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Serie A2 Fortitudo, c'è ancora una partita da giocare

Il presidente Moncada ha capito di aver dato il massimo e che la filosofia dell’uomo solo al comando può appagare ed essere utile fin quando c’è da far crescere un progetto sulle ali dell’entusiasmo. Se invece bisogna affrontare una crisi di crescita...

di Gerlando Verruso - 15/05/2017

“Non si può infatti negare che le dichiarazioni post partita del presidente Moncada siano un punto fermo importante. La campana sta suonando e sta suonando per tutti. A fine stagione si tireranno le somme e si salvi chi può. Il presidente si spinge oltre la semplice analisi delle ultime ed arriva ad affermare che è finito un ciclo rimpiangendo addirittura il non aver smantellato la squadra due anni fa dopo aver sfiorato il colpaccio della promozione in serie A1 nella finale di play off contro Torino. Parole forti, forse non esattamente opportune in un momento in cui la squadra sta leccandosi le tante ferite, ma sicuramente segno che la società è presente e non intende lasciare sfarinare la squadra prima che la stagione sia conclusa con il raggiungimento o meno dell’obiettivo stagionale: i play off. Le parole di Moncada sono una chiamata alle armi per tutti, dirigenza, allenatore, giocatori. Non per guadagnarsi la conferma per la prossima stagione, ma per non buttar via questa. Sono un invito a trovare, forse a ritrovare, la coesione, lo spirito di gruppo, la voglia di sacrificarsi che hanno fatto della Fortitudo la bellissima realtà delle ultime due stagioni”. 

Così scrivevamo ad inizio marzo commentando il primo avviso ai naviganti lanciato dal presidente Moncada. E qualche settimana più tardi invitavamo i tifosi a stringersi attorno alla squadra tralasciando “l’atmosfera da fine impero” che si respirava. Siamo purtroppo stati facili profeti nell’indovinare lo scoramento del presidente e nell’immaginare la resa dei conti all’epoca rinviata solo a fine stagione com’è infatti avvenuto con le annunciate dimissioni. Non possiamo quindi dirci sorpresi nel leggere il comunicato di Moncada e, soprattutto, nel leggere tra le righe una sorta di “parlare a nuora perché suocera intenda”.

Va bene infatti la delusione per aver fatto male alcune scelte sul piano umano prima ancora che sportivo; va bene il rammarico per esser riusciti solo “a portare dentro il palazzetto 1300/1500 spettatori, di cui 300 atleti, componenti dello staff e sponsor”; comprensibile la confessione di non divertirsi più come gli anni scorsi. La posta in gioco sembra però essere un'altra. Moncada ha capito di aver dato il massimo e che la filosofia dell’uomo solo al comando può appagare ed essere utile fin quando c’è da far crescere un progetto sulle ali dell’entusiasmo. Se invece bisogna affrontare una crisi di crescita un uomo solo non è più sufficiente e ci vuole l’intervento di forze nuove.

Il punto però è: Agrigento dispone di queste forze? E se si, hanno intenzione di impegnarsi? La partita del futuro della Fortitudo si gioca attorno a queste domande e, probabilmente, la risposta è negativa ad entrambe. La città già mantiene con qualche difficoltà una squadra nella terza seria calcistica (a proposito, auguri all’Akragas per i play-off); inevitabile che questa debba contendersi le poche risorse disponibili sia in termini di apporto economico che di presenze di pubblico con una squadra che gioca nella seconda serie nazionale di pallacanestro. Il prestigio va bene, l’entusiasmo va bene, ma senza soldi non si canta messa. Insomma, brutalmente, c’è qualcuno che vuole investire nella Fortitudo per mantenere il livello raggiunto? E se non ci fosse Moncada è disposto a continuare a divertirsi ridimensionando il livello tecnico ed organizzativo di società e squadra?

La Fortitudo rappresenta un buon esempio gestionale dove ormai nulla è lasciato al caso. Gli spalti semivuoti dimostrano invece la notevole difficoltà di fare breccia tra gli agrigentini: in questi anni è cresciuta in parte l’affezione ma è cresciuta poco la cultura cestistica. Su questa contraddizione si gioca il futuro prossimo dei biancoazzurri.

Quanto all’aspetto tecnico, comunque secondario in questo travagliato momento, va però detto che della stagione passata c’è di che essere soddisfatti. La squadra ha raggiunto l’obiettivo play-off piazzandosi quarta in griglia, ha raggiunto l’obiettivo final-eight di Coppa Italia, ha scontato una netta differenza tecnica con la Fortitudo Bologna negli ottavi di post season. Considerando che sette squadre su otto del girone ovest sono state subito eliminate, compresa la dominatrice della regular season Biella, la differenza di cifra tecnica tra i due gironi è lampante e giustifica in parte la brutta figura fatta dai ragazzi di Ciani. Il resto, purtroppo, ricade tutto sulla squadra che troppe volte non ha dato il meglio di se.

Rifondazione allora? Probabile. Prima però bisognerà capire chi terrà la barra del timone. Potrebbe essere ancora Moncada, ma questa partita è ancora tutta da giocare.

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