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Akragas La parola di Giavarini

Fervono le trattative per l’ingresso di nuovi soci. La dirigenza è mobilitata per risolvere i problemi di assetto societario e di finanziabilità della stagione. Dalla società non trapela nulla mentre la stampa invita ad avere fiducia. Il silenzio è prolungato e le scadenze...

di Gaetano Gucciardo - 24/06/2017

“Una squadra di calcio è una e trina - diceva William Shankly, l’allenatore che fece grande il Liverpool - e la trinità è composta dai giocatori, dall’allenatore e dai tifosi”. E i dirigenti? Gli chiesero i presenti. “Quelli no. Non fanno parte della santa trinità. Loro devono solo firmare gli assegni”. Faceva lo spiritoso Shankly e forse non aveva tutti i torti. La metafora religiosa non è del tutto inappropriata e il denaro è roba profana. Niente a che vedere col sacro. In ogni caso lui poteva permettersi queste spiritosaggini perché quando mai il Liverpool ha avuto problemi di assegni da firmare?! Quelli li hanno le società minori. Come l’Akragas.

E la sua storia è tanto intrecciata col problema degli assegni da firmare che se dovessimo indicare una cifra distintiva, una memoria che ci accomuna tutti quanti, noi che tifiamo il Gigante, sarebbe proprio la costante apprensione per la grana che, per quanto una stagione possa essere sparagnina, non basta mai. Usciamo da una annata micidiale che avrebbe spezzato l’animo ai più incalliti. Invece, non si sa neanche come, un mister di genio e un manipolo di giovani col vento dell’entusiasmo e dell’incoscienza in poppa, l’hanno resa una perla da conservare gelosamente nelle nostre memorie biancazzurre.

Ma non dobbiamo dimenticarcelo: l’Akragas è stata prossima al fallimento. È costata troppo l’anno scorso e quest’anno, in conseguenza di vicende poco chiare ma che comunque hanno messo a dura prova la motivazione del patron Giavarini, ha dovuto, a metà stagione, rivedere drasticamente i propri programmi di spesa. A gennaio i discorsi che si facevano erano che avremmo proseguito con la Berretti e che il destino era sostanzialmente segnato. E invece non era segnato affatto. Non lo è stato per i miracoli dei ragazzi coi calzoni ma non lo è stato soprattutto perché Giavarini ha coperto le spese quando aveva annunciato che, invece, non voleva più saperne.

Perché lo ha fatto? Si dirà perché altrimenti ci avrebbe rimesso la fideiussione o perché ci avrebbe rimesso il contributo della Lega per l’impiego dei giovani. Sarà. Ma per quel poco che conosciamo Giavarini, anche in virtù dei numerosi sfoghi ai quali si è lasciato andare nel corso delle due stagioni da quando è all’Akragas, sappiamo che egli è un passionale. E ci tiene alla propria reputazione. Io credo che quando a gennaio annunciò il proprio disimpegno debba essere accaduto qualcosa o debba avere scoperto qualcosa che ne ha tradito la fiducia. Si sarà sentito ferito. Poi, quando ha visto che, senza di lui, la barca affondava e che, paradossalmente, la responsabilità sarebbe stata sua, c’ha ripensato. Ha ripreso a pagare gli stipendi consentendo alla squadra di proseguire il campionato e di compiere il miracolo della salvezza. Giavarini ha mantenuto la parola. Lo dico proprio perché a gennaio me l’ero presa con lui e lui se ne era risentito: Giavarini è uomo di parola. Ricordiamocelo.

Adesso fervono le trattative per l’ingresso di nuovi soci. La dirigenza è mobilitata per risolvere i problemi di assetto societario e di finanziabilità della stagione. Ma dalla società non trapela nulla. Qualche servizio giornalistico invita ad avere fiducia ma il silenzio è prolungato e le scadenze si approssimano senza che si veda la fumata bianca. E dunque noi tifosi rimaniamo in ansia. È perciò il caso di creare un momento collettivo che costituisca un segnale chiaro e inequivoco di attaccamento alla società e di sostengo alla dirigenza. Dobbiamo mostrare di esserci.

Martedì è stata indetta una manifestazione davanti all’Esseneto per le 20.30. Lasciamo stare pantofole e divano e qualunque altro impegno. Ne va della nostra passione biancazzurra. Andiamoci! Tutti! Dobbiamo essere tanti e tutti animati da spirito positivo. Non facciamoci dire: “Dov’eri quando dovevamo farci sentire? Se non c’eri, non puoi parlare né ti puoi lamentare”. Non facciamoci dire che è stata l’inerzia, la passività, l’ignavia giurgintana a contribuire al verificarsi di quello che tutti scongiuriamo. L’inerzia è degli altri. Non di noi che tifiamo Akragas, ché ci vuole coraggio!

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