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Zufferli da Udine L'arbitro e l'arbitrio

di GAETANO GUCCIARDO - Zufferli da Udine non ha sbagliato. Non ha dato due rigori fasulli al Matera e negato uno solare all’Akragas. No. Ha fatto di peggio. Ha arbitrato dando la netta impressione di sbagliare deliberatamente...

di Gaetano Gucciardo - 24/12/2017

Zufferli da Udine non ha sbagliato. Non ha dato due rigori fasulli al Matera e negato uno solare all’Akragas. No. Ha fatto di peggio. Ha arbitrato dando la netta impressione di sbagliare deliberatamente. Come lo studentello che sbaglia pure a copiare e si fa scoprire. Guardatelo mentre Giovinco entra in area e comincia a cascare abbondantemente prima del punto teorico di contatto con Vono. E non cade in avanti. Cade all’indietro. Quale balistica può spiegare questa caduta?! Ma Zufferli fischia immediatamente, appena il tipo si lascia andare. Non ha esitazioni. Un rigore che non c’è e lui non ha esitazioni. Eppure… eppure postura e movimento lo tradiscono. Fischia e rimane fermo. Non corre verso il centro dell’area e fa un gesto verso le proteste biancazzurre come per allontanare una molestia insidiosa. Come se improvvisamente il suo senso morale lo avesse, un attimo, richiamato all’ordine.

E poi guardatelo quando fischia il secondo rigore. Una palla calciata da meno di un metro che finisce sul braccio attaccato al corpo del difensore. Anche qui è molto dubbio ma lui è lì come un predatore, in agguato, prontissimo a fischiare. Sembra non aspettare altro. E invece guardatelo quando Angelo salta e respinge, col braccio alzato, la palla di mano in piena area. Se non è rigore questo, niente è rigore. Ma lui non solo non è pronto a niente, ma, lì a due metri, vede chiaramente, ha il tempo di pensarci e non fa una piega. Non alza neanche le braccia per dire di continuare. Anche in questo caso come paralizzato dalla coscienza che gli rimorde dentro. Niente.

Mai visto un arbitraggio così ai danni dell’Akragas. Giocare all’Esseneto mica ti conferisce vantaggi arbitrali, ti mette solo al riparo dai torti arbitrali. L’avrei voluto vedere all’Esseneto, questo negatore della propria funzione arbitrale. Che altro non è che negazione dello spirito dello sport. È lì che lo sport rischia ogni volta di morire. Zufferli si conserverà nella nostra memoria come l’arbitro degli arbìtri. Con l’accento sulla i.

E grazie al mister e a questi ragazzi che giocano con dedizione, coraggio, concentrazione, dedizione. Alessi ha annunciato che si farà sentire. Bene, alle partite la dirigenza deve esserci. La squadra non può più essere lasciata da sola. E gli arbitri devono sentire che questa squadra non è abbandonata a se stessa. Perché è qui la radice del male e del danno che subiamo.

Uno del Matera, quando l’inesauribile Sepe ci ha portato in vantaggio, non si dava pace. Ha ripetuto due volte: “Stiamo perdendo con una squadra di morti. Questi sono morti da settembre e noi ci stiamo perdendo”. E invece noi non siamo morti! Morti non siamo e tutti quelli che sembrano godere a dire che lo siamo (pure fra noi tifosi), devono capire che dire, a uno che non è morto, che invece lo è, anticipa e agevola il percorso verso il decesso. Ora basta. Perché poi accadono queste cose. Che gli arbitri se ne fregano di fischiare contro uno che credono morto quando, fischiando a pene di segugio, possono procurarsi la benevolenza di chi è vivo.

Iachino Rambo, capo ultras, al termine di una settimana spesa a ricucire, a esortare, a ricompattare, s’è pure sentito male, proprio 24 ore prima della partita. Ma l’ambiente, grazie a lui, si è ricompattato. Vediamo di farlo tutti. E se dobbiamo morire, moriamo vendendo cara la pelle.

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