lega alla radiazione dell’Akragas.

Insomma la fiducia non c’è più. Adesso la situazione è che la piazza ha definito Alessi e Giavarini non più affidabili (che sia vero o meno) e la conseguenza è che non ci sono più margini di dialogo. Devono vendere la squadra a Nava, senza modificare le condizioni che gli hanno esposto nella lettera di intenti. Non c’è più altro da fare.

E adesso mi rivolgo direttamente a loro. Se non portate a conclusione positiva la trattativa, qui si sfascia tutto e nella storia rimarrà la definizione che adesso si sta dando della situazione, non la vostra, perché le conseguenze saranno quelle dettate da questa definizione. E cioè che l’Akragas fu fatta morire dai suoi tifosi perché era finita in mano a dirigenti che tanto pasticciarono che alla fine si fecero definire come indegni. Non vorrete mica questo?! La reputazione non ha prezzo.

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