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Lega Pro La deagrigentinizzazione dell'Akragas

Alla fine, tra agrigentini e licatesi, questi ultimi hanno avuto la meglio. Ecco come come l'Akragas del nuovo corso ha decisamente voltato pagina...

di Michele Scimè - 01/07/2016

Mentre le squadre di Lega Pro lavorano sul mercato per accaparrarsi staff tecnici e giocatori, dopo un mese e mezzo di sterili polemiche, dopo la conferenza stampa del presidente onorario Marcello Giavarini, vero “patron” della società, è stato ridisegnato l’assetto organizzativo e tecnico della società. Il quadro che si è delineato offre adesso una certezza, anche se non chiaramente espressa nei discorsi di Giavarini: la cosiddetta minoranza – già orfana di Alessi – quella dei Nobile, Trupia, Caponnetto, Tamburo, La Mantia e Lupo non esiste più, ha perso la sua battaglia interna tesa ad avere un minimo di riconoscibilità e di titolarità nelle scelte e adesso il Giava non ha più bisogno di alcuna mediazione interna.

Alla fine, tra agrigentini e licatesi, se così vogliamo caratterizzare di netto le due anime della società, questi ultimi hanno avuto la meglio. Anche in ragione di un impegno economico di differente consistenza. Ma proprio la questione della gestione delle risorse economiche è stata alla base della frattura tra vecchi e nuovi soci. Con i licatesi a governare la situazione e gli agrigentini, eccezion fatta per il presidente Alessi, a subire le scelte, quasi senza poterle discutere, fino al punto da rinunciare a continuare a sostenere economicamente la causa biancazzurra.

Basti pensare che dal budget di un milione di euro del vittorioso campionato di Serie D, lo scorso anno in Lega Pro si era passati ad un iniziale budget di 1,9 milioni, sforato però poi fino ad arrivare ad una spesa complessiva di circa 2,5 milioni di euro. Usciti così di scena i soci di minoranza e sanati i buchi di bilancio, Peppino Tirri, adesso, non è più l'amministratore delegato che deve confrontarsi con una parte interna portatrice di un diverso punto di vista e che deve dare conto ad un’assemblea eterogenea. L’effetto dello tsunami Giavarini ha fatto di Peppino Tirri una sorta di califfo che non ha più una controvoce interna. Speriamo bene. La storia dell’ultimo campionato ci ha insegnato che il confronto interno è fastidioso, può portare dissidi, ma a volte ti salva la vita.

Vale la pena a questo punto fare una disamina delle prime scelte e guardare come l'Akragas del nuovo corso abbia decisamente voltato pagina.

Pino Rigoli, non riconfermato. Unanimemente considerato il miglior allenatore della Lega Pro nella scorsa stagone, oggi è l'allenatore del Catania, dopo avere salvato l’Akragas da una retrocessione che sembrava certa. Il tecnico sembra sia stato abbandonato troppo a lungo, al punto che, dopo un mese e mezzo dalla fine del campionato, dichiarava ai giornali “Non sono stato contattato e a questo punto mi sento libero”.

Dario Scozzari, responsabile dell’area tecnica, non riconfermato. Arrivato a dicembre nel bel mezzo della “grande crisi”, è apparso praticamente a tutti il dirigente tecnico che ha dato la svolta alla gestione interna. Peraltro lo stesso Tirri nel corso della sua conferenza stampa aveva smentito l’esistenza di dissidi tra lui e Scozzari attribuendosi addirittura la paternità del coinvolgimento dello stesso Scozzari nell’Akragas. Oggi però sappiamo che la società avrebbe ripescato tra i bocciati dello scorso campionato, recuperando Sergio Almiron (che solo sei mesi fa ha appeso le scarpette al chiodo)) per ricoprire il ruolo dirigenziale di Scozzari che ha esperienza ultradecennale e che sembrava essere uno dei perni dell’organizzazione tecnica.

Luigi Campoccia, direttore generale, non riconfermato. Per la carica di dg, nella passata stagione era stato indicato dal gruppo dei soci di minoranza per sostituire Giovanni Amico dimessosi perché nominato assessore allo Sport al Comune di Agrigento. Oggi viene sostituito da Nino Di Giacomo, dirigente sportivo di grande esperienza anche ad alto livello, che nella scorsa stagione aveva ricoperto il ruolo di responsabile del marketing su indicazione diretta di Giavarini.

Pino Fichera, segretario generale, non riconfermato. – Era arrivato con Pino Rigoli tre stagioni fa ed ha da sempre svolto il suo ruolo con competenza e mettendo a frutto la sua notevole esperienza. In scadenza di contratto al 30 giugno, apprendiamo che non è stato riconfermato, sembrerebbe per ragioni personali (volendo riavvicinarsi alla sua famiglia) e pare però stia per accasarsi al Siracusa, neo promossa in Lega Pro.

Giovanni Sorce, responsabile del settore giovanile, non confermato. Ha costruito il vivaio dell’Akragas partendo dalla struttura della Scuola Calcio Athena, la più titolata della provincia di Agrigento. L'ex calciatore del Parma ha ben figurato la stagione scorsa con le tre squadre impegnate nei campionati nazionali FIGC, Berretti, Allievi e Giovanissimi.

Gero Falci, team manager del settore giovanile, non confermato. Da sempre braccio destro di Giovanni Sorce e uomo di sport, ha dato un contributo notevole ai risultati ottenuti dal vivaio biancazzurro nell'ultima stagione.

Mauro Miccichè, allenatore della seconda squadra dell’Akragas, non confermato.  Alla guida della squadra che forma i calciatori che se meritevoli transitano gradualmente in prima squadra. Ha contribuito ai buoni risultati dei biancazzurri nel campionato nazionale FIGC “Dante Berretti”.

Enzo Ciulla, magazziniere, non confermato. Con i biancazzurri da 5 anni, ha maturato un’importante esperienza in questi anni, ma pare non rientrare più nei piani societari.

Istintivamente viene da dire che questo film lo avevamo già visto. Ma forse non è così. Forse è un altro film. Però se ritorniamo allo stesso periodo dello scorso anno, proprio quando Marcello Giavarini arrivò ad Agrigento, l’Akragas rimase ferma a lungo senza fare alcuna operazione di mercato.

I soci della storica promozione in Lega Pro, che ancora non immaginavano nemmeno che sarebbe toccato loro in sorte il marchio di “soci di minoranza” e che soprattutto non erano ancora stati individuati come il male dell’Akragas – spiegarono che Giavarini e Tirri, nel rispetto dell’esperienza vincente del campionato appena vinto, avrebbero mantenuto la struttura portante di quella esaltante vittoria ed in particolare sarebbero rimasti i due dirigenti tecnici Antonello Laneri ed Ernesto Russello, il mister con il suo staff ed un gruppo di sette-otto giocatori, tra i quali Baiocco, Catania, Tiscione, Vindigni, Chiavaro e Savanarola.

Sappiamo che le cose non andarono esattamente in quel modo. In circostanze mai chiarite fino in fondo furono allontanati o se ne andarono prima Laneri, poi Russello. Il tecnico Feola addirittura apprese dai media che Legrottaglie era il nuovo allenatore dell’Akragas ed inoltre, con dinamiche rimaste controverse, non si riuscì a trattenere nessuno dei giocatori del vecchio gruppo tranne Savanarola che, poi, andò via a dicembre.  

In ogni caso abbiamo trovato una chiave di lettura ai fatti che si sono susseguiti nelle ultime settimane dalla conferenza stampa di Peppino Tirri, all’intervento pubblico dell’assessore Giovanni Amico; dalla conferenza stampa prima convocata ed inspiegabilmente annullata, a quella poi riconvocata e regolarmente avvenuta del patron Giavarini; dalla mancata conferma di Pino Rigoli alla attuale ricostituzione dei ranghi dirigenziali; dal silenzio sulle scelte tecniche all’addio di Muscat e Zibert.

Alla luce degli ultimi fatti sembra evidente che l’attuale situazione è la postuma conseguenza di quella spaccatura interna creatasi già prima di Natale 2015, in piena crisi di risultati, che vedeva contrapposti da una parte Tirri e Giavarini che difendevano a spada tratta – e a ben ricordare oltre ogni logica ragione calcistica – mister Legrottaglie, il suo staff ed suo gruppo di calciatori e dall’altra il gruppo dei soci della promozione (poi retrocessi a soci di minoranza) che sostenevano invece un cambio nella gestione tecnica della squadra, ottenendo l’inserimento di Dario Scozzari prima ed il cambio dell’allenatore poi con l’arrivo di Pino Rigoli.

Questa spaccatura non si è mai risanata. Quello scontro interno condotto con pervicacia dai soci di minoranza – cui però andrebbe riconosciuto il merito di avere forzato decisioni societarie mal digerite da chi con pieno diritto governava la società – ha prodotto un cambio tecnico che ha determinato il miracolo della salvezza. Di certo però, oltre alla permanenza in Lega Pro, quella spaccatura ha posto fine al possibile virtuoso connubio tra vecchi soci della promozione e Giavarini e Tirri.

Questo esperimento calcistico fatto a livello dirigenziale di agrigentini e licatesi era gravido di buoni propositi ma oggi è possibile dire definitivamente fallito. Certo, gli effetti di tutto questo sono stati estremamente deleteri soprattutto per aver restituito alla città, e soprattutto alla tifoseria, una immagine sbagliata della storia più recente dell’Akragas.

Non vorremmo però che questo processo di deagrigentinizzazione della società si traducesse nell'allontanamento del popolo biancazzurro dalla squadra. E' di ieri la dichiarazione del nuovo dg Nino Di Giacomo che si punta a raggiungere l'obiettivo dei mille abbonamenti all'Esseneto. E' naturalmente ciò che ci auguriamo, in attesa anche di notizie di mercato che rassicurino gli sportivi agrigentini e li spingano a sottoscrivere quegli abbonamenti che garantirebbero un appoggio indispensabile alla squadra nelle gare interne.

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