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Domenico Modugno
Documenti Il discorso di Modugno in aula per l'elezione del sindaco di Agrigento

Da consigliere della Lista per Agrigento in aula Sollano denunciò i meccanismi che avevano caratterizzato la politica agrigentina, sostenendo che solo una programmazione puntuale avrebbe potuto donare alla città i risultati concreti

- 06/08/2016

Seduta comunale del 28 giugno 1990. All'ordine del giorno l'elezione del sindaco che allora non veniva eletto direttamente dai cittadini, ma dal Consiglio comunale. Domenico Modugno in un lungo intervento in aula Sollano denunciò i meccanismi che avevano caratterizzato la politica agrigentina, sostenendo che solo una programmazione puntuale avrebbe potuto donare alla città i risultati concreti.
 

 
"Colleghi, io credo che la discussione che abbiamo avviato per l'elezione del sindaco sia viziata da un errore di fondo. Mi viene infatti spontaneo chiedere: un sindaco sì, ma per fare cosa? Non credo che con questo sistema elettorale il sindaco di una città possa essere considerato espressione dei cittadini. Il sindaco è dunque espressione di un consiglio comunale e delle logiche che governano quel Consigli comunale. Il gioco si semplifica, purtroppo, quando come nel nostro caso un partito la maggioranza assoluta.
 
Il sindaco, per una logica che spesso non è politica ma aritmetica, è l'espressione delle logiche interne di quel partito, della suddivisione dei poteri, della gestione delle tessere, delle alleanze sugli accordi mascherate in alleanze sulla politica. Se così non fosse non assisteremmo al vergognoso gioco dei quattro cantoni tra provincia, regione, comune ed U.S.L..  Se così non fosse ciascuna di queste istituzioni risponderebbe ad una logica propria, mentre invece tutto è governato dalla stessa logica, cioè dalla lottizzazione.  
 
Scusate questa premessa ma ritengo importante ribadire che, seppur in astratta teoria, il Consiglio è sovrano e dovrebbe essere estraneo alle scelte che vengono maturate nelle segreterie di partiti o in sedi extraistituzionali. Quindi la prima cosa che dobbiamo chiarirci non è chi farà il sindaco, ma quale sarà il programma e come si intende realizzarlo. È infatti evidente che un sindaco può essere ottimo per un programma e magari non per un altro. E' altrettanto evidente che la realizzazione di un certo programma necessita di accordi politici che possono portare all'elezione di un sindaco. Questo sindaco sarebbe ben diverso da quello che il partito di maggioranza assoluta potrebbe esprimere da solo. 
 
Dunque colleghi, dobbiamo rivendicare il diritto di tutto il Consiglio di discutere del programma. Io credo che dopo le elezioni sia giusto ed onesto dibattere prima delle cose che si intendono realizzare nel prossimo quinquennio. Credo che la risposta da dare immediatamente agli elettori sia quello dell'avvio immediato del dibattito che deve portare ad alcune soluzioni su problemi contingenti.
 
Io voglio sapere che cosa si intende fare e quali sono le priorità. Credo in particolare che la Democrazia cristiana non possa esonerarsi dalla responsabilità di sottoporre al Consiglio un programma ce presenti una priorità d'interventi. Anzi, se le parole dette in campagna elettorale avessero un senso, questo programma dovrebbe essere già sui banchi. Invece su questo fronte si scantona, si rimanda. Mi chiedo, e vi invito a darmi una risposta, cosa oggi i cittadini di Agrigento possono realisticamente aspettarsi dalla vostra maggioranza rafforzata.
 
Dire cosa si vuole fare è dunque fondamentale ma lo è altrettanto stabilire in che tempi si vogliono realizzare questi progetti. Dobbiamo uscire dalla logica del "si farà" e dobbiamo iniziare a programmare esattamente i nostri interventi. Tutti voi sapete quanto i ritardi delle pubbliche amministrazioni siano funzionali ad operazioni speculative. Indirettamente, quindi, si può ottenere un controllo sulle opere pubbliche e sugli appalti anche attraverso un controllo dei tempi di realizzazione e consegna di queste. Questo significa controllare la moralità degli amministratori, significa offrire alla gente uno specchio della propria onestà.
 
L'urgenza dei problemi che abbiamo di fronte necessita di individuare una strategia precisa non derogabile. Con molta probabilità occorrerà avviare rapporti nuovi con la Regione, rapporti che non ricalchino quelli del passato, tutti basati sul clientelismo. Occorrerà individuare nuove fonti finanziarie, penso a sovvenzioni straordinarie, o a nuove aperture di credito. Sarà possibile ciò solo se i nostri lavori e le nostre decisioni saranno caratterizzate da massima trasparenza. 
 
È inutile che io qui indichi le cose da fare: l'acqua, il Centro storico, la Valle dei templi... Sembra di  snocciolare un rosario di passione. Noi della Lista per Agrigento siamo costretti a cedere a voi l'onore e l'onere di stabilire il programma.
 
Ricordatevi però che noi, allo stesso modo, consideriamo un onore e un onere il nostro ruolo di opposizione. Vi garantiamo che questo sarà un Consiglio particolarmente attento alle delibere, tagli, accordi e alla realizzazione dei programmi. Personalmente sono qui per portare fuori dall'ambito locale i problemi di questa città. Sono qui per cercare altrove, se sarà necessario, le forze per risolvere questioni irrisolte da decenni. In una qualche misura avete l'opportunità di utilizzarmi. Certo, non sono disposto a compromessi. Scegliete dunque qual è la via da percorrere e quella che vi consente di gestire tutto in prima persona che sino ad oggi è stata fallimentare o quella dell'allungamento della responsabilità. Non mi si fraintenda, non vogliamo condividere la gestione. Vogliamo però confrontarci sulle scelte da attuare e vorremmo essere sicuri che da parte vostra ci sia un ascolto attento e non una preclusione ideologica.
 
Ora, senza minimante voler contestare le prerogative della Democrazia cristiana, credo che noi si debba azzardare la scommessa di eleggere un sindaco che, se pur di una precisa parte politica, rappresenti tutta la città. Per fare questo la prima cosa che occorre chiedere è l'estraneità di questo candidato da ogni compromesso".

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