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Palazzo Celauro, foto di Fabio Florio
La Girgenti di Goethe Da Palazzo Celauro "uno spettacolo imponente"

Da quei balconi, nel 1787, si poteva godere di una vista mozzafiato: la Valle dei templi e il mare. Quella che fu per pochi giorni la dimora di Goethe si affacciava su una piazza e non aveva di fronte i palazzi che oggi cingono la via Atenea

di Debora Randisi - 25/04/2017

“Mai visto in tutta la mia vita uno splendore di primavera come stamattina al levar del sole”. Così Johann Wolfgang von Goethe nel suo diario di viaggio, esattamente 230 anni fa, iniziava a descrivere i suoi giorni trascorsi a Girgenti. Immaginare quei luoghi a quel tempo, ovvero alla fine del Settecento, richiede uno sforzo di fantasia tanto notevole quanto affascinante.

Poiché non vi erano alberghi, Goethe e il suo compagno di viaggio, il pittore Christoph Kniep, furono ospitati da una famiglia nobiliare a Palazzo Celauro, uno dei palazzi barocchi più belli della città in cui, si dice, soggiornò decenni dopo anche l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe.

La dimora girgentina di Goethe nelle splendide foto di Fabio Florio

Ai due furono assegnati “un’alcova un po’ sollevata in un grande stanzone”, scrive il poeta tedesco. Erano giorni di aprile, dal 23 al 28, e non c’è dubbio – a legger le parole del diario – che da quei balconi, nel 1787, si poteva godere di una vista mozzafiato.

Un tempo infatti Palazzo Celauro si affacciava su una piazza e non aveva di fronte i palazzi che oggi cingono la via Atenea. È da lì che Goethe potè godere la vista di “uno spettacolo imponente”, la Valle dei templi e il mare. 

All’esterno il palazzo si mostra oggi nella sua bellezza sfiorita e decadente, come documentano le belle foto di Fabio Florio. Poco e nulla si è conservato al suo interno, ormai tutto riammodernato. Dove oggi c’è una gioielleria vi era la stalla. Al piano rialzato le stanze della fanteria, quei locali oggi sono chiusi e abbandonati ma pare conservino ancora un tetto in legno originale decorato. Nell’ultimo piano vi stavano i domestici, mentre i piani nobiliari erano quelli con splendidi balconi.

Il palazzo, dopo la rovina della famiglia Celauro, è stato venduto e appartiene adesso a dieci diversi proprietari. Dal 2005, nelle stanze in cui soggiornò Goethe, vi è il b&b Villa Goethe, un posto che sa ancora ispirare. È quell’atmosfera che chiede di essere indagata alla ricerca di una qualche traccia di passato che rende, ancora oggi, quegli spazi un luogo speciale. Gabriella Di Caro e il marito Nicolò Madonia ci mostrano il loro appartamento che è anche la casa in cui vivono.

Di quel tempo si conservano ancora delle piastrelle originali e antichi alberi di agrumi custoditi nel grazioso giardinetto interno. I tendaggi sono verdi, così come li descrive il drammaturgo tedesco. “In questi anni abbiamo ospitato artisti e viaggiatori che ripercorrevano i luoghi di Goethe, ricordiamo particolarmente un professore tedesco che è stato qui per quattro giorni, proprio come il poeta tedesco”.

Nei giorni agrigentini Goethe, guidato da un “bonario pretino secolare”, don Michele Vella, visitò dapprima la città e solo il secondo giorno la Valle dei templi e ogni monumento dell’area archeologia. Nei giorni a seguire scoprì tra le mura della città e il mare il tempio divenuto chiesa cristiana (probabilmente Demetra), visitò il duomo, le tombe scavate nella roccia. Goethe osservava la fauna e la vegetazione di quella terra a lui straniera.  Il suo sentire tipico dell’esteta tedesco di cultura classica è lontanissimo dal sentire dell’uomo di oggi. E nelle sue poche pagine di diario, oltre ai templi e al paesaggio, descrive le colture di fave, di lino e di avena e il sapore dei maccheroni girgentani.  

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